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L’evoluzione della spesa per assistenza e previdenza in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Aldo Iavasile
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Gigli Luca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

Nel presente lavoro verrà esaminata l’evoluzione della spesa previdenziale ed assistenziale in Italia degli anni 1995-2005. Le spese per la previdenza e l’assistenza sociale, assieme a quelle per la sanità e l’istruzione, costituiscono il cosiddetto stato del benessere. Ci sono due differenti concezione di quest’ultimo: quella paternalistica e quella individualistica.
Il principio paternalistico riguarda determinati comportamenti che lo stato pone in essere sostituendosi alle preferenze individuali dei cittadini imponendo il consumo di determinati beni (ad esempio la scuola dell’obbligo o le pensioni) al fine di eliminare o ridurre le inefficienze del mercato.
Il principio individualistico invece è quella che risponde al modello cooperativo. Il finanziamento delle spese sociali può avvenire a carico della finanza pubblica generale o sulla base di specifici contributi per le varie classi di spesa. A sua volta l’uno e l’altro modello di finanziamento possono essere costituiti da un’unica gestione statale (per esempio pensioni o sanità) in cui confluiscono tutti i contributi da cui si dipartono tutte le spese, oppure da entità decentrate territorialmente o per sottogruppi (per esempio lavoratori dipendenti, artigiani, agricoltori, ecc.) con possibile libertà di scelta fra istituzioni in concorrenza fra loro. E’ proprio quest’ultimo il principio relativo al modello cooperativo in cui il bisogno di previdenza va finanziato, per i cittadini normali, a carico dei beneficiari.
Da ciò va separata la spesa che ha carattere assistenziale, vale a dire quella che si riferisce ai bisogni dei meno favoriti per i quali il finanziamento non può che essere attuato con trasferimenti e servizi pubblici a carico del contribuente generale.
I modelli di convivenza civile e di coesione sociale, comunemente associati all’idea di welfare state, hanno profondamente caratterizzato la storia dei paesi europei ed hanno manifestato numerosi segni di crisi

e sollevano aspre critiche. La sfida del loro rilancio riguarda tutte le forze politiche, in particolare quelle che richiamano alle culture democratiche, perché sono proprio queste ad essersi costitutivamente identificate nel welfare.
Le ragioni della ricerca del cambiamento non risiedono, almeno in Italia, nel fatto che la spesa sociale sia fuori controllo e nemmeno nel fatto che, dato l’imprescindibile obbiettivo dell’integrazione economica europea, essa sia l’unica spesa comprimibile. Le ragioni del cambiamento del welfare nel nostro paese sono riconducibili da un lato ad una scarsa inclusività che esso ha manifestato (specie nella versione clientelare-assistenziale adottata in Italia) verso parti consistenti della popolazione, in primo luogo donne e giovani; da un altro dal progressivo esaurimento delle esigenze storiche su cui esso è stato modellato e nel passaggio in atto da un sistema prevalentemente fordista (centrato sulla figura del lavoratore maschio, occupato a tempo pieno, dal ciclo di vita piatto e rigido, standardizzato e prevedibile) alla società e all’economia dell’informazione e della globalizzazione, caratterizzate da una pluralità di attori sociali dai cicli di vita variegati, non standardizzati e non prevedibili. Lo stato sociale del giorno d’oggi va dunque adattato ad una situazione in grande mutamento caratterizzata anche dalla presenza di problemi estrinseci allo sviluppo dei welfare states, tra queste possiamo identificare la transizione demografica e il notevole peggioramento degli indici di dipendenza della quota di popolazione anziana in rapporto alla quota di popolazione giovane. E’ possibile inoltre determinare anche problemi intrinseci come la progressiva trasformazione della percezione del bisogno sociale da un’esperienza di tipo collettivo in esperienza di tipo individuale.
Da questo punto di vista, nel momento in cui diventano obsoleti i vecchi assetti di welfare e i criteri a cui sono state ispirate le loro modellazioni, balzano in primo piano le problematiche dell’equità e le questioni della giustizia. Infatti, se società caratterizzate da articolazioni interne piuttosto semplici potevano basarsi su versioni di giustizia altrettanto

semplici, società profondamente articolate come quelle moderne richiedono che i paradigmi dell’equità e delle sfere di giustizia siano in grado di rispondere a domande inedite; tra questi interrogativi il principale verte sulla lotta alla povertà. Quest’ultima, insieme alle nuove forme di esclusione sociale devono essere senza dubbio il principale obbiettivo di un nuovo sistema di welfare.

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Introduzione Nel presente lavoro verrà esaminata l’evoluzione della spesa previdenziale ed assistenziale in Italia degli anni 1995-2005. Le spese per la previdenza e l’assistenza sociale, assieme a quelle per la sanità e l’istruzione, costituiscono il cosiddetto stato del benessere. Ci sono due differenti concezione di quest’ultimo: quella paternalistica e quella individualistica. Il principio paternalistico riguarda determinati comportamenti che lo stato pone in essere sostituendosi alle preferenze individuali dei cittadini imponendo il consumo di determinati beni (ad esempio la scuola dell’obbligo o le pensioni) al fine di eliminare o ridurre le inefficienze del mercato. Il principio individualistico invece è quella che risponde al modello cooperativo. Il finanziamento delle spese sociali può avvenire a carico della finanza pubblica generale o sulla base di specifici contributi per le varie classi di spesa. A sua volta l’uno e l’altro modello di finanziamento possono essere costituiti da un’unica gestione statale (per esempio pensioni o sanità) in cui confluiscono tutti i contributi da cui si dipartono tutte le spese, oppure da entità decentrate territorialmente o per sottogruppi (per esempio lavoratori dipendenti, artigiani, agricoltori, ecc.) con possibile libertà di scelta fra istituzioni in concorrenza fra loro. E’ proprio quest’ultimo il principio relativo al modello cooperativo in cui il bisogno di previdenza va finanziato, per i cittadini normali, a carico dei beneficiari. Da ciò va separata la spesa che ha carattere assistenziale, vale a dire quella che si riferisce ai bisogni dei meno favoriti per i quali il finanziamento non può che essere attuato con trasferