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Immigrazione e violenza intrafamiliare: gli omicidi familiari tra migranti (1996-2009)

Informazioni tesi

  Autore: Nicolina Rosi
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Esperti nell'analisi dei problemi legati alla devianza ed alla criminalità nella predisposizione di interventi socio-educativi di prevenzione
Anno: 2010
Docente/Relatore: Gaetana Russa
Correlatore: ConcettaEpasto
Istituito da: Università degli Studi di Messina
Dipartimento: Scienze Forensi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

La spinta alla mobilità territoriale e alla colonizzazione di nuovi spazi va considerato un elemento caratteristico della nostra specie, la cui straordinaria riuscita dipende dalla capacità dell'uomo di adattarsi socialmente e culturalmente ai nuovi ambienti, annullando e superando i limiti dell'adattamento biologico cui sono costrette le altre specie animali (K. Davis,1974).
Quel che arguiamo dalle parole di Davis, è che la storia dell'uomo è stata da sempre caratterizzata da notevoli spostamenti, da piccoli o grandi migrazioni sulla superficie terrestre.
Il fenomeno migratorio, nella più ampia accezione del termine, inteso sia come “emigrazione” cioè spostamento da uno stato all’altro, sia come “immigrazione”, vale a dire ingresso in un altro Stato, è prima di tutto un fenomeno sociale generato dalla costante ricerca dell’uomo di nuove e migliori condizioni di vita e che , come viene evidenziato da Pistone1, è andato incontro nel tempo a diversi e profondi mutamenti.
Secondo l'eminente studioso, le nazioni stanno subendo dei cambiamenti epocali che vanno a ridisegnare la geografia a livello planetario, in quanto le nazioni risultano sempre più interdipendenti a seguito dei cambiamenti indotti dalla globalizzazione, per cui si può ipotizzare che le divisioni territoriali, rappresentate dalle nazioni come le intendiamo oggi, a metà secolo, quasi certamente, non esiteranno più.
Per portare un esempio evidente a tutti, basti pensare all'Europa, dove gli Stati che hanno abolito le frontiere e che hanno aderito alla Comunità Europea, sono 27.
Ma proviamo per un attimo a pensare, cosa succederebbe se oggi, di colpo, venissero aboliti i confini nazionali in tutto il mondo.
L'effetto più vistoso sarebbe probabilmente un massiccio spostamento di popolazioni lungo tre direttrici principali: verso l'Europa da Africa e Asia; verso le isole degli Oceani Indiano e Pacifico (in particolare verso l'Australia) da Cina e India; verso il Nord America da tutto il resto del mondo (soprattutto Sud America, Estremo Oriente ed Europa).
Dopo una prima fase di grande mobilità, tutto si assesterebbe su nuovi equilibri.
In effetti, è quanto sta succedendo già adesso, a confini chiusi; la sola differenza potrebbe essere rappresentata dai ritmi con cui questo fenomeno si manifesterebbe.
Quello cui abbiamo finora riferito, ci induce a pensare all'immigrazione come un fenomeno tutt'altro che marginale che merita l'attenzione profonda da parte degli studiosi e degli esperti del settore, poiché si configura come un aspetto nuovo con cui ogni Paese si trova necessariamente a confrontarsi, a cooperare, a trovare delle strategie comuni di sostegno nei riguardi sia dei paesi ospitanti, che ai paesi di provenienza.
Questa cooperazione comunitaria si concretizza nella necessità di adottare delle linee comuni per fronteggiare il fenomeno e con esso la lotta alle nuovissime tipologie di reato (si pensi alla tratta degli esseri umani, sfruttamento della prostituzione, ecc).
Infatti, nello scenario di crisi economica e occupazionale, delineatosi alla fine del 2008 e rafforzatosi nel corso del 2009, l'immigrazione non ha arrestato la sua crescita (Caritas/Migrantes, 2009).
Il forte rallentamento produttivo e dei consumi nei paesi ricchi, colpisce pesantemente anche i paesi in via di sviluppo: disoccupazione, inflazione, aggravamento della situazione alimentare a causa dell'aumento dei prezzi, aumento delle bocche da sfamare (75 milioni in più secondo la FAO)2.
Il nostro continente è oramai stabilmente occupato da cittadini provenienti da altri paesi, e come avremo modo di vedere in seguito, la dimensione quantitativa, già notevole, è destinata ad aumentare per ragioni sia demografiche che occupazionali.
L'obiettivo di questa tesi è quello di indurre ad una riflessione (seppur con gli inevitabili limiti) sul fenomeno migratorio, come innescato in primis dal disequilibrio economico, sociale, occupazionale che oggi divide il mondo, e induce gli esperti a parlare di “paesi poveri” e “paesi ricchi”, o ancora, di Paesi in via di Sviluppo (PVS) e Paesi a Sviluppo Avanzato (PSA).
Inoltre, i fattori che incidono, sul persistere di questo fenomeno sono molti e complessi: spaziano dalla capacità di attrazione di un paese rispetto ad un altro, alla possibilità di raggiungerlo (anche illegalmente) e di restarvici, ecc.
Nel primo caso possiamo dire, ad esempio, che un paese diventa attraente se offre possibilità di lavoro.
Seguendo questo ragionamento, verranno preferiti, a maggior ragione, quei paesi che offrono “più” possibilità di lavoro, anche sommerso, dove esiste un mercato nero del lavoro, fatto di clandestinità, di sfruttamento, di precarietà esistenziale.
La cronaca giornalistica italiana, recentemente ci ha fatto “vedere” questo tipo situazione in seguito ai fatti di violenza avvenuti a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria.

