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Effetti su proteasomi e proprietà antiossidanti di un prodotto di ossidazione dell’EGCG

L’epigallocatechin-3-gallato rappresenta la catechina del tè verde più studiata, per le sue ampiamente documentate proprietà biologiche. Oltre al potere antiossidante e alle sue proprietà anti-infiammatorie e neuroprotettive, esso possiede anche attività antiproliferativa e chemopreventiva. Gli effetti anticarcinogenici di tale molecola implicano spesso l’induzione di apoptosi e la modulazione del sistema proteasoma-ubiquitina, che è coinvolto nella rimozione di proteine danneggiate e nel turnover di proteine che regolano il metabolismo cellulare.
Molti lavori presenti in letteratura riportano gli effetti esercitati dall’EGCG sulla funzionalità di enzimi isolati e su modelli cellulari senza considerare l’instabilità della catechina nelle comuni condizioni sperimentali e fisiologiche.
Alcuni autori hanno cercato di chiarire i meccanismi di assorbimento e il metabolismo della catechina in diverse condizioni ossidanti, isolando ed identificando i suoi metaboliti.
Nella mia tesi è stata inizialmente valutata la stabilità dell’EGCG in condizioni sperimentali, ovvero Tris-HCl 50 mM pH 8 e nelle normali condizioni di crescita cellulare, identificando un prodotto di fissione ossidativa dell’EGCG biologicamente attivo. È stato quindi valutato l’effetto esercitato dall’EGCG e dal suo prodotto di ossidazione sulla funzionalità proteasomale in vitro ed in cellule di carcinoma alla cervice uterina (Hela), al fine di chiarire il contributo del metabolita dell’EGCG nell’inibizione dell’enzima. Inoltre è stata rilevata l’espressione di substrati proteasomali implicati nella regolazione del ciclo cellulare e nell’apoptosi. Infine sono state confrontate le capacità antiossidanti dell’EGCG e del suo metabolita.

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5 INTRODUZIONE Lo stress ossidativo L’ossigeno è una molecola essenziale per la sopravvivenza degli organismi aerobi, ma allo stesso tempo il suo consumo durante i principali processi biochimici porta alla formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) potenzialmente tossiche, in quanto responsabili di danni a molte macromolecole biologiche (acidi nucleici, proteine, lipidi di membrana). I radicali liberi sono una classe di composti chimici caratterizzati dalla presenza di un elettrone spaiato, che li rende molto instabili e quindi molto reattivi. Le conseguenti interazioni con altre molecole innescano delle vere e proprie reazioni a catena da cui si generano anche sostanze dannose per l’integrità cellulare [1]. La principale fonte endogena di ROS è costituita dai mitocondri, in quanto durante il processo di trasferimento degli elettroni nella respirazione cellulare, qualcuno di essi può sfuggire alla catena di trasporto e reagire con l’ossigeno formando principalmente i radicali superossido ( . O2- ), ossidrile ( . OH) e il perossido di idrogeno (H 2 O 2 ), composti estremamente tossici e reattivi [2]. Macrofagi e neutrofili attivati, producono ROS come mediatori del processo infiammatorio, quindi essi costituiscono un meccanismo di difesa in risposta a infezioni batteriche e virali. I ROS possono derivare inoltre da fattori esogeni, come ozono, tossine ambientali, fumo di sigaretta, radiazioni e diverse tossine fungine e batteriche come l’ocratossina A e l’aflatossina B1 [3-5]. Le specie reattive dell’ossigeno non hanno solo effetti dannosi, in quanto la loro presenza a concentrazioni basse o moderate è importante per lo svolgimento di molti processi fisiologici, al contrario la loro presenza a concentrazioni troppo alte porta ad alterazioni dell’omeostasi cellulare e di conseguenza a patologie, in particolare quelle cronico-degenerative collegate ai processi di invecchiamento [6-8]. A livello fisiologico il danno radicalico si traduce in (Figura 1):

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze e Tecnologie

Autore: Claudia Troiani Contatta »

Composta da 62 pagine.

 

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