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Strategie imprenditoriali nell'industria olearia: il caso Salov

Il contesto competitivo in cui operano le imprese è ormai da anni contrassegnato dalla prorompente tendenza dell’economia a orientarsi su una dimensione mondiale, con un’evidente implementazione ed integrazione dei mercati dei beni, dei servizi e dei fattori della produzione.
Quest’andamento cui, inevitabilmente si connettono implicazioni politiche, culturali, giuridiche e ambientali di enorme portata, e che è ormai comunemente individuato con l’espressione di globalizzazione dei mercati ha comportato, da un lato, il progressivo aumento della tensione concorrenziale anche in settori e in nicchie di tradizionale specializzazione per le imprese italiane; dall’altro, tuttavia, ha reso l’opportunità di inserirsi in nuovi mercati, contraddistinti da grandi potenzialità di sviluppo della domanda in uno all’accessibilità a nuove e più convenienti fonti d’input produttivi.
In un simile ambiente, la sfida alla quale sono inevitabilmente chiamate le imprese è di essere in grado di governare la competitività, ossia di saper mantenere la capacità di competere costantemente anche al mutare delle condizioni ambientali.
In quest’ottica, l’internazionalizzazione dei rapporti commerciali diventa una componente imprescindibile delle strategie aziendali, sia di quelle finalizzate alla conquista di nuove quote di mercato, sia di quelle tese alla difesa delle posizioni competitive acquisite. Nell’attuale situazione, però, l’internazionalizzazione dei predetti rapporti commerciali non si esaurisce con l’esportazione dei beni realizzati in patria, ma si estende sempre più ad altre modalità, più adeguate e idonee rispetto al fine che l’impresa intende perseguire per radicarsi all’estero da insider, in altre parole con una presenza diretta, eventualmente supportata da accordi con operatori locali, in modo tale da seguire con più attenzione, presenza e cura clienti e mercati. Ciò inoltre contribuisce ad aumentare la capacità d’innovazione e di adeguamento dei beni e dei servizi alle esigenze dei singoli mercati e alle attese dei consumatori. Sotto questo profilo la posizione delle imprese italiane appare ancora debole: gli investimenti diretti che ammontano circa al 3.5% del totale mondiale rappresentando, di fatto, una quota di gran lunga inferiore rispetto a quella detenuta dai paesi europei con capacità produttiva simile alle nostre. Altrettanto limitato è il ricorso, da parte del medesimo mondo imprenditoriale, alle cosiddette nuove forme d’internazionalizzazione, ossia alla costituzione di joint venture contrattuali e/o societarie e più in generale all’instaurazione di accordi di natura commerciale e/o produttiva con operatori esteri finalizzati a un più efficace presidio dei mercati locali.
Analizzando queste poche riflessioni appare del tutto evidente come, ai fini della difesa della competitività del paese, le imprese italiane non possano prescindere da un costante miglioramento della loro capacità di presidio del mercato internazionale, perfezionando sia la capacità di proporsi in nuovi paesi sia di consolidare la presenza negli stessi imparando ad avvalersi di tutte le scelte possibili e adeguandosi contestualmente al mutare dei bisogni e delle esigenze.
In quest’ottica, l’impresa è chiamata a svolgere un ruolo di grande rilievo. A essa spetta in primo luogo, la responsabilità politico-strategica di formare e diffondere una cultura del mercato e della concorrenza di tipo avanzato e nel contribuire ad affrontare le sfide competitive poste dalla globalizzazione dei mercati.
A questo proposito e per fornire un modello di riferimento proporrò, attraverso un percorso graduale di richiamo delle specifiche caratteristiche di sviluppo, l’attività della SALOV con il marchio Filippo Berio. Procedendo quindi con l’analisi e le relative esemplificazioni, nel primo capitolo mi soffermerò sulla trattazione del settore dell’olio. Proporrò considerazioni sulla produzione e sulla commercializzazione del prodotto in Italia e all’estero analizzando i vari processi che rendono possibile il costante sviluppo aziendale. Nel secondo capitolo, in seguito alla ricerca che ho svolto in Gran Bretagna, affronterò le tematiche concernenti le abitudini alimentari del Regno Unito diventato uno dei maggiori mercati di sbocco per le produzioni di oli Made in Italy con una breve analisi delle tendenze del supply chain britannico.
Infine nel terzo capitolo mi propongo l’obiettivo di determinare in che modo l’azienda con il marchio Filippo Berio ha consolidato la propria leadership in Gran Bretagna, a ciò eseguendo un’analisi dell’attività di distribuzione, promozione e comunicazione posta in essere.
Pertanto il lavoro sviluppato si propone, in definitiva, di rappresentare le strategie di sviluppo della fiducia rappresentando un’interessante e nuova frontiera nella gestione dei rapporti di canale e delle relazioni di vendita anche in ambienti ipercompetitivi .

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9 INTRODUZIONE Nel settore dell’olio di oliva si distinguono due fasi che determinano la produzione seguendo la trasformazione industriale del prodotto base. La prima è quella pertinente alle attività nei frantoi, mentre la seconda è legata a quelle delle imprese di confezionamento. Le strutture industriali di dimensioni medie - piccole, che sono la maggior parte, si presentano generalmente con il sistema d’integrazione verticale dei frantoi e degli impianti d’imbottigliamento. Per quanto attiene le strutture di grandi dimensioni, con un profilo più simile a quello di un’impresa industriale in senso stretto, queste operano acquistando olio sul mercato, per poi eventualmente miscelarlo e imbottigliarlo, di norma lontano dai luoghi dove è prodotto, e quindi commercializzarlo. In questa fase sempre più spesso è presente anche la figura del grossista, che acquista olio sfuso in Italia e all’estero per poi rivenderlo alle imprese di confezionamen to. Nell’ambito della fase della trasformazione, si stima la presenza di circa 5.100 frantoi in attività, per oltre il 70% localizzati al Sud, di piccole dimensioni, mentre nell’ambito di quella che interessa le medio - grandi dimensioni, invece, risultano operare poco più di 200 aziende. Nel settore oleario è molto diffuso anche l’imbottigliamento per conto terzi. Ci sono aziende che imbottigliano prodotti di altri e non commercializzano con un marchio proprio, oppure combinano insieme queste due attività . Da tenere in considerazione anche il fatto che molte aziende non operano solo nel settore dell’olio di oliva, ma hanno un’attività differente che in molti casi si estende al settore dell’olio di semi e/o a una serie di prodotti come sughi e salse pronte.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Francesco Ruggieri Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.