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5 1.1 Le odierne migrazioni Le migrazioni attuali, tendono a generalizzarsi e intensificarsi su scala planetaria, mutando di natura e direzione. Semplificando la questione, si è passati da una migrazione determinata principalmente dalla domanda, caratterizzata da fattori di attrazione, cioè la necessità di manodopera non qualificata nei Paesi industrializzati, ad una di offerta, contraddistinta dai fattori di spinta, cioè miseria, disoccupazione, guerre nei paesi di origine dei flussi migratori ( Martucci P., Putignano C., 2001). Il dinamismo della popolazione straniera, è da ricondurre principalmente alla sua evoluzione demografica e, secondo le stime delle Nazioni Unite, nei prossimi decenni questa progressiva divaricazione, sarà inarrestabile. Secondo le statistiche dell'ONU, i migranti a livello mondiale, sono cresciuti di 16 milioni di unità tra il 2000 e il 2005 e si aggirano oramai intorno ai 200 milioni (Caritas/Migrantes 2006). Al momento, la tendenza dominante è costituita dallo spostamento dai paesi del Sud del mondo e dall'Est europeo verso i paesi dell'Europa occidentale. I Paesi destinatari dei flussi migratori diventano quindi prevalentemente l'Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Un ruolo negativo è certamente giocato dalla peculiarità della struttura economica europea, che funge da fattore di attrazione, diventando meta prescelta da parte dei migranti. Qui è presente un doppio mercato del lavoro, l'uno ufficiale e garantito, l'altro sotterraneo, non protetto, retto dall'arbitrio assoluto, che non fa altro che autoalimentare la richiesta di manodopera immigrata a basso costo. Inoltre, questi paesi, non essendo dotati di un ordinamento giuridico adeguato, hanno consentito agli immigrati di trovare terreno fertile. Non dobbiamo mai dimenticare che le istituzioni hanno un'influenza profonda sui flussi migratori, poichØ le politiche sono sia le cause che spingono all'emigrazione centinaia di persone in tutto il mondo, sia coloro che determinano le dimensioni dell'immigrazione consentita.

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1996-2009
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