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Scrittura espressiva e crescita post-traumatica in pazienti cardiopatici

L’argomento della mia tesi riguarda la crescita post-traumatica, in modo particolare, se e come questo costrutto emerge nei testi prodotti dalle sessioni di scrittura espressiva realizzate dai pazienti in fase di riabilitazione cardiaca ricoverati presso l’Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo.
Il costrutto della crescita post-traumatica è stato coniato per la prima volta nel 1996 da Tedeschi e Calhoun, per descrive quel processo cognitivo e quell’esito innescato nel momento in cui si devono affrontare eventi potenzialmente traumatici. Gli autori affermano che il trauma va a colpire le assunzioni di base delle persone inerenti il proprio futuro causando un’intensa ansia e dolore difficilmente gestibili. La devastazione e il senso di confusione lasciati dal trauma possono però fornire un’occasione per costruire nuove opportunità, modalità di vita e di pensiero. Il processo di crescita in seguito all’evento traumatico fa riferimento inoltre alla tendenza delle persone a riportare cambiamenti in positivo in diverse aree: credenze, scopi, filosofia di vita, relazione con gli altri, identità e percezione di sé. In particolare si evidenziano cambiamenti positivi, in entrambi i sessi, nell’ambito della elaborazione e conoscenza di aspetti del sé, degli scopi e dei progetti concreti a breve e a lungo termine relativi alla propria vita, così come nell’instaurarsi e mantenersi di vecchie e nuove relazioni e delle credenze valoriali e spirituali.
Nel primo capitolo si analizzerà in modo particolare il paradigma della scrittura espressiva di James Pennebaker, il suo fondatore, soffermandosi sulla sua definizione, sulle origini di tale paradigma, sui modelli di spiegazione e sulla rassegna proveniente dalla letteratura che ne ha messo in evidenza i benefici ottenuti su diversi campioni di soggetti affetti da vari disturbi.
Nel secondo capitolo ci si dedicherà al costrutto di crescita post-traumatica concentrandosi in modo particolare sulla sua definizione, le sue origini e i modelli che hanno tentato di spiegarne il processo ponendo particolare enfasi sul modello di Tedeschi e Calhoun e sui presunti indicatori di esito della crescita: forza personale, cambiamento nelle relazioni sociali, maggior apprezzamento della vita, conversione o un approfondimento religioso, nuove possibilità. Questi indicatori saranno quelli che si cercherà di individuare nei testi realizzati dai pazienti cardiopatici.
Nel terzo capitolo, quello inerente la ricerca esplorativa, si analizzeranno infatti da un punto di vista qualitativo i testi prodotti dai sei pazienti che compongono il campione con lo scopo di cercare all’interno i suddetti indicatori ponendo particolare enfasi anche su alcune variabili che secondo la letteratura potrebbero favorirne il processo. La presente ricerca esplorativa rappresenta la fase iniziale di un ampio protocollo sperimentale di ricerca il quale ha come finalità quella di testare gli effetti della scrittura espressiva sulla crescita post-traumatica e sui fattori psicosociali di rischio cardiaco nei pazienti cardiopatici ricoverati per un periodo riabilitativo. Non saranno, però, in questo studio, per ragione legati alla mancanza di tempo necessario a tale obiettivo e per scelta personale, testati gli effetti della scrittura espressiva. Ci si concentrerà quindi sulla valutazione delle modalità attraverso le quali emergono, nelle sessioni di scrittura a cui i pazienti cardiopatici sono stati sottoposti, gli indicatori che nel modello Descrittivo-Funzionale di Tedeschi e Calhuon sono predittivi di crescita, cercando di evidenziare il significato attribuito ad essi dai pazienti. L’individuazione di tali fattori potrebbe fornire al clinico delle risorse che costituirebbero delle basi importanti sulle quali impostare il lavoro col paziente. Sapere infatti che nel paziente, oltre ai fattori negativi che possono derivare dalle conseguenze dell’impatto con l’evento traumatico, vi sono anche dei fattori positivi che lo stesso esterna attraverso i testi della scrittura espressiva è rilevante in quanto permette al clinico di impostare il suo lavoro partendo da risorse che il soggetto già possiede e che grazie alla scrittura appaiono più evidenti.

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6 CAPITOLO 1 LA SCRITTURA ESPRESSIVA Scrivere è prendere l'impronta dell'anima. Multatuli, Idee, 1.1 Introduzione Descrivere le situazioni difficili della propria vita cercando di chiarire ciò che si pensa e si prova al riguardo, serve non solo a fare chiarezza in se stessi e a "sfogarsi”come sanno molte persone che tengono un diario, ma può anche migliorare lo stato generale di salute, favorire l'efficienza personale e modificare in senso positivo gli atteggiamenti e le relazioni interpersonali. James Pennebaker ha inaugurato un filone di studi mirati a chiarire gli effetti della scrittura espressiva e i meccanismi psicologici e psicofisiologici che si attivano traducendo in parole traumi ed esperienze stressanti (LoIacono, 2005). James Pennebaker, professore di psicologia presso l’Università del Texas ad Austin studia da circa vent’anni una problematica che interessa scrittori, pedagogisti, psicologi, linguisti e potenzialmente ogni persona: perché scrivere può far bene? Riflettendo di tanto in tanto per iscritto su situazioni ambigue ed emotivamente coinvolgenti che può capitare di vivere, si è costatato che scrivere aiuta in molti sensi: facilita nella chiarificazione e nella soluzione di problemi di ogni sorta, aumenta le capacità cognitive (si è più attenti e si ricorda meglio), fa essere più

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Annabella Pozzoli Contatta »

Composta da 189 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1206 click dal 01/04/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.