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Lo sviluppo economico cinese: opportunità per le imprese italiane

La globalizzazione dei mercati non è un fenomeno del tutto nuovo; infatti secondo una periodizzazione sufficientemente condivisa l’economia mondiale ha vissuto tre fasi di globalizzazione: la prima nel periodo 1870-1914, la seconda con gli anni 1915-1980, e la terza, quella attualmente in corso dal 1980. Questa ultima fase presenta alcune similitudini, ma soprattutto molte differenze rispetto alle due precedenti. Le similitudini sono riconducibili all’ulteriore sviluppo del commercio internazionale e degli investimenti esteri, mentre la differenza di maggior rilievo consiste nella partecipazione ai mercati globali di numerosi Paesi in via di sviluppo, che per la prima volta sono riusciti ad avvalersi dell’abbondanza di forza lavoro di cui dispongono, ottenendo un vantaggio competitivo nei prodotti e nei servizi labour-intensive. Considerando, in particolare, gli investimenti diretti esteri, notiamo come essi considerino i PVS non più solo come destinatari degli investimenti, ma anche come attori da cui si originano flussi in uscita degli investimenti stessi.
Nel presente elaborato analizzerò il caso più dirompente, cioè quello della Cina, che da anni si trova in situazione di ipercrescita; infatti, sfruttando le peculiari condizioni del proprio mercato interno e aprendosi agli scambi commerciali con il resto del mondo, la Cina si è trasformata nella quarta economia del mondo in termini di PIL.
Ripercorrendo, nel capitolo 1, le principali tappe che storicamente hanno portato la Cina ad attuare numerosi processi di apertura al resto del mondo, (fino a giungere all’ingresso nell’OMC del 2001), nel capitolo 2 esaminerò le principali caratteristiche della “Cina oggi”, soffermando l’analisi sulla politica economica che il governo ha deciso di intraprendere con l’XI Piano Quinquennale(2006-2010).
Nel capitolo 3 analizzerò l’apertura cinese al resto del mondo, ossia i dati relativi alle esportazioni ed alle importazioni, nonché agli investimenti in entrata ed in uscita, dedicando l’ultimo paragrafo(3.4.) alle modalità di investimento in Cina concesse dal governo.
Tale analisi verrà circoscritta, nel capitolo successivo, ai rapporti della Cina con l’Italia, analizzando in particolare come si siano evoluti gli investimenti italiani in Cina ed esaminando sotto vari aspetti la “presenza italiana oggi” (4.2.).
Nell’ultimo capitolo analizzerò due aspetti che conseguono alla globalizzazione dei mercati: infatti essa ha comportato da un lato il progressivo incremento della tensione concorrenziale anche in settori di tradizionale specializzazione delle imprese italiane(5.2.), ma dall’altro(ed è l’aspetto su cui mi soffermerò maggiormente nel capitolo), ha prospettato la possibilità per le nostre imprese di inserirsi in un nuovo mercato per collocarvi la propria offerta(5.1.).

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3 CAPITOLO 1: TAPPE ESSENZIALI DELLO SVILUPPO ECONOMICO CINESE2 L’emersione della Cina sulla scena economica mondiale va intesa come la conseguenza di decisioni di politica economica che il Governo nazionale, e dunque il Partito Comunista Cinese, ha prima adottato e poi attuato con competenza e tenacia. Nel 1949 viene proclamata la Repubblica Popolare Cinese; per un trentennio la Cina adotterà con Mao Zedong un’economia collettivista ed autosufficiente, caratterizzata dalla chiusura nei confronti di ogni influenza straniera, ad eccezione della sola collaborazione con l’Unione Sovietica(1953-57), sulla base di un modello di sviluppo fondato sulla pianificazione centralizzata. Le parole d’ordine sono proprietà pubblica, collettivizzazione delle campagne, isolamento, pianificazione, partito unico, centralizzazione statale. 1.1. - I presupposti politici La svolta del Paese ha inizio nel 1978, dopo la morte di Mao Zedong, allorché il nuovo corso politico, raccolto intorno a Deng Xiao Ping, dà avvio a una graduale opera di modernizzazione della Cina, basata sulla valorizzazione dell’iniziativa privata e sull’apertura verso l’estero, la cosiddetta politica della “porta aperta”. Dopo la morte di Mao Zedong, il Comitato centrale del Partito comunista cinese, pur senza condannare il “Grande Timoniere”, dà avvio alla “demaoizzazione” dell’economia, aprendo il processo alla strategia economica seguita nei vent’anni precedenti, condannando il sovrainvestimento, la stagnazione del livello di vita, la sottrazione di risorse alle campagne, l’eccessiva rilevanza attribuita alle industrie pesanti, l’irrazionalità nella gestione delle aziende, l’ossessione dell’autosufficienza, causa di rilevanti sprechi di risorse. Nel 1978, il Comitato centrale del Partito avvia così le “4 modernizzazioni”: agricoltura, industria, difesa e scienza. Nelle campagne, abbandonate le comuni e le 2 Il presente capitolo è stato sviluppato prendendo spunto dal saggio di Giuseppe Bertoli- “Globalizzazione dei mercati e sviluppo dell’economia cinese”, da Impresa Progetto(2008)

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Fabio Filadelli Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.