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La negazione in Maurice Merleau-Ponty. Per una nuova ontologia.

Scopo del presente lavoro è quello di analizzare il concetto di negazione così come emerge dalle pagine de Il visibile e l’invisibile di Maurice Merleau-Ponty. Il concetto di negazione si colloca proprio su questo terreno di ripensamento dell’ontologia e di smascheramento delle ingenuità della metafisica tradizionale, la quale, considerando l’Essere come piena presenza, lascia cadere nell’oblio la sua costitutiva dimensione di latenza.
La tesina si divide in due parti: la prima ha per oggetto la critica alla dialettica sartriana, mentre la seconda offre una panoramica sulla "nuova ontologia" merleau-pontyana.

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7 Capitolo I Critica alla dialettica sartriana nelle pagine de Il visibile e l’invisibile 1.1 La filosofia del negativo di Sartre nell’interpretazione di Merleau-Ponty Ne L’Essere e il Nulla13, Sartre si propone di pensare e di riesaminare la relazione coscienza-mondo, per ritrovare quella “zona pre-riflessiva dell’apertura all’essere” (VI, p. 76) che la filosofia riflessiva non era riuscita a guadagnare. La filosofia riflessiva14 ha creduto di superare il paradosso della percezione15 grazie a quell’operazione di conversione della percezione in “pensiero di percepire”: la cosa che percepiamo non è altro che ciò che pensiamo di percepire, cosicché “noi tutti cogliamo il mondo, e lo stesso mondo, ed esso appartiene a ciascuno di noi” (VI, p. 56). Trovando rifugio nel Cogito e facendo del mondo il “correlato del pensiero” (VI, p. 55), gli equivoci dell’esperienza percettiva sembrano scomparire. Il risultato, invece, è quello di una “filosofia che dà conto dell’essere e della verità, ma che non tiene conto del mondo” (VI, p. 67). L’ingenuità di questa filosofia sta nel fatto che essa “nasconde a se stessa il suo proprio movente” (VI, p. 59) che è la fede percettiva: è perché posso vedere il mondo che il pensiero del mondo è possibile. La 13 J.-P. Sartre, L’Essere e il Nulla, tr. it. di G. Del Bo, NET – il Saggiatore, Milano, 2004 (d’ora in avanti indicato dalla sigla EN, seguita dal numero della pagina). 14 “Filosofia riflessiva” è il nome che Merleau-Ponty sceglie per indicare il soggettivismo trascendentale nel suo percorso storico da Cartesio a Kant. 15 I paradossi della percezione sono analizzati da Merleau-Ponty nel primo paragrafo del primo capitolo, intitolato La fede percettiva e la sua oscurità, pp. 31-41. Le principali difficoltà in cui si imbatte la percezione a livello irriflesso possono essere esemplificate in questo modo: quando percepisco una qualsiasi cosa del mondo è il mondo stesso che abito, ma contemporaneamente questa convinzione è combattuta dal fatto che la percezione è mia. Quando entra in scena l’altro, poi, la cosa percepita è come se si sdoppiasse: c’è la cosa percepita dall’altro - considerata “cosa vera” da questo e apparenza da me – e quella percepita da me – considerata “cosa vera” da me e apparenza dall’altro. Il paradosso della mia percezione e di quella altrui sembrano non avere soluzioni.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Anna Parente Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 893 click dal 08/04/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.