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Il ritmo dei telegiornali: un confronto tra Studio Aperto e Tg3

Il presente lavoro di tesi s’ inserisce nel panorama dell’informazione televisiva e del suo mezzo di trasmissione più comune, il telegiornale.
Area di studio è il ritmo dei telegiornali, definito come andamento discorsivo della notizia che comprende molte variabili: il discorso del giornalista e la relativa velocità di dizione, i modi di rappresentazione delle notizie, il montaggio dei servizi stessi e la durata complessiva. Un ritmo che ad un primo sguardo non appare nitido e chiaro ma che solo attraverso un’ analisi attenta e approfondita può svelare l’intera identità di rete a cui appartiene il telegiornale.
Per spiegare meglio cos’è il ritmo dei telegiornali si è ricorso ad un confronto parallelo tra due diverse edizioni giornalistiche serali. La scelta è caduta su Studio Aperto e Tg3, due telegiornali che si distinguono dall’inizio sia per la loro tradizione e appartenenza a modelli differenti, sia attraverso un approccio diverso nel trattamento delle notizie.
Da una parte Studio Aperto, telegiornale di Italia Uno è in onda alle ore 18.30 con durata complessiva pari a ventisei minuti, determinando un ritmo veloce, incalzante e progressivo. Dall’altra parte il TG3, telegiornale della terza rete Rai è in onda alle ore 19.00 con durata complessiva di trentuno minuti. In questo caso il ritmo è più lento e prolisso.
Obbiettivo principale del presente lavoro di tesi è quello di fornire due casi diversi di ritmo dei telegiornali, tramite l’analisi dei suoi principali parametri: la sigla, la quantità / qualità delle notizie, le modalità di coverage e il conduttore, figura chiave per il target di riferimento.

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Il quadro teorico di riferimento 3 2. Il quadro teorico di riferimento 2.1 Definizione di ritmo Il ritmo è definito come il succedersi ordinato nel tempo di forme in movimento, ci sono: - ritmi presenti in natura:l’alternarsi del giorno e della notte, il ciclo delle stagioni, il movimento delle onde del mare, il battito del cuore, la respirazione, il modo di camminare); - ritmi dell’arte (la ripetizione di forme e di linee, l’alternanza di colori, la successione di ombre e luci); - ritmi presenti nella vita quotidiana (i paracarri ai lati della strada, le bottiglie allineate su uno scaffale, le merci esposte in un supermercato, la marcia dei soldati e la danza). Il ritmo può essere definito anche come il susseguirsi di accenti (cellula ritmica) con una periodica regolarità. Esso è basato sulla suddivisione del tempo in forme e misure variabili, talvolta regolari e simmetriche altre volte irregolari e asimmetriche. È definito come una successione di accenti, intendendo con accento il maggior rilievo (variazione d’intensità o di enfasi) che alcuni suoni hanno rispetto ad altri nell’ambito di un brano o una frase. Nel ritmo distinguiamo due momenti fondamentali: il momento di slancio, detto arsi (dal greco Arsis = elevazione) ed il momento di riposo, detto tesi (da Thesis = pongo), che corrisponde all’accento in battere. Il ritmo è quindi un movimento che si ripete regolarmente ( si pensi per esempio ad un orologio a pendolo). Qualsiasi movimento che non si ripete regolarmente può essere detto come “aritmico”.

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Elena Meloni Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

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