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Le principali innovazioni del Trattato di Lisbona tra allargamento e approfondimento

Informazioni tesi

  Autore: Tommaso Canetta
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Bruno Nascimbene
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

In questa tesi vengono analizzate le principali innovazioni del Trattato di Lisbona, alla luce del nesso tra queste e le dinamiche di allargamento e approfondimento che interessano l'Unione, e in costante confronto con quanto previsto dal Trattato che adotta una costituzione per l'Europa.
Il Trattato di Lisbona è entrato in vigore, dopo un percorso a dir poco travagliato, il primo dicembre 2009. In esso sono contenute molte delle innovazioni già previste dal Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, e per questo spesso i giornali vi hanno fatto riferimento con l’espressione “mini-costituzione”. Rimangono infatti la parziale soppressione dei pilastri, la riforma del sistema istituzionale dell’Unione, la personalità giuridica dell’Unione, la facoltà di recesso, il valore vincolante della Carta dei diritti fondamentali, e molte delle altre novità già previste nel trattato costituzionale. Tuttavia, rispetto a quest’ultimo, il Trattato di Lisbona denota alcune differenze. In primo luogo scompaiono la veste costituzionale e le espressioni formali ad essa correlate. Aumentano poi le deroghe e i regimi particolari, ed in generale si nota una forte riemersione degli Stati come protagonisti sulla scena europea. Alcune novità del Trattato di Lisbona, rispetto alla Costituzione europea, quali un meccanismo di delazione del voto in Consiglio ad opera di minoranze non sufficienti a costituire la minoranza di blocco o il nuovo ruolo dei Parlamenti nazionali, sembrano infatti configurarsi come strumenti nelle mani degli Stati per poter rallentare, quando non impedire, eventuali decisioni prese a maggioranza, secondo le regole del metodo comunitario. L’inedita possibilità per gli Stati membri di recedere dall’Unione, poi, è un altro segnale d’insofferenza da parte degli Stati a sottoporsi ad un cammino d’integrazione spesso svincolato (anche se non tanto quanto si era auspicato) dal criterio dell’unanimità.
Il presente lavoro intende analizzare le innovazioni del Trattato di Lisbona, sottolineando le differenze con il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, e ponendole in correlazione con due profili del processo d’integrazione comunitaria: l’allargamento e l’approfondimento. Infatti, la volontà di proseguire il primo senza pregiudicare il secondo è la ratio di molte delle disposizioni dei trattati. L’intento è quindi quello di verificare se le soluzioni “flessibili”, già previste nella Costituzione europea per far convivere i suddetti profili, siano mantenute, e laddove ciò non accada, quali ne siano le cause e le conseguenze.

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3 INTRODUZIONE Il Trattato di Lisbona Ł entrato in vigore, dopo un percorso a dir poco travagliato, il primo dicembre 2009. In esso sono contenute molte delle innovazioni gi previste dal Trattato che adotta una Costituzio ne per l Europa, e per questo spesso i giornali vi hanno fatto riferimento con l espressione mini-costituzione . Rimangono infatti la parziale soppressione dei pilastri, la riforma del sistema istituzionale dell Unione, la personalit giuridica dell Unione, la facolt di recesso, il valore vincolante della Carta dei diritti fondamentali, e molte delle altre novit gi previste nel trattato costituzionale. Tuttavia, rispetto a quest ultimo, il Trattato di Lisbona denota alcune differenze. In primo luogo scompaiono la veste costituzionale e le espressioni formali ad essa correlate. Aumentano poi le deroghe e i regimi particolari, ed in generale si nota una forte riemersione degli Stati come protagonisti sulla scena europea. Alcune novit del Trattato di Lisbona, rispetto alla Costituzione europea, quali un meccanismo di delazione del voto in Consiglio ad opera di minoranze non sufficienti a costituire la minoranza di blocco o il nuovo ruolo dei Parlamenti nazionali, sembrano infatti configurarsi come strumenti nelle mani degli Stati per poter rallentare, quando non impedire, eventuali decisioni prese a maggioranza, secondo le regole del metodo comunitario. L inedita possibilit per gli Stati membri di recedere dall Unione, poi, Ł un altro segnale d insofferenza da parte degli Stati a sottoporsi ad un cammino d integrazione spesso svincolato (anche se non tanto quanto si era auspicato) dal criterio dell unanimit . Il presente lavoro intende analizzare le innovazioni del Trattato di Lisbona, sottolineando le differenze con il Trattato che adotta una Costituzione per l Europa, e ponendole in correlazione con due profili del processo d integrazione comunitaria: l allargamento e l approfondimento. In fatti, la volont di proseguire il primo senza pregiudicare il secondo Ł la ratio di molte delle disposizioni dei trattati. L intento Ł quindi quello di verificare se le soluzioni flessibili , gi previste nella Costituzione europea per far convivere i suddetti profili, siano mantenute, e laddove ci non accada, quali ne siano le cause e le conseguenze.

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