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I presupposti motivazionali del giocatore di rugby: dall'attività giovanile all'alto livello

Il tema affrontato è quello della motivazione applicata al rugby, dall’attività giovanile fino all’alto livello, offrendo degli spunti interessanti ai tecnici del settore, ma anche all’appassionato, proponendo una visione più ampia rispetto a quella, limitata e ridotta, proposta dai media italiani (come per esempio l’esaltazione del terzo tempo).

OBIETTIVI:
Gli obiettivi principali sono stati, la comparazione tra le molte ricerche sulla “motivazione e lo sport” con la disciplina del rugby in particolare, cercando di capire cosa spinge il bambino nel sceglierlo, le motivazioni che un genitore può avere per portare il proprio figlio e quelle di un adolescente/adulto nel continuare a praticarlo; un altro obiettivo è stato quello di verificare l’usufruibilità di questo sport analizzandolo nei suoi aspetti prettamente tecnici, e soprattutto prendendo in considerazione i cambiamenti regolamentari e di gioco riscontrati negli ultimi trent’anni, in base a studi effettuati nel 2003 dalla F.I.R.; verificando successivamente, la capacità di diffusione in Italia di questo sport, tanto conosciuto nei paesi anglosassoni e anglofoni.

LE FONTI:
Le fonti per la realizzazione della Tesi sono state libri, articoli, approfondimenti in Internet e
pubblicazioni giornalistiche sulla motivazione e lo sport in generale, successivamente è stata fatta un’analisi dei questionari effettuati tramite uno studio di Gill, Gross e Huddleston (Partecipation Motivation Questionnaire ,PMQ), raffrontando il rugby attraverso le sue regole e i suoi principi; infine ricerca di possibili limiti motivazionali nella diffusione e usufruibilità di questo sport.

RISULTATI OTTENUTI:
I risultati ottenuti sono stati quelli di una disciplina sportiva composta da principi caratteristici e tipici, assenti negli altri sport di squadra, come il principio dell’avanzamento, dell’attacco e della difesa attraverso il sostegno; trovando motivanti, aspetti come il principio della gradualità attraverso i giochi modificati, ponendo l’attenzione principalmente al più usato dai tecnici, avente caratteristiche ludiche e pedagogiche rilevanti, il TAG rugby.
Esistono anche degli aspetti limitanti la motivazione, come ad esempio l’assenza di gesti tecnici specifici riproducibili singolarmente, risultando uno sport di difficile diffusione in Italia . Dalle ricerche iniziali sono emerse delle caratteristiche motivazionali importanti che caratterizzano ogni fascia d’età.

CONCLUSIONI:
Le conclusioni riguardano soprattutto la presa di coscienza di una “programmazione sportiva organizzata”, tenendo conto degli aspetti motivazionali; bambini, adolescenti, adulti non hanno differenze sostanziali nelle motivazioni nei loro sport, cambia solo il peso che loro danno ad esse, ovviamente in base alla diversa età, genere, tipo di sport e caratteristiche socioculturali.
I bambini tendono a dare molta importanza ai rinforzi estrinseci dati dall’allenatore, gli adolescenti tendono a dare priorità all’acquisizione di status sociali, farsi notare e la popolarità sono tipici di questa fascia di età, mentre l’adulto dà molta importanza al mantenimento della forma fisica. I tecnici del settore e i genitori devono motivare il bambino nel modo migliore, incentrandolo verso la motivazione e “l’orientamento sul compito” considerando principalmente l’impegno come fattore di successo, valutando la prestazione, rendendolo autonomo e consapevole del proprio corpo. Le sfide educative che la società attuale ci presenta sono sempre più complesse e multidimensionali mentre gli strumenti classici per affrontare le problematiche sono spesso obsoleti e inadeguati. A questo proposito mi ha particolarmente interessato l’aspetto della motivazione in quanto ritengo che sia l’aspetto fondamentale che deve essere preso in considerazione da tutte le persone coinvolte nell’educazione del ragazzo: famiglia, allenatore, scuola; affinché la pratica sportiva risulti naturale e quindi vero elemento favorevole allo sviluppo della persona.

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9 Capitolo 1 I PROCESSI MOTIVAZIONALI NELLO SPORT Il termine “motivazione” può essere inteso come “l’insieme dei fattori che promuovono l’attività del soggetto, orientandola verso certe mete e consentendole di prolungarsi qualora tali mete non vengano raggiunte immediatamente, per poi fermarla al conseguimento dell’obiettivo”.3 Preliminarmente va specificato che ragazzi e ragazze fanno sport per un insieme abbastanza ampio di ragioni,alcune relative al piacere di confrontarsi con gli altri ma a volte anche per sviluppare delle competenze sportive. Pertanto la programmazione sportiva orientata deve tener conto di questi aspetti complicati e delicati altrimenti si rischia di favorire l’abbandono precoce. Va aggiunto come lo sport sia un’attività che viene praticata per libera scelta, la quale si viene a definire in tre momenti successivi: la scelta – caratterizzata dalla valutazione da parte del soggetto dei diversi elementi sia favorevoli che contrari alla pratica sportiva, prendendo in considerazione tutte le alternative possibili, la decisione – di praticare un determinato sport a partire dalla suddetta valutazione, e l’attuazione – cioè la pratica concreta dello sport prescelto.4 3 Reuchlin M. (1957), Psychologie, PUF, Paris (trad.it. Manuale di Psicologia,Editori Riuniti, Roma, 1981). 4 Giovannini D., Savoia L. [2002], Psicologia dello sport, Roma, Carocci

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Motorie

Autore: Simone Amato Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

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