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La sicurezza sul lavoro e l'interazione con la musica

Per studiare il fenomeno delle morti bianche occorre, innanzitutto, delineare il profilo storico-evolutivo della normativa in materia, quindi analizzare le norme emanate in Italia, per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro. L’obbligo di tutela riparatoria del lavoratore, seppure intesa diversamente dai primi provvedimenti legislativi del 1899, dalle prescrizioni del Codice Penale e dall’art. 2087 del Codice Civile, permane fino all’emanazione della Costituzione Italiana, ma soprattutto fino al definitivo recepimento della Direttiva n. 391/1989/CE. Tale norma ha uniformato la disciplina in materia in tutti i Paesi membri della Comunità Europea ed ha fornito all’Italia l’input per comprendere come morti ed incidenti sul lavoro non sono fatalità, ma tragedie prevedibili e, quindi, evitabili, attraverso una adeguata organizzazione del lavoro, una consapevole attività partecipata (come disciplinato dalla Legge n. 300/1970, cd. Statuto dei lavoratori che, all’art. 9 prevedeva la partecipazione dei lavoratori alla tutela della salute nei luoghi di lavoro, attraverso un organismo di rappresentanza sindacale) ed un riordino delle norme previgenti in materia in un Testo Unico, che favorisca l’applicazione della legge.
L’obiettivo del coordinamento e del riordino della normativa esistente non è stato, però, raggiunto, né dal D. Lgs. n. 626/1994, né dal D. Lgs. n. 81/2008 ; si è, piuttosto, assistito ad una sostanziale continuità con il passato e ad un eccesso di produzione normativa, temporalmente stratificata e mal coordinata, che ha comportato problemi di applicazione, a causa di rinvii eccessivi a fonti e regolamenti esterni e paradossi sanzionatori, risolti solo con l’emanazione del D. Lgs. correttivo n. 106/2009, che ha modificato tutti gli articoli contenuti nell’apparato sanzionatorio, previsto dai legislatori del 2008.
Il D. Lgs. n. 626/1994 ha, comunque, introdotto importanti innovazioni nel campo della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, spostando l’attenzione da una normativa incentrata su un tipo di intervento risarcitorio, a danno consumato, ad uno di tipo promozionale e preventivo. Anche dall’analisi comparativa fra i due decreti, il D. Lgs. n. 626/1994 ed il D. Lgs. n. 81/2008, percepiamo come molti infortuni sul lavoro potrebbero essere evitati, attraverso quell’attenta organizzazione e gestione del lavoro sancita dalla Direttiva Comunitaria n. 391 del 1989. Essendo, infatti, cambiati i pericoli incombenti sui lavoratori ed il concetto di rischio e la sua valutazione, si affrontano ora i rischi sociali emergenti (rischi psico-sociali collegati allo stress lavoro-correlato, rischi legati al genere, all’età ed alla provenienza da altri Paesi e rischi connessi ai nuovi contratti di lavoro atipico e temporaneo), per i quali solo le attività di informazione e formazione possono svolgere un adeguato ed attento compito di prevenzione, inculcando nei lavoratori stessi una vera e propria cultura della sicurezza, trasmettendo loro il sapere e permettendo la partecipazione attiva, integrata e consapevole al tema della sicurezza aziendale.
Proprio ricollegandomi alle due attività sopra citate, intese come strumento di prevenzione ho voluto dimostrare come una qualsiasi forma d’arte, anche la musica, possa influire sulla società attuale, assumendo un ruolo pedagogico, educativo. Le esperienze storiche di tale interazione non si limitano, però, ai lavori ritmati ed alle attività agricole non meccanicizzate del passato, ma si ripropongono nella realtà dell’America schiavista, durante la prima e seconda guerra mondiale e, fino agli anni sessanta del XX secolo, ultima testimonianza di canti di lavoro, legati ai carcerati americani.
Partendo, quindi, dall’idea che cantare o suonare uno strumento sia stato di aiuto ai deportati ebrei, costretti nei campi di lavoro nazisti, ho voluto approfondire la storia e le caratteristiche della parola in musica, per arrivare alla conclusione che la sua è un’attività funzionale, oltre che ricreativa e di svago. Con la musica, infatti, si raccontano storie vere, scorci di vita quotidiana, si testimoniano esperienze di vita, si parla alla gente e si sensibilizzano le coscienze. Per questo, in un tema attuale e drammatico come quello delle morti bianche, essa può aiutare, insieme alla promozione dell’etica della sicurezza in azienda, a fare in modo che il luogo di lavoro non rappresenti più un rischio per la vita, ma una possibilità per raggiungere le pari opportunità di autorealizzazione e l’esplicazione della personalità del lavoratore, diritti sanciti dalla nostra Costituzione.

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INTRODUZIONE. IL LAVORO E' UN DIRITTO, MA MORIRE PER LAVORARE NON E' UN DOVERE. IL DOVERE E' SALVAGUARDARE LA SICUREZZA DEI LAVORATORI. Il tempo, per chi ha subìto un incidente invalidante, non è altro che la difficile ricerca di una 1 normalità non più ra. Sei mesi, tanto è durata la mia carriera lavorativa di giovanissimo operaio specializzato. Il mio datore di lavoro si limitava a dirmi le priorità lavorative giornaliere o settimanali e, quel giorno, mi disse di sistemare con il muletto delle cisterne in cortile. Oggi, per poterlo usare, bisogna aver conseguito una specie di patente, ma nei primi anni ottanta non so se era così. Io non lo avevo mai usato prima e comunque iniziai quel lavoro e, dopo u sangue caldo inzuppava la mia tuta blu da operaio e macchiava di rosso la ghiaia sulla quale ero riverso. La voglia di continuare a vivere non è facile da trovare, soprattutto nei , infatti, dovrai ricominciare a vivere una nuova vita ed alla fine dovrai tornare a lavorare da qualche parte e già ti rendi conto che nessuno ti vorrà, perché ti riterranno solo un peso sociale. Non è giusto vedere 2 la propria vita così pesantemente ferita dal lavoro insicuro . Ma è questo il prezzo da pagare per vivere dignitosamente e per contribuire al progresso della società? Il lavoro per una vita miglioreLa vita per il lavoro Quale diritto è più importante che tornare a casa dai propri cari dopo il lavoro? 1 Testimonianza di Francesco Ragnoni, ventinovenne, assunto con un contratto di formazione e lavoro a tempo determinato, e travolto da un montacarichi sganciatosi perché erano state rimosse le protezioni in modo da velocizzare i tempi di produzione. 2 Testimonianza di Bruno Galvani, assunto in una piccola ditta artigiana, che realizzava cisterne per il gasolio e ringhiere in ferro. 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Nerea Costantini Contatta »

Composta da 258 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.