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Disturbi del comportamento, fenomeni aggressivi e fattori di rischio. Un'indagine della corrispondenza tra letteratura e dati clinici di un'ASL del Piemonte.

Questo lavoro nasce dall’interesse di individuare, attraverso un parallelismo tra la letteratura e la casistica clinica, i principali fattori di rischio insiti nell’ambiente familiare e socio-culturale di quei bambini, in particolare, che manifestano, in alcuni casi sin dalla più tenera età, disturbi comportamentali quali il disturbo della condotta o il disturbo oppositivo provocatorio, siano essi “puri” o accompagnati da altre manifestazioni sintomatiche.
Occuparsi, quanto più tempestivamente possibile, dei “disturbi da comportamento dirompente”, così definiti dal DSM-IV (APA, 1994), è particolarmente importante alla luce del fatto che tali disturbi costituiscono, nella gran maggioranza dei casi, i precursori dei fenomeni di aggressività e di violenza (che, nei casi peggiori, possono spingersi fino al compimento di veri e propri atti delinquenziali) commessi da parte degli adolescenti e degli adulti, oltre che dei disturbi di personalità del Cluster B del DSM-IV, primo fra tutti il disturbo antisociale di personalità.
Il lavoro svolto è stato suddiviso in due parti principali: una prima parte, fondamentalmente dedicata alla rivisitazione della nosografia e alla letteratura relative
ai principali disturbi del comportamento infantile, per i quali è stata proposta un’indagine dei più importanti fattori di rischio connessi alle caratteristiche socio-culturali e agli aspetti ambientali, principalmente relativi al ruolo giocato dal contesto familiare nell’influenzare lo sviluppo di tali problematiche infantili, e una seconda parte, consistente nella presentazione di una ricerca condotta su un campione clinico dei distretti 1, 8, 9 e 10 dell’A.S.L. Torino 1, campione che raccoglie un gruppo di soggetti di età compresa tra 0 e 18 anni (età media 8 anni) che, ad un’indagine dell’anno 2006, hanno presentato, come diagnosi principale, un disturbo tra quelli definiti dall’ICD-10 come “Sindromi e disturbi comportamentali e della sfera emozionale con esordio abituale nell’infanzia e nell’adolescenza”, tra cui si è scelto di soffermare l’attenzione, in particolare, sui Disturbi della Condotta (codici F91.-) e sui Disturbi Misti della Condotta e della Sfera Emozionale (codici F92.-).

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I PREMESSA «I bambini “a rischio” sono coloro che sfuggono ad una distinzione bipolare della popolazione tra normalità e patologia, che si collocano al confine e che sembrano camminare su di un filo: emettono segnali di disagio che fanno temere per il loro futuro, ma sfuggono ad una definizione nell’hic et nunc» (Levi, 1998). Così Levi (1998) definisce il concetto di rischio relativo all’età infantile, e proprio di bambini a rischio si parlerà in questo lavoro; lavoro che nasce dall’interesse di individuare, attraverso un parallelismo tra la letteratura e la casistica clinica, i principali fattori di rischio insiti nell’ambiente familiare e socio-culturale di quei bambini, in particolare, che manifestano, in alcuni casi sin dalla più tenera età, disturbi comportamentali quali il disturbo della condotta o il disturbo oppositivo provocatorio, siano essi “puri” o accompagnati da altre manifestazioni sintomatiche. Come puntualizza Levi (1998), sovente i bambini e gli adolescenti incontrano difficoltà nel riconoscere le proprie sofferenze come problematiche e a richiedere aiuto; non meno difficile è, per un adulto, spesso condizionato dagli stereotipi socio-culturali cui è soggetta la malattia [e, aggiungerei, in particolare quella psicologica], riconoscere e saper accogliere la sofferenza di un bambino o di un ragazzo (Levi, 1998). A causa di queste difficoltà, spesso il ricorso ai servizi di competenza arriva molto tempo dopo l’esordio sintomatico; in questo modo l’intervento precoce è precluso e gli operatori possono agire soltanto quando i disturbi, come dice ancora Levi (1998), sono ormai già strutturati e stabilizzati e può essere quindi più difficile e costoso agire a livello della modificazione del percorso evolutivo (Levi, 1998). Occuparsi, quanto più tempestivamente possibile, dei “disturbi da comportamento dirompente”, così definiti dal DSM-IV (APA, 1994), è particolarmente importante alla luce del fatto che tali disturbi costituiscono, nella gran maggioranza dei casi, i precursori dei fenomeni di aggressività e di violenza (che, nei casi peggiori, possono spingersi fino al compimento di veri e propri atti delinquenziali) commessi da parte degli adolescenti e degli adulti, oltre che dei disturbi di personalità del Cluster B del DSM-IV, primo fra tutti il disturbo antisociale di personalità. Il lavoro che segue sarà suddiviso in due parti principali: una prima parte, fondamentalmente dedicata alla rivisitazione della nosografia e alla letteratura relative

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Anna Allocca Contatta »

Composta da 217 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2829 click dal 18/03/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.