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Il matrimonio nel Magistero della Chiesa cattolica: dall'Arcanum divinae sapientiae (1880) alla Humanae vitae (1968)

Informazioni tesi

  Autore: Lauretta Maria Grazia De Cicco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Agostino Borromeo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 344

Il Magistero della Chiesa Cattolica sul matrimonio e la sua dottrina morale in materia di sessualità e procreazione sono sempre più oggetto di dibattito e spesso bersaglio di aspre polemiche: la Chiesa, secondo le accuse di molti, è arroccata nella difesa di ideali anacronistici, troppo severi e lontani dalle esigenze della società attuale. Essa confina l’esercizio della sessualità all’interno del matrimonio fra l’uomo e la donna, vieta tutte le forme di contraccezione artificiale, in quanto pratiche contrarie alla vita, condanna l’aborto ritenendolo un omicidio, ma neppure accetta le tecniche di fecondazione artificiale, messe a punto dalla scienza per consentire la nascita di nuove vite. Nell’ambito del matrimonio, l’esercizio della sessualità appare legittimo solo se funzionale alla procreazione, la ricerca edonistica del solo piacere sembrerebbe condannata. Le critiche alla Chiesa non vengono mosse solo da esponenti della società o della cultura laica, ma anche da molti che si dichiarano credenti.
Nel corso della storia, si è radicata l’opinione secondo la quale il Cristianesimo sia contrario alla felicità ed alla gioia, soprattutto nelle loro accezioni terrene e corporali . É innegabile che sia stata la Chiesa stessa ad aver alimentato questa visione. La Chiesa è rimasta troppo a lungo ferma ed ancorata alla concezione tradizionale dei suoi primi secoli di vita, segnata dalla visione dell’uomo propria della cultura greca di stampo neo-platonico. Sulla scia dell’insegnamento dell’apostolo Paolo -poco contestualizzato e conseguentemente estremizzato- la Chiesa, nelle posizioni ufficiali della Patristica e della Scolastica nel tardo Medioevo, ha assunto in larga parte i caratteri fondamentali di questa visione dualistica e spiritualistica della natura umana. Sant’Agostino considera il piacere sessuale - anche nel matrimonio - come una conseguenza del peccato originale e, quindi, come un’imperfezione della condizione umana, tollerabile solo in vista della sua finalità procreativa.

Negli ultimi decenni, la teologia e la dottrina hanno sempre più sottolineiato il valore costitutivo che la sessualità ha per l’uomo superando ogni residuo di manicheismo. Tuttavia, nella visione di molti contemporanei, la Chiesa appare tutt'ora incapace di superare il rapporto conflittuale con la questione sessuale.

Lo stesso Benedetto XVI, nella sua prima enciclica Deus caritas est, si chiede se la Chiesa sia davvero nemica della corporeità e del piacere. Con questa tesi si è cercato di dare una risposta a questi interrogativi, cercando di capire il significato autentico dell'insegnamento magisteriale sul matrimonio. Andare alla ricerca del significato più profondo di questo insegnamento comporta che si rifletta e che siano studiati i documenti del Magistero con mente libera da pregiudizi, prescindendo da qualsiasi condizionamento confessionale ed ideologica, senza perdere di vista gli aspetti antropologici, biologici ed etici connessi alla sessualità umana. Bisogna assumere il criterio più corretto: cercar di capire non quello che la Chiesa vieta, ma quel che essa propone, tenendo presente che la visione autenticamente cristiana dell’uomo non si fonda sulla contrapposizione manichea tra corpo ed anima e tra materialità e spirito, ma essa guarda all’uomo nella sua interezza di corpo, anima e psiche, elementi fra loro inscindibili.
In questa prospettiva si può comprendere che, soprattutto nei suoi sviluppi post-conciliari, la dottrina della Chiesa sulla morale coniugale, per quanto impegnativa, non è affatto pessimistica come generalmente si crede. Il Magistero della Chiesa sul matrimonio delinea un ideale di vita altissimo che può essere vissuto integralmente solo se accolto con profonda fede. Tuttavia, le esigenze, di rispetto della dignità della persona e della vita, che la animano, hanno un valore universale dal quale non si dovrebbe poter prescindere, in quanto sono parte del nostro DNA culturale ed antropologico.
Si avrebbe a disposizione su questo tema una letteratura pressoché sterminata. Teologi, biblisti, antropologi, giuristi, medici e psicologi hanno studiato la materia, ognuno con le categorie della propria disciplina. Tutti questi studi offrono certamente riflessioni che aiutano a capire ma che possono, talvolta, allontanare dai significati essenziali della dottrina magisteriale. È per questo che, in questo lavoro, ci si soffermerà in modo particolare sullo studio diretto dei principali documenti del Magistero.
Partendo dall’enciclica Arcanum divinae sapientiae di papa Leone XIII (il primo documento ufficiale della Chiesa dedicato interamente al tema del matrimonio) per arrivare alla controversa enciclica Humanae vitae, si cercherà di dare una visione d’insieme dell’evoluzione che il magistero sul matrimonio ha vissuto nell’età contemporanea, soprattutto ad opera del Concilio Vaticano II.

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4 Introduzione Il Magistero della Chiesa Cattolica sul matrimonio e la sua dottrina morale in materia di sessualità e procreazione sono sempre più oggetto di dibattito e spesso bersaglio di aspre polemiche: la Chiesa, secondo le accuse di molti, è arroccata nella difesa di ideali anacronistici, troppo severi e lontani dalle esigenze della società attuale. Essa confina l’esercizio della sessualità all’interno del matrimonio fra l’uomo e la donna, vieta tutte le forme di contraccezione artificiale, in quanto pratiche contrarie alla vita, condanna l’aborto ritenendolo un omicidio, ma neppure accetta le tecniche di fecondazione artificiale, messe a punto dalla scienza per consentire la nascita di nuove vite. Nell’ambito del matrimonio, l’esercizio della sessualità appare legittimo solo se funzionale alla procreazione, la ricerca edonistica del solo piacere sembrerebbe condannata. Le critiche alla Chiesa non vengono mosse solo da esponenti della società o della cultura laica, ma anche da molti che si dichiarano credenti. Jack Dominian, psichiatra inglese di formazione cattolica, afferma che nell’ambito della morale sessuale l’esigenza attualmente più grande è quella di restituire significato e valore al concetto di piacere:

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