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Strategie e funzioni della traduzione cinematografica di un “cult movie”

Informazioni tesi

  Autore: Sonia D'aniello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Traduzione ed Interpretariato per usi linguistici speciali
  Relatore: Jocelyne Vincent
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

La mia indagine si rivolge al processo traduttivo/creativo e alle difficoltà ad esso implicite.
Nel fare ciò ho deciso di analizzare un “testo filmico”, poiché “il testo filmico è un testo complesso che combina codice scritto, orale e visivo e la traduzione di esso si basa su un’attività complessa che combina traduzione e adattamento” . A mio avviso questo tipo di testo è il più adatto a dimostrare quanti e quali ostacoli il “traduttore-traditore”, o in questo caso il “doppiatore-adattatore” è costretto a superare nell’adempimento del suo lavoro.
L’opera cinematografica che mi sono apprestata ad analizzare è “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino poichè dal punto di vista linguistico e traduttologico era particolarmente interessante.Nel film troviamo un linguaggio stereotipato dal punto di vista formale e spesso volgare, denso di citazioni, frasi gergali ed idiomatiche; i discorsi densi di ironia e sottile sarcasmo, richiedono la conoscenza del linguaggio e dei costumi giovanili americani così come sono rappresentati nei media. Insomma il linguaggio che i personaggi utilizzano è lo “slang” soprattutto quello violento della malavita.

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III Prefazione Prima di iniziare la stesura della presente dissertazione mi piacerebbe introdurre il tema che porterò avanti in essa, spiegando i motivi per cui la mia scelta si sia rivolta proprio in questa direzione. Da sempre interessata alla disciplina della “Traduzione”, decisi di intraprendere un percorso formativo che mi permettesse di portare avanti la passione che portavo dentro. La cosa che destò in me l‟interesse per la suddetta disciplina fu una frase pronunciata dalla mia docen- te di filosofia del Liceo che, durante una lezione disse, forse riportando le parole di qualche altro studioso, “Tradurre significa tradire”. All‟epoca non capii esattamente cosa questa asserzione volesse significare, fatto sta che fui colpita da essa a tal punto da decidere di iniziare da lì il mio percorso for- mativo. Questa frase mi risuona sempre nella mente come se fosse la prima volta che l‟udissi; ma oggi con una maggiore consapevolezza e attraverso gli studi effettuati in questi anni, posso dire di averne carpito il significato. Tradurre significa tradire perché nel passaggio da una lingua ad un‟altra vi è sempre una perdita di in- formazioni relative al testo originario e quindi alle reali intenzione dell‟autore. Questa perdita di notizie trasforma il testo tradotto in qualcosa di nuovo, forse più povero, forse più ricco dell‟originale. Il testo tradotto, come afferma Oreste Lionello, “è una forma d‟arte, ma pur sempre una forma d‟arte secondaria, perché non è l‟originale ma una copia di essa. Nel caso di un quadro non originale, conti- nua l‟artista di teatro e doppiatore, parleremo di un “falso”, mentre nel caso di un testo tradotto parleremo di “imitazione”, perchè “fin quando il testo mantiene la sua alterità nei confronti del testo originale, dichiara la sua valenza innovativa”1 e, aggiungerei, creatrice. La mia indagine si rivolge quindi al processo traduttivo/creativo e alle difficoltà ad esso implicite. Nel fare ciò ho deciso di analizzare un “testo filmico”, poiché “il testo filmico è un testo complesso che combina codice scritto, orale e visivo e la traduzione di esso si basa su un‟attività complessa che combina traduzione e adattamento”2. A mio avviso questo tipo di testo è il più adatto a dimostrare quanti e quali ostacoli il “traduttore-traditore”, o in questo caso il “doppiatore-adattatore” è costretto a superare nell‟adempimento del suo lavoro. L‟opera cinematografica che mi sono apprestata ad analizzare è “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino, un film che a primo impatto non ritenni degno di nota, ma che sotto la spinta di una persona a me mol- to cara, decisi di sottoporre di nuovo al vaglio. Fu al secondo esame che mi accorsi che, da un punto di vista linguistico e traduttologico, era ciò che faceva a caso mio. 1 LIONELLO, ORESTE. "Il Falso in Doppiaggio." Il Il Doppiaggio: Trasposizioni Linguistiche e Culturali a cura di Bacco- lini R., Bollettieri Bosinelli R.M., Gavioli L. Bologna: Cooperativa Lib. Univ. Ed. Bologna, 1994. 41-50. 2 BACCOLINI, RAFFAELLA e GAVIOLI, LAURA. "L'Analisi Di Film Doppiati Nel Curriculum Di Studenti Di interpreta- zione/traduzione: Un Esperimento Didattico." Il Doppiaggio: Trasposizioni Linguistiche e Culturali a cura di Baccolini R., Bollettieri Bosinelli R.M., Gavioli L. Bologna: Cooperativa Lib. Univ. Ed. Bologna, 1994. 73-85.

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Parole chiave

cult movie
doppiaggio
la cultura tradotta
pulp fiction
slang
sottotitolaggio
strategie traduttive
traduzione cinematografica
turpiloquio

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