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Disfunzione erettile psicogena

La disfunzione erettile psicogena in un'ottica sessuologica integrata. Il punto di vista medico e psicologico vengono continuamente affiancati ed integrati tra loro per non ripetere nella clinica l'errore in cui il paziente è già incappato, e cioè quello di una dissociazione psico-fisica evidentemente innaturale e patogena. L'analisi psicopatologica della disfunzionalità erettile psicogena, declinata secondo il paradigma clinico di anamnesi, diagnosi e terapia, prende in considerazione i numerosi fattori etiopatogenetici (intrapsichici, comportamentali, ambientali) che determinano l'espressione di questa evidente frattura dell'unità mente-corpo. Le soluzioni terapeutiche proposte dovranno necessariamente tenere conto della domanda di cura peculiare di quel paziente, delle sue risorse psichiche, culturali ed economiche. Infine, a prescindere dall'orientamento teorico cui si ispira, la psicoterapia avrà successo se capace di "perturbare emotivamente il paziente" o, come dicono i neuroscienziati, "smascherare network neuronali", riorganizzare e consolidare con la ripetizione il cambiamento neuroplastico a lungo termine.

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2 1 ‐ ASSESSMENT DELLA MODERNA SESSUOLOGIA  La domanda sessuologica oggi sembra avere un netto incremento. Cresciuta e corroboratasi per lo più in ambiti parauniversitari, la sessuologia si delinea marcatamente come disciplina a sé stante, che sortisce l’attenzione e si avvale della collaborazione di numerose figure professionali sanitarie. Non si tratta soltanto di un eclettismo specialistico, ma dell’acquisizione, da parte di ciascun professionista, di competenze ultraspecialistiche che permettono la condivisione di un linguaggio comune e lo scambio di conoscenze scientifiche e psicologiche di nuova (e vecchia) acquisizione. Questa modalità di formazione, di studio e di intervento si rivela fondamentale per mantenere una considerazione unitaria del paziente con disfunzioni sessuali psicogene. Infatti, è molto forte la tendenza ad assemblare teorie e tecniche curative nella convinzione che utilizzando sia terapie sintomatiche sia quelle causali, si possano ottenere i migliori risultati. Tuttavia, esistono veramente terapie sintomatiche e terapie causali? Il sintomo e la sua origine possono essere disarticolati e trattati indipendentemente l’uno dall’altra? O forse siamo ancora plagiati dall’antica dicotomia platonica del mito della caverna? Eppure, “Se è vero che l’emicrania può rispondere agli effetti di un analgesico indipendentemente dalle ragioni che l’hanno scatenata, non altrettanto si può dire di una disfunzione sessuale il cui recupero si pone come evento esperienziale capace di coinvolgere il sentire, il pensare e l’agire e quindi anche le cause che la sostengono” (Rifelli, 1995). Già Helen Kaplan, psicoanalista, nel suo “Nuove terapie sessuali” (1974) sosteneva: “La teoria dell'apprendimento non postula fattori causali specifici; si limita a identificare le condizioni per cui si acquisisce il sintomo, cioè l'associazione con conseguenze negative e la dinamica del suo persistere, vale a dire del suo rafforzarsi. Le cause vere e le condizioni per le quali si verifica un apprendimento negativo non sono specificate. Vista in questa luce, se anche esiste in superficie un'apparente dicotomia tra teoria dell'apprendimento e altri modelli teorici, la teoria dell'apprendimento non contraddice evidentemente le formulazioni psicoanalitiche, diadiche, o se per questo la terapia sessuale, per quel che riguarda le cause dei

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Giulia Casagrande Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1838 click dal 22/04/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.