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La subordinazione nel pubblico impiego

Con la privatizzazione del 1993 si è cercato di ottenere una Pubblica Amministrazione nella quale i rapporti di lavoro fossero finalmente regolati da norme di diritto privato. Prima di tale evento appariva fin troppo palese la contrapposizione esistente tra la natura dell’interesse del privato prestatore di lavoro e quella dell’interesse della Pubblica Amministrazione.
Ma dopo il 1993 sono realmente migliorate le cose? E se sì, in che modo?
Dal punto di vista del lavoratore molto è cambiato: c'è stata la “contrattualizzazione” del rapporto di pubblico impiego per esempio, è venuto meno il rapporto di “supremazia speciale” ed, ancora, sono stati introdotti i due nuovi principi di “immedesimazione organica” e “rapporto di servizio”.
Dal punto di vista invece dell'alto dirigente amministrativo, ovvero del datore di lavoro pubblico, purtroppo poco sembra essere cambiato: il forte legame con la sfera politica, la parziale "contrattualizzazione", l'irresponsabilità gestionale e l'impermeabilità alle spinte verso il cambiamento.

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V INTRODUZIONE Con la presente dissertazione mi propongo di prendere in esame una fra le innovazioni legislative certamente più rilevanti degli ultimi anni. Si tratta della riforma relativa alla privatizzazione del rapporto di lavoro subordinato svolto alle dipendenze della pubblica amministrazione, realizzata dapprima con la legge n. 93/1983, in seguito con il decreto legislativo n. 29 del 3 febbraio 1993 ed infine con i decreti legislativi nn. 396/1997 e 387/1998. Tale riforma – ed, in particolare, il momento centrale di essa, analizzato in questa dissertazione – pare aver sovvertito una tradizione giuridica risalente alla fine del secolo scorso, attraverso la quale si era voluto disciplinare con regole di diritto pubblico non soltanto il rapporto intercorrente fra le pubbliche amministrazioni ed i privati cittadini, bensì anche il versante interno della loro stessa attività: quello, cioè, relativo all’auto–organizzazione. È pienamente scontato che il sovvertimento – o il rovesciamento che dir si voglia, sfociato nell’attuale adeguamento di regime – rispetto a questi due vecchi propositi sia pervenuto alla sua completa realizzazione nel corso di un ampio arco temporale, che per comodità sarà meglio ripartire in due fasi distinte. Ma prima di parlare più in dettaglio di esse, pare opportuno ribadire, in un’ottica generale, il significato più profondo della riforma del pubblico impiego. In sostanza, il modello tradizionale, che prevedeva un regime differenziato del lavoro pubblico rispetto a quello del lavoro privato, è stato

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Davide Terio Contatta »

Composta da 294 pagine.

 

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