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La tutela della salute nell’ordinamento multilivello. Nuovi modelli di Welfare per l’attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione.

La riforma costituzionale introdotta con la legge 18 ottobre 2001, n. 3, che ha modificato il Titolo V, parte seconda, della Costituzione, ha inciso profondamente sui rapporti tra Stato, Regioni ed enti locali. In particolare, rovesciando l’impostazione del testo originario, il nuovo art. 117 ha introdotto un innovativo criterio di ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni: infatti, mentre lo Stato conserva il potere legislativo in quelle materie che non devono subire differenziazioni a livello territoriale, alle Regioni è affidato il compito di legiferare in tutti gli ambiti che non rientrano nella sfera d’azione dello Stato.
Come molti autori hanno evidenziato nel corso degli anni successivi alla riforma, la forte devoluzione delle competenze statali agli enti territoriali, non riguarda soltanto la forma organizzativa della Repubblica, ma incide anche sulla realizzazione di quei diritti fondamentali, sanciti nella prima parte della Costituzione. A tal proposito, nelle materie di competenza legislativa statale, sono stati introdotti alcuni “strumenti”, tra i quali la clausola dei livelli essenziali delle prestazioni, finalizzati a garantire e tutelare tutte quelle posizioni giuridiche soggettive che non devono subire differenziazioni tra un territorio e l’altro, a prescindere dal tipo di ripartizione dei poteri di governo.
Il diritto alla salute, sancito dall’art. 32 Cost. come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” e considerato nelle sue due accezioni di diritto di libertà e diritto alle prestazioni, è compreso in queste situazioni giuridiche di cui lo Stato intende assicurare le prestazioni in modo uniforme su tutto il territorio nazionale anche, e soprattutto, in seguito al decentramento realizzatosi con la riforma del Titolo V: da un lato fissando i principi fondamentali ai quali il legislatore regionale deve attenersi nell’esercizio delle sue potestà, dall’altro, definendo il livello minimo i base al quale tali prestazioni sanitarie devono essere erogate a tutti i cittadini della Repubblica indipendentemente dal loro luogo di residenza.
In questo conteso, un ruolo decisivo, sia per quanto riguarda la tutela dei diritti fondamentali che per quanto concerne il corretto espletamento dei poteri ripartiti tra Stato e Regioni, spetta alla Corte Costituzionale che attraverso le sue decisioni si fa interprete delle nuove disposizioni costituzionali.

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Parte I I.1 la tutela del diritto alla salute nella Costituzione italiana Il diritto alla salute viene affermato da numerose carte costituzionali nazionali e si trova espresso come diritto fondamentale di ogni individuo nella Dichiarazione Universale Dei Diritti dell’Uomo del 1948. In particolare l’art. 25 sancisce il diritto “ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della propria famiglia”. Inoltre il Preambolo dell’atto costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 1948 contiene alcune enunciazioni di principi che sono indicati come “fondamentali per la felicità, per armoniose relazioni e per la sicurezza di tutti i popoli”. Tra questi, la salute, intesa come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non solo come assenza di malattia, costituisce “un diritto fondamentale di ogni essere umano senza distinzioni di razza, religioni, opinioni politiche, condizione economica o sociale” ed è considerata “una condizione fondamentale per la realizzazione della pace e della sicurezza e dipende dalla più completa collaborazione tra gli individui e tra gli Stati”. Il diritto alla salute assume rilevanza giuridica con il Patto Internazionale delle Nazioni Unite sui diritti Economici, Sociali e Culturali del 1966, laddove si stabilisce l’obbligo per ogni Stato partecipante di riconoscere a ogni individuo il diritto “a godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che sia in grado di conseguire”. 1 1 L’art. 12, comma 2 e 3, prevede che le misure che “gli Stati parti del presente Patto dovranno prendere per assicurare la piena attuazione di tale diritto comprenderanno quelle necessarie ai seguenti fini: a) la diminuzione del numero dei nati-morti e della mortalità infantili, nonché il sano sviluppo dei fanciulli; b) il miglioramento di tutti gli aspetti dell’igiene ambientale e industriale; c) la profilassi, la cura e il controllo delle malattie epidemiche, endemiche, professionali e d’altro genere; d) la creazione di condizioni che assicurino a tutti servizi medici e assistenza medica in caso di malattia. 3

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Stefania Calzolari Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

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