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«Cinque per sei». Il progetto bontempelliano per una biblioteca del “realismo magico”.

Informazioni tesi

  Autore: Lisa Bertollo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Carla Gubert
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 354

Le indicazioni offerte da Bontempelli ai novecentisti che si accingono a scrivere opere di “realismo magico”, non sono molto chiare. Egli si limita a riferire che si deve accontare il sogno come se fosse realtà, e la realtà come se fosse un sogno, un suggerimento sfuggente ma in linea con le intenzioni del Novecentismo che non può avere una poetica, ed è lontano al possibile da quello che si chiama scuola.Il disegno bontempelliano non si ferma a questo abbozzo teorico ma si struttura in un vero e proprio progetto, una biblioteca.In particolare ci siamo soffermati sul primo gruppo di romanzieri che abbiamo considerato il più importante e significativo per la presenza tra l'altro di Bontempelli, e che annovera: Corrado Alvaro, Antonio Aniante, Marcello Gallian, Gian Gaspare Napolitano e Pietro Solari. Al tempo della loro collaborazione alla rivista «900», questi scrittori erano poco più che ventenni, provenienti da realtà e da percorsi professionali diversi. Per ogni autore abbiamo individuato dei testi che ipotizziamo essere stati prodotti in funzione del progetto; in base alle date di pubblicazione, alla struttura e a fonti attendibili, abbiamo individuato un'opera per ogni autore da sottoporre a esame. La fonte principale, nonché l'unica che in qualche modo ci ha indicato quali opere potessero rientrare nella biblioteca, è un articolo di Enrico Falqui incluso nella sua cronistoria su «900» apparsa su «La Fiera letteraria» nel 1959.Abbiamo sottoposto ad un attento esame i titoli proposti da Falqui, limitatamente ai romanzieri del primo gruppo indicato in precedenza. Per Alvaro la scelta è ricaduta su L'amata alla finestra (1929), poiché abbiamo ritenuto più idoneo esaminare una raccolta pubblicata in un momento maturo dello sviluppo delle progetto del "realismo magico". Invece, per Aniante Falqui nomina Due innamorati ad Amalfi, ma non c'è traccia di alcun tipo di pubblicazione che risponda a questo titolo. Dobbiamo però riscontrare una certa affinità tra il titolo citato e la trama dell'opera scelta, Amore mortale, in cui viene raccontata, tra le tante, la storia di due innamorati che viaggiano nel sud Italia. Falqui nomina per Bontempelli Il figlio di due madri, ma sappiamo che lo scrittore non ha mai pienamente convalidato la definizione di questo come un romanzo di “realismo magico”, poiché uno degli elementi del mistero veniva ancora da un aldilà, che rimaneva in parte irresoluto e però mandava tra la luce qualche ingombrante ombra. È solo Vita e morte di Adria e dei suoi figli del 1930 che Bontempelli può definire il mio primo romanzo, il mio primo libro. Per quanto riguarda i restanti tre novecentisti, non avendo altri mezzi per verificare la scelta delle opere, ci siamo affidati all'indicazione di Falqui; quindi ecco gli ultimi tre titoli: Vita di sconosciuto di Gallian, Scoperta dell'Americadi Napolitano e Cuorigola di Solari. L'analisi ha provveduto a verificare l'esistenza di caratteristiche diffuse omogeneamente nel gruppo dei romanzi, tali che ci potessero indicare una sottesa progettualità comune tra i novecentisti impegnati nel progetto, e ci facessero ipotizzare l'esistenza di un disegno più concreto rispetto alle fumose teorie bontempelliane. Quindi, usando degli strumenti critici opportunamente indicati, abbiamo indagato le strutture principali dei romanzi, quali la voce narrante, il tempo, lo spazio, i personaggi e i temi. In conclusione della nostra analisi non possiamo affermare con certezza che esistano opere di “realismo magico”, e riteniamo che solo Vita e morte di Adria e dei suoi figli può essere definito tale. Diversamente, gli altri romanzi presi in causa non esaudiscono totalmente le indicazioni offerte da Bontempelli, in questo senso il progetto della biblioteca di “realismo magico” non ha avuto un esito positivo.

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PARTE PRIMA IN PREPARAZIONE AL “REALISMO MAGICO” I.1. LA LETTERATURA FANTASTICA: QUALE TEORIA? La letteratura fantastica è stata nel secolo scorso argomento di interesse per vari critici. La particolarità per la quale ha attratto molti studi è la sua indeterminatezza: la letteratura fantastica in quanto tale non è facilmente descrivibile all’interno di parametri certi e di conseguenza ha prodotto svariate ed eterogenee interpretazioni. Di necessità si deve iniziare con il sorgere del secolo XX quando è Sigmund Freud che con le sue innovative teorie psicanalitiche monopolizza tutti gli ambiti culturali, compresa la critica letteraria. Infatti non si esime dal fornire una lettura personale del fantastico: nel saggio Das Unheimliche31, ovvero Il perturbante, in cui analizza una favola di E. T. A. Hoffmann, L’orco Insabbia. Freud si interessa particolarmente all’aspetto orrorifico che impaurisce ma che attrae il lettore verso racconti simili a quello di Hoffmann. Infatti usa il termine “perturbante” per definire il fantastico, un genere di letteratura che punta a turbare personaggi e lettori. Freud conclude che questo turbamento è dato dalla finzione poetica, ovvero dagli espedienti e dagli inganni che lo scrittore usa per infondere questa sensazione. Per quanto innovativo possa essere sembrato lo studio di Freud in concreto è molto limitato, infatti egli non propone una reale teoria critica sull’aspetto estetico della lettura fantastica ma la riduce a una concretizzazione di un fenomeno nevrotico e inconscio. Secondo Freud l’elaborazione fantastica dell’artista non ha sconvolto l’ordinamento originario degli elementi del racconto, tale ordinamento è fondato sull’angoscia dell’evirazione infantile. Freud basa la propria interpretazione sul principio della «relazione sostitutiva che pur si manifesta nel sogno, nella fantasia e nel mito, tra occhio e membro virile»32. 31 S. Freud, Das Unheimliche, in Gesammelte Werke, Fischer, Francoforte, 1947. 32 Ivi, p. 39. - 13 -

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