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Il diritto d'asilo nell'Unione Europea e il regolamento 343/2003

Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Bandieri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna - Polo universitario di Forlì
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e diplomatiche
  Relatore: Marco Borraccetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

Il diritto d’asilo può essere definito come il diritto di uno Stato di concedere asilo ad una persona che ne fa richiesta esercitando il proprio diritto all’asilo , ossia a domandare asilo. Gli Stati, non solo i membri dell’Unione Europea, hanno ancora oggi difficoltà nel considerare l’asilo come un obbligo verso i rifugiati . Esiste infatti, una fortissima tensione tra due aspetti, l’obbligo e la discrezione, derivante dal fatto che lo Stato, nel concedere o nel negare l’asilo ad un richiedente agisce nell’esercizio della propria sovranità territoriale, ma deve comunque consentire a chiunque di cercare di ottenere asilo. È proprio la sovranità e la tutela degli interessi nazionali uno dei motivi principali che hanno a lungo impedito lo sviluppo di una vera e propria politica comune per le materie di asilo e immigrazione nell’Unione Europea; seguendo la logica del principio di sovranità risulta difficile obbiettare sul mantenimento di politiche d’asilo diverse all’interno dell’Unione, ma c’è un altro aspetto che va considerato, ovvero la crescente importanza che ha assunto la tutela dei diritti umani a livello internazionale e le relative convenzioni che impongono ai paesi firmatari di attivare tutti gli interventi in loro potere per garantirne il rispetto. Pertanto, se da un lato è comprensibile e legittimata la reticenza degli Stati membri dell’Unione europea nel dare via libera ad una vera azione comunitaria nel settore dell’asilo, dall’altro non è accettabile, poiché sono evidenti le difficoltà per gli Stati membri nel gestire da soli i sempre maggiori flussi di richiedenti asilo e soprattutto nel gestirli rispettandone e tutelandone i diritti. È chiaro che l’Unione Europea e gli Stati debbano in qualche modo regolare questi flussi immigratori, quello che non è accettabile è il fatto che per controllare il fenomeno si finisca per creare una barriera, senza avere la possibilità di distinguere tra immigrati volontari e persone in fuga dal proprio paese, quali sono i richiedenti asilo.
Questo lavoro si propone di analizzare l’evoluzione degli interventi messi in pratica dall’Unione nel settore dell’asilo per dimostrare che nonostante gli sforzi dell’Unione questi non sono, purtroppo, ancora sufficienti in quanto, da un lato sono concentrati nella costruzione di un sistema ancora lontano dalla tutela dei richiedenti asilo e, dall’altro, non si è ancora raggiunta la volontà di agire in maniera unitaria, rinunciando all’azione individuali dei singoli Stati membri.

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5 CAPITOLO I IL CAMMINO VERSO IL SISTEMA ATTUALE 1. I primi passi verso la Convenzione di Dublino La politica dell’immigrazione, così come tutte le politiche che vi sono connesse, quali visti e asilo, è un settore d’intervento che riveste un interesse nazionale molto elevato. Per questo sono stati necessari molti anni e si sono dovute superare molte difficoltà, prima di arrivare a considerare la materia come settore di pertinenza comunitaria e non più intergovernativa. Pertanto, è solo dalla seconda metà degli anni ’80 che si inizia a intravedere una volontà di approccio comunitario nei confronti del problema dell’immigrazione. Le spinte sono state sostanzialmente due: l’aumento dell’interdipendenza tra i paesi membri della CEE e il notevole aumento di flussi migratori verso l’Europa3. L’accordo di Schengen, firmato nel giugno del 1985 ha come obiettivo principale la soppressione graduale delle frontiere interne comuni. Benché l’accordo riguardi sostanzialmente una dimensione interna della Comunità, quale la libera circolazione delle persone tra i paesi membri, questo si ripercuote inevitabilmente sugli ingressi degli stranieri. Infatti non si tratta di rinunciare al controllo sugli ingressi dei cittadini di paesi terzi, ma di effettuarlo in comune, e per questo l’accordo prevede delle misure che compensano la soppressione dei controlli alle frontiere interne4. La Convenzione sull’applicazione dell’accordo Schengen, del 1990, contiene i settori di intervento comune, come conseguenza dell’abolizione delle frontiere interne. Tra questi, di interesse per la materia qui trattata vi è la questione dei visti, le condizioni di circolazione degli stranieri e la questione della 3 Delgado Leticia, La politica dell‟immigrazione, in L‟Unione Europea. Le politiche pubbliche, a cura di S.Fabbrini e F.Morata, Editori Laterza 2002, p.248 4 Nathalie Berger, La politique européenne d‟asile et d‟immigration, Bruxelles, 2000, p. 27

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Parole chiave

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diritto d'asilo
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regolamento 343
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