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Il sovraindebitamento del consumatore e la protezione della nuova normativa europea

Informazioni tesi

  Autore: Simone Ripa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Giuseppe Guglielmo Santorsola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

Con tale lavoro cercherò di trattare quello che risulta uno dei settori portanti e più remunerativo delle società creditizie (Credito al consumo). I criteri di valutazione e sistemi informativi utilizzati dalle società creditizie Evidenziare in che modo si cerca di unificarlo a livello europeo,avendo come scopo primario quello della tutela del consumatore (punti salienti della nuova normativa europea). Disegnare il consumatore come soggetto particolarmente indebitato (sovra indebitamento) ed esposto a furti di identità (frodi creditizie). Per poi infine esporre quella che attualmente è la mia esperienza lavorativa, dedicando un capitolo della tesi all’esperienza di Deutsche Bank maturata in tale settore, con particolare riferimento ad una delle prime finanziarie nate (Presititempo), e all’accordo commerciale firmato con Poste-Italiane (prestiti Bancoposta).

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1 Introduzione Il mercato del credito al consumo ha subito nel 2009, per la prima volta negli ultimi tre lustri, una contrazione dei volumi erogati. Questo dato rappresenta un evento tanto inaspettato quanto deleterio e che ha costretto tutti gli operatori del mercato a ripensare i paradigmi su cui i cosiddetti business model erano stati fondati. I motivi di tale ridimensionamento sono fondamentalmente riconducibili a tre ordini di motivi: da una parte la generalizzata contrazione dei consumi ha determinato una minore richiesta di finanziamenti (si pensi d esempio a crollo del mercato dell’auto). In secondo luogo le banche hanno adeguato le proprie politiche di controllo del rischio di credito al contesto economico più difficile, modificando i modelli statistici dei “credit scoring” con qualche ulteriore variabile legata alle tensioni macroeconomiche. Infine, taluni istituti hanno dovuto fare i conti con capitali propri non sempre sufficienti a sostenere crescite dei finanziamenti senza limiti. Tuttavia, è pur vero che, nonostante i tassi di crescita a doppia cifra degli scorsi decenni, il mercato domestico rimane “sottosviluppato” rispetto a tutti gli altri paesi industrializzati della comunità Europea e più in generale delle economie più sviluppate. In Italia il rapporto tra credito al consumo e Prodotto Interno Lordo è pari alla metà della virtuosa Germania ed è inferiore di oltre quattro volte rispetto ai fanalini di coda, Irlanda e Grecia, dove il rapporto tra le due grandezze è oggi pari a circa il 12%. Inghilterra e Stati Uniti, poi, sono veri fuori classe in termini di indebitamento privato. Ed è’ probabilmente inutile tentare di competere con economie così “avanzate”, senza distorcere e piegare ad interpretazioni improbabili dati di realtà economica così diversi. Non sfugga, tuttavia, che l’origine della crisi finanziaria scoppiata nel 2008 sembra avere avuto la propria origine proprio in quei mercati ritenuti, in qualche caso a torto, dei modelli da imitare o d inseguire. Il dibattito che si è aperto nell’ultimo periodo, ed in cui si inserisce il quadro normativo introdotto dalla nuova direttiva comunitaria, va inquadrato, quindi, più correttamente anche alla luce di realtà economiche diverse e non sempre paragonabili completamente a quella italiana.

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