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Partiti e movimenti antipolitici nell'Italia degli anni Novanta

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Marconi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Paolo Turi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

Dagli anni ’90 nella stampa, nella letteratura scientifica, nei discorsi di tutti i giorni si parla sempre più frequentemente di antipolitica, spesso senza chiarirne il significato.
In Italia le espressioni antipolitiche hanno preso piede soprattutto a causa dei mancati obiettivi di risanamento economico dei conti dello Stato e dello snellimento della macchina amministrativa, ma in particolare dopo lo scandalo di Tangentopoli che ha travolto un’intera classe dirigente ed i partiti che avevano governato il nostro Paese per 50 anni.
Contemporaneamente, in tutta Europa sin dagli anni ’70, ma in modo particolare dagli anni 80, sono sorti partiti e movimenti che si richiamano a sentimenti di forte critica delle ideologie e delle istituzioni, come il partito del progresso in Danimarca o il Fronte nazionale in Francia. In seguito, negli anni ’90, il voto per questi partiti è cresciuto fino a mettere in serie difficoltà e quindi costringere i partiti tradizionali a doversi misurare e competere con questi tipi di partiti. In Italia queste organizzazioni sono cresciute a tal punto da imporsi come maggioranza relativa e i tentativi dei partiti tradizionali di misurarsi con essi sono prevalentemente falliti.
In questo lavoro di tesi si è proceduto quindi a chiarire cosa sia l’antipolitica anche nelle sue origini, in particolare nella accezione a noi contemporanea, analizzando le sue diverse forme prodotte in Europa dagli anni ’70 in avanti.
Successivamente, concentrando l’attenzione sul caso italiano, ho indagato sulla diffusione e le caratteristiche del fenomeno anche nel più grande ambito del rapporto degli italiani con la politica e quindi classificando i vari sentimenti maggiormente diffusi, poi ho approfondito lo studio delle caratteristiche antipolitiche dei partiti e movimenti antipolitici sviluppati soprattutto negli anni ‘90 ma anche nell’attuale decennio. Nell’ultimo capitolo poi si è cercato di analizzare le caratteristiche dell’antipolitica.
A conclusione di questa indagine ho appreso che l’antipolitica è un fenomeno che ormai tutte le democrazie occidentali devono tenere in considerazione in maniera crescente. Tanto più nel caso italiano in cui l’antipolitica ha potuto svilupparsi in modo più vigoroso e consistente non solo a livello di sentimenti della gente comune, ma anche per quanto riguarda la quantità di partiti e movimenti che hanno potuto svilupparsi in modo così vigoroso.
Partiti e movimenti antipolitici che criticano “senza distinzioni” i partiti tradizionali, la politica e le istituzioni. Studiando le caratteristiche di queste organizzazioni si scopre che c’è un diverso approccio alla politica in questi movimenti e partiti e che specificatamente in Italia si possono classificare come soggetti di destra e di sinistra.
Nella prima categoria possiamo annoverare partiti come Alleanza Nazionale, Lega Nord e Forza Italia. In quella di sinistra possimo includere la Rete di Leoluca Orlando, il partito di Di Pietro, i Girotondi, il Movimento dei movimenti, il movimento del comico Beppe Grillo e anche molti comitati ecologisti. Questi movimenti e partiti, differentemente dai primi, si caratterizzano per una richiesta di un’estensione della democrazia dal basso. Sul piano organizzativo, questi movimenti si caratterizzano per un minore verticismo e formalità, valorizzando perlopiù il momento assembleare e di protesta di piazza, oppure si caratterizzano per una domanda di maggiore moralità e trasparenza della politica. A differenza dell’antipolitica di destra essi si caratterizzano anche per le loro proposte che mirano a ridare maggior vigore alle istituzioni.
L’antipolitica oggi quindi si è sviluppata in varie forme anche contrapposte tra loro e a livello sociale si è diffusa in tutti gli strati della popolazione.
Le strade per un ritorno a una maggiore popolarità della politica non sono facilmente praticabili, ma forse una di esse potrebbe essere data da Internet e la sua interattività.

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Introduzione La parola ‘antipolitica’ ricorre sempre più frequentemente sulla stampa, nei mass-media, nei discorsi dei politici e dei cittadini. Spesso il termine è associato o confuso con altre espressioni come disaffezione politica (Torcal e Montero 2006), disincanto (Cantarano 2000), sfiducia (Mannheimer 2003), apatia politica (Pasquino 2002), populismo (Taggart 2000), impolitica (Donolo 2000) o qualunquismo (Tarchi 2003). Il sentimento di antipolitica si è progressivamente diffuso sin dagli anni ‘70 con il progressivo distacco dei cittadini dalla politica e che si è imposto più marcatamente negli anni 80 con gli atteggiamenti di alcuni politici come Craxi e i suoi appelli all'efficienza o da Marco Pannella e la sua protesta contro la partitocrazia sino alla più esplicita manifestazione antipolitica anche attiva da parte dei cittadini degli ultimi anni (Mastropaolo 1999). Si pensi ad esempio alla protesta del lancio delle monetine al leader del Partito Socialista Craxi il 30 Aprile 1993 o alla nascita di partiti come Forza Italia o movimenti come i Girotondi. Il fenomeno però è ben più globale e si è sviluppato soprattutto in Europa e negli Stati Uniti con il progressivo sgretolamento del mondo diviso in due blocchi e il suo carico di scontro politico e coinvolgimento popolare (Mete 2008). Anche nei sondaggi dagli anni ‘70 ad oggi emerge un progressivo distacco dalla politica (Ibidem). In un recente sondaggio di Gipieffe (2008) all'affermazione “le grandi organizzazioni a carattere nazionale hanno dimostrato di non essere in grado di risolvere i problemi reali delle persone” ben il 72% dei cittadini italiani ha 2

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Parole chiave

antipartitismo
antipolitica
movimenti
novanta
partiti
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sociologia

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