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L'integrazione europea e la riforma del settore ferroviario. Alcune esperienze a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Lidia Merola
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Mario Colucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

In questo lavoro è stato illustrato il processo di riorganizzazione e di nuova regolamentazione del settore ferroviario europeo attraverso una disamina della Direttiva comunitaria 440/91 e delle proposte per le nuove direttive applicative.
Avviare una ristrutturazione del settore ferroviario ha significato ovunque porsi il problema di domare colossi, che per quanto pubblici sono sfuggiti al controllo dei loro padroni, diventando sordi rispetto alle esigenze dei cittadini.
Le direttive comunitarie offrono nuove prospettive sempre che se ne colgano tutte le implicazioni. Soprattutto se si coglie il senso della politica comunitaria che spinge le Società ferroviarie dei singoli paesi a non limitarsi al solo esercizio del trasporto nell'ambito delle infrastrutture nazionali, ma di aprirsi verso imprese di dimensioni europee: in altri termini, fare attività commerciale dove c'è mercato.
Sollecitare le Reti ferroviarie a trasformarsi in società di trasporto europeo, costituisce un obiettivo strategico dell'Unione europea per superare le barriere del nazionalismo dei singoli paesi e creare mobilità e circolazione di beni nel mercato unico europeo.
La logica della costruzione di un mercato concorrenziale europeo ha ovviamente posto sulla ribalta del dibattito il problema della costruzione di nuovi modelli regolamentativi. Dal punto di vista economico ogni politica di privatizzazione, di apertura di diversi settori alla concorrenza e di disaggregazione dei monopoli pubblici verticalmente integrati, può portate effettivi benefici sia sul piano dell'efficienza che dell'efficacia solo qualora esse siano parte coerente di un più generale processo di apertura dei mercati nazionali alla competizione europea. Ciò spiega in parte i timori francesi, per un verso, e le aperture tedesche, dall'altro. Il mercato tedesco, allargata la propria influenza a quello dei paesi dell'est, è sufficientemente ampio da sfruttare con efficienza le tecnologie ferroviarie e, soprattutto, vista l'inevitabilità di una drastica riorganizzazione, ha applicato la strategia della prima mossa, ossia di colui che, innovando per primo, diviene di fatto leader del processo di riorganizzazione del settore, imponendo forti condizionamenti alla definizione delle regole comunitarie in tale campo.
Direttive e circolari, comunque, non sono sufficienti. Sarebbe necessario imporre agli Stati di mettere tutte le imprese, dei diversi modi di trasporto, su un piano di parità, soprattutto tenendo conto della grave situazione finanziaria ereditata dalle attuali società di trasporto ferroviario dai fatti del passato.
L'intento è quello di permettere al settore dei trasporti ferroviari di acquisire maggiori quote nel mercato dei trasporti, considerato che in 25 anni la ferrovia ha perso quote sempre maggiori sia nel trasporto passeggeri che nel trasporto merci, con un impatto negativo sull'ambiente.

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INTRODUZIONE La storia dell’economia europea dell’ultimo secolo è caratterizzata dalla progressiva espansione dell’intervento statale le cui manifestazioni invasive arrivano a configurarsi in una moltitudine di modelli e scenari differenti. Lo Stato, nella maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale, alla originaria funzione di regolazione dei mercati e di intervento nei casi di fallimento o malformazione degli stessi, ha aggiunto funzioni di produzione di beni per il mercato, finendo per invadere territori da sempre concorrenziali. Così l’Italia, protagonista nel primo dopoguerra di un determinante processo di “pubblicizzazione”, che aveva come scopo il salvataggio di un sistema industriale seriamente in crisi, si è vista successivamente travolgere da un’ondata di nazionalizzazioni che hanno portato la presenza pubblica ben oltre i suoi limiti naturali sia come peso nell’economia della nazione sia come strategicità e, quindi, essenzialità dell’intervento statale nel rispetto delle motivazioni che da un punto di vista economico e sociale lo giustificano. L’esperienza italiana non rappresenta un caso isolato. La Francia e la Gran Bretagna hanno attuato negli anni passati massicci programmi di nazionalizzazione che hanno visto, per fare degli esempi, celebri industrie come Renault (1936) e Rolls-Royce (1971) passare sotto il controllo pubblico.

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Parole chiave

ferrovie
ferrovie dello stato
integrazione europea
trasporti ferroviari
trasporti su strada
mercato dei trasporti
disciplina della concorrenza
liberalizzazione dei trasporti
privatizzazione delle aziende di trasporto
direttiva 440-1991
liberalizzazione del trasporto ferroviario

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