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La Contropulsazione Aortica: studio di ricerca quantitativa e progetto formativo tra competenze, conoscenze e conflitti professionali

La tesi in questione è stata ideata attraverso un tessuto teorico di duplice ispirazione: filosofica e scientifica. Il primo facendo continui richiami ai concetti della conoscenza e della vera conoscenza, dal modello deduttivo a quello induttivo e della sapienza che è in grado di determinare le competenze. Il secondo elaborato attraverso uno studio di ricerca quantitativa ed un intervento formativo.
Lo studio è stato un’indagine conoscitiva di coorte, di tipo longitudinale e comparativa, ed ha necessitato di un reclutamento di 60 pazienti sottoposti a contropulsazione aortica in regime d’urgenza e reperibilità, suddivisi in due gruppi ciascuno di 30, in cui nel primo l’intervento era stato eseguito con la collaborazione dell’infermiere, presente in tempo reale al momento dell’indicazione di tale procedura e nel secondo con quella del tecnico di perfusione cardio-circolatoria, che ha necessitato sempre di tempi d’attesa sensibilmente maggiori perché non facente parte dell’equipe primaria.
I dati sono stati acquisiti nel periodo compreso tra luglio 2004 ed aprile 2009, in modo sia retrospettivo che prospettico. I reparti protagonisti del reperimento di tali dati sono stati: l’emodinamica, l’utic e la terapia intensiva post cardio-chirurgica, dell’istituto del cuore e grossi vasi dell’azienda universitaria policlinico UI° di Roma.
I risultati hanno dimostrato inequivocabilmente il peggioramento dell’outcome dei pazienti in cui l’intervento era stato quello dei tecnici rispetto a quello degli infermieri, e tempi d’attesa per iniziare tale procedura salva vita sensibilmente più alti, (64 minuti per i tecnici contro gli 8 degli infermieri). Lo studio ha poi risposto alle domande di ricerca che attraverso lo stesso chi scrive si è posto:
1. Esiste un’attesa eccessiva per posizionare il contropulsatore aortico in regime d’urgenza e reperibilità, quando l’intervento in questione è risolto grazie alla presenza dei tecnici di perfusione, rispetto alla possibilità relegata alla competenza sul campo dell’infermiere, non formata attraverso lezioni progettate, ma comunque in grado di ridurre i tempi medi intervenendo autonomamente?
2) Questo eccessivo ritardo può provocare ripercussioni nei confronti del paziente in termini di peggioramento dell’outcome, (segni e sintomi clinici)?
3) Lo stesso ritardo è in grado di ripercuotersi dal punto di vista organizzativo ed anche sulla spesa dell’azienda, per l’eccessivo utilizzo di risorse? Si possono così ridurre i costi derivati dalle complicanze cardiologiche legate alla scarsa conoscenza e competenza in merito alla contropulsazione?
4) Esistono conflitti professionali tra infermieri e tecnici della perfusione, derivanti da tale imbarazzi gestionali?
La grande maggioranza delle variabili, (82), ha dimostrato soprattutto per quelle post contropulsazione un peggioramento in termini di clinica, sintomatologia e numero di urgenze/emergenze.
Lo studio ha poi dimostrato che i conflitti ed imbarazzi tra le due professioni sanitarie protagoniste dello stesso, sono stati presenti nel periodo di transizione tra il naturale abbandono del servizio in emodinamica da parte dei tecnici e la crescente capacità degli infermieri. Periodo nel quale una figura non sapeva se dovesse esercitare lei o l’altra tale competenza; quest’ultima paradossalmente acquisita senza formazione specifica nel caso degli infermieri.
L’intervento formativo è stato ideato e concepito per delineare le linee guida per la sua attuazione rivolta al personale sanitario infermieristico delle terapie intensive ma estendibile ai corsi di laurea triennale ed altre diverse professioni sanitarie tra le quali ovviamente quella infermieristica ed ai master di area critica.
Esso è stato delineato attraverso l’identificazione del contesto, dei destinatari, degli obiettivi, le finalità organizzative e formative, i metodi, gli sviluppi teorici, i livelli minimi, i requisiti di accesso, il materiale didattico, i contenuti del corso, la verifica, la valutazione, i tempi e la durata.
Con questa tesi non ho voluto relegare ed attribuire colpe, oneri o doveri a qualcuno, ma semplicemente prendere spunto dai dati acquisiti, che rispondono inequivocabilmente alle domande di ricerca poste da me originariamente. Si potrebbe così estendere il concetto della ricerca e redistribuzione delle competenze, ma non senza una adeguata, programmata e studiata formazione, tale da far divenire non solo più conoscenti ma sapienti e di conseguenza competenti.

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1 INTRODUZIONE Occuparsi di cuore, lavorare per lui, vederlo dal vivo e ascoltare “la sua voce”, trasferendo le proprie emozioni nel muoversi quotidiano, dal freddo suono di un beep a quello del dolce e ritmico tintinnio del cuore dei miei figli. E’ trascorso un ventennio esatto dal momento in cui iniziai questa professione, e vent’anni aveva quel ragazzo, timido ed impacciato, che poco o nulla conosceva di questo mondo sanitario, del quale ne avrei di lì a poco, fatto parte integrante. La grande trasformazione del nostro “operato” si avviava proprio in quel tempo, ed ancora ignaro e non mirante di ciò che stava accadendo, comunque ne fui testimone ed inconsapevolmente attore, in scena nel gran teatro della legislazione sanitaria, in cui gli auspici, le discussioni ed i progetti, gettarono le basi normative che hanno costruito ed aiutato ad attuare le nostre odierne leggi. Operavo e lavoravo con un “elenco di cose” che potevo fare o non fare, lasciando ancora poco spazio a concetti come la competenza e la capacità1. Questi anni, comunque tutti trascorsi a contatto con il paziente critico cardochirurgico prima e cardiologico poi, hanno in modo spontaneo e naturale fatto riflettere ed emergere in me perplessità, ipotesi e dubbi riguardanti le conflittualità tra i ruoli professionali, quest’ultimi trasformatisi nel tempo e troppo spesso non sinergicamente coagulati tra loro, sia per chi opera nel settore del cuore, che nella sanità tutta. Certamente la tesi in questione, costituita da un lavoro di ricerca ed un progetto formativo, intende prendere spunto dalle argomentazioni riguardanti uno specifico “macchinario salva vita” per estrapolarlo a concetti e ragionamenti formativi più ampi, che quotidianamente si vivono ed affrontano nelle strutture dell’area critica, in cui ancora troppo poca, è presente una formazione organizzata e progettata, rispetto alle conoscenze improvvisate ed acquisite da passaggi di “nozioni volanti”. E’ dalla storia, e quindi dal passato che si fondano i nostri concetti, per assemblarli, cambiarli, sostituirli con nuovi, modificarli o più semplicemente lasciarli così come sono, esattamente così com’è il cuore, depositario dell’anima nostra e quindi 1 www.ipasvifi.it/sansoni,

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Fabrizio Neri Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

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