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Problemi di affidabilità dei contenuti generati dagli utenti nel Web 2.0. Un'analisi del caso ''Wikipedia''.

Questo lavoro ha come obiettivo un'analisi critica del fenomeno che contraddistingue il Web dei nostri giorni: i contenuti generati dall'utente.

Oggi, quando si cercano informazioni attraverso il sempre più diffuso strumento del motore di ricerca (come ad esempio Google), ci si imbatte in un elenco di risultati, si dà una rapida occhiata a quello che meglio sembra essere pertinente alla ricerca (e alle parole chiave che si sono usate) e ci si avventura verso la destinazione scelta, raramente ponendosi domande sulla tipologia di pagina Web a cui si verrà indirizzati.

E' bene allora sottolineare l'importanza di queste domande, che invece ci si dovrebbe fare ogni volta: perché Google, ascoltata la nostra domanda, ci ha consigliato proprio queste pagine? Di che tipo di siti Web si tratta? Che tipo di contenuti si troveranno in queste pagine, una volta raggiunte? Chi ha pubblicato questi contenuti? E infine, quello che si trova è affidabile?

Quello che accade spesso è che, «per la maggior parte degli argomenti (cercati), quello che porta a una voce di Wikipedia è il primo collegamento che appare fra i risultati di un motore di ricerca, ma non necessariamente il migliore disponibile».

Con l'ampia diffusione di nuove tecnologie che rendono sempre più facile e veloce la creazione e pubblicazione online di contenuti da parte di un sempre maggior numero di utenti, aumentano proporzionalmente le probabilità che si hanno, quando si naviga, di imbattersi in materiale non filtrato, validato o verificato.

La necessità è quindi quella di capire, dopo un breve sguardo all'ambiente del Web 2.0 e ai meccanismi che portano queste pagine ad essere le prime nei risultati e quindi le più visitate, se e quali informazioni possono essere considerate davvero valide e utilizzabili. Nel secondo capitolo, riguardante le considerazioni sull'affidabilità dei nuovi contenuti, si analizzano quindi i fattori principali che non consentono di dare piena fiducia ai contenuti del Web per come si presenta oggi, e che richiedono all'utente in cerca di informazioni in Rete di valutare con occhio critico e verificare tutto ciò che trova.

Un caso molto interessante, che si è deciso di analizzare, è quello di Wikipedia, «l'enciclopedia libera» che vuole essere una risorsa di informazioni per chiunque e fatta da chiunque. E' importante considerare quali sono le logiche del suo funzionamento, su che tipo di principi filosofici si basa, quali sono gli aspetti critici derivanti dalla dichiarata libertà del suo contenuto e, infine, quali sono gli attuali approcci risolutivi principali ai problemi che la sua consultazione pone.

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Introduzione Questolavorohacomeobiettivoun’analisicriticadelfenomenochecontrad- distingue il Web dei nostri giorni: i contenuti generati dall’utente. Oggi,quandosicercanoinformazioniattraversoilsemprepiùdiffusostru- mento del motore di ricerca (come ad esempio Google), ci si imbatte in un elenco di risultati, si dà una rapida occhiata a quello che meglio sembra essere pertinente alla ricerca (e alle parole chiave che si sono usate) e ci si avventura verso la destinazione scelta, raramente ponendosi domande sulla tipologia di pagina Web a cui si verrà indirizzati. E’ bene allora sottolineare l’importanza di queste domande, che invece ci si dovrebbe fare ogni volta: perché Google, ascoltata la nostra domanda, ci ha consigliato proprio queste pagine? Di che tipo di siti Web si tratta? Che tipo di contenuti si troveranno in queste pagine, una volta raggiunte? Chi ha pubblicato questi contenuti? E infine, quello che si trova è affidabile? Quello che accade spesso è che, «per la maggior parte degli argomenti (cercati), quello che por- ta a una voce di Wikipedia è il primo collegamento che appare fra i risultati di un motore di ricerca, ma non necessariamente il 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Fabio Sozza Contatta »

Composta da 273 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1287 click dal 19/03/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.