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Origine, Chiusura Sociale e Funzione Della Cavalleria Medievale

Sulla cavalleria medievale è stato ormai scritto tutto. Forse si è addirittura scritto troppo. La volontà di questo lavoro non è, dunque, quella di scoprire qualcosa di nuovo, bensì quella di cercare di riordinare le idee a proposito di un argomento tanto inflazionato nell’immaginario comune quanto poco studiato e poco conosciuto nei suoi tratti caratterizzanti. Non si tratta solo di pigrizia o di pressapochismo. È la materia da trattare che è difficile in se stessa. Le fonti sono scarne e non sempre imparziali, le origini della cavalleria piuttosto oscure, i pareri degli storici spesso discordanti. Nondimeno, basandosi sui fondamentali studi effettuati da maestri del genere si può giungere ad una conoscenza approfondita del fenomeno cavalleresco in Europa tra il X e il XII secolo. Il grande e ancora insuperato lavoro di Marc Bloch, La società feudale, ha svolto la funzione di base per il mio studio della società medievale nella quale comparvero i cavalieri. Stesso ruolo fondamentale ha avuto anche Lo specchio del feudalesimo di Georges Duby, del quale ho utilizzato, per interessantissimi spunti, anche Guglielmo il Maresciallo. L’avventura del cavaliere, e dove lo storico francese, ripercorrendo la vita di questo cavaliere in particolare, getta una luce generale sull’epoca trattata. Devo però dire che lo scheletro di questa mia tesi sono le due importantissime e recenti opere di Jean Flori (Cavalieri e cavalleria nel Medioevo e La cavalleria medievale) che con tratti semplici e chiari cercano di delineare i vari aspetti della storia dei cavalieri nel Medioevo. Per riferimenti più precisi rimando alla bibliografia. Dalla collazione delle opere di questi tre maestri, alcuni altri autori per i quali rimando alla bibliografia – e magari anche con qualche spunto autonomo – ho cercato di ottenere un risultato il più possibile esaustivo, cercando comunque di mantenere un livello di chiarezza tale da rendere accessibile il mio lavoro ai più.
Sono partito cercando di delineare le origini della cavalleria medievale. Questo è stato senz’altro il compito più arduo, poiché esse si perdono negli ordinamenti dell’Antica Roma, ma soprattutto prendono spunti dalle popolazioni “barbariche” a cui essa fece da sostrato. Ma la cavalleria così come noi la intendiamo appare tra X e XI secolo, proprio nel momento in cui l’Europa vede l’indebolirsi dei grandi poteri centrali a discapito dei principati territoriali. È esattamente in questo periodo che compaiono questi “soldati a cavallo”, che non combattono più come gli altri, vestiti e “addobbati” diversamente dagli altri.
Di questo ho parlato nella seconda parte della tesi, così come ho cercato di porre l’accento su coloro che divennero, o ai quali fu concesso diventare cavalieri. Infatti, con il passare del tempo si denota una chiusura sociale all’ingresso nella cavalleria, che finisce per perdere una sua peculiarità funzionale per assumerne una sociale. In altre parole a partire dal XII secolo la cavalleria tende a diventare un “accessorio” della nobiltà. Non tutti i nobili sono cavalieri, ma tutti i cavalieri sono nobili. Ho riservato poi un capitolo alla pratica dei tornei, importante allenamento e “vetrina” per i partecipanti e un capitolo al rapporto tra i cavalieri e il gentil sesso, comprese le complesse strategie matrimoniali. A questi ho ricollegato un capitolo sulla letteratura cavalleresca, che mi pare contenere, in particolare, indizi e testimonianze proprio a proposito di amori e giostre, anche per sottolineare le profonde differenze che come sempre c’erano tra mito e realtà. In altri termini spesso i testi letterari erano dei “manuali” di comportamento per i cavalieri e la fioritura stessa di questi manuali sta a significare a contrariis che il reale comportamento dei milites era ben meno prode e gentile.
Nella terza parte ho cercato di fare una rassegna delle principali funzioni della cavalleria. In primo luogo la funzione militare, ma nondimeno ho sottolineato la fondamentale funzione spirituale, collegando questa allo stretto rapporto con la Chiesa, con la quale l’ordine dei cavalieri ha mantenuto una dialettica sempre piuttosto accesa. A questo proposito è stato d’obbligo scrivere un capitolo sulle crociate. Ho, infine, concluso la tesi sottolineando la “missione” della quale era stata investita la cavalleria e quella di cui essa stessa si sentiva portatrice e custode. Una funzione protettrice in senso stretto, ma anche una funzione universale.

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4 Prefazione Non posso negare che fin dall’infanzia mi si illuminavano gli occhi pensando al cavaliere medievale. In quegli occhi di ragazzino passavano in veloce rassegna tutte le immagini proposte dal cinema, dalla televisione e da alcuna letteratura per l’infanzia a proposito di prodi condottieri, belli, alti e ricchi, che sfoderata la spada difendevano a costo della vita il debole di turno, assicurandosi senza ombra di dubbio la vittoria ed ottenendo, grazie a questa, svariati onori e la desiderata preda: la pulzella pronta ad effusioni amorose. In altri casi il cavaliere mostrava le sue impareggiabili doti in un torneo e anche qui amore e onore erano tutti per lui. In questa generalizzazione mediatica, finivano accomunati mito e realtà: Carlo Magno con Re Artù, Robin Hood con Riccardo Cuor di Leone. Questi cavalieri non avevano età, non avevano tempo, non nascevano e non morivano: erano dei miti. Devo confessare, non senza un velo di vergogna, che con il passare del tempo la situazione non migliorò poi di tanto. Per l’uomo comune, infatti, non è affatto facile levare le gambe da questa melma, da questa massa informe e indecifrabile che è diventata lo stereotipo della cavalleria. Per capirci qualcosa è assolutamente necessario uno studio approfondito. Ho avuto la fortuna di affrontare questo passo grazie al professor Lorenzo Paolini e alle sue lezioni di storia medievale presso la Facoltà di Lettere a Bologna. Ritengo che la fortuna di affrontare temi storici da un punto di vista “letterario” sia molteplice. Da un lato certamente si dovrà mettere in secondo piano la cronistoria dei fatti, senza peraltro dimenticarsela, ma dall’altra si potrà avere l’onore di studiare e di approfondire, non solo la data, i vincitori e gli sconfitti della tale o tal’altra battaglia, ma si potrà anche cercare di approfondire le psicologie dei protagonisti – e anche delle comparse – di questa storia. Solo in questa maniera si potranno veramente capire gli accadimenti storici di una data epoca.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valerio Bertuccioli Contatta »

Composta da 135 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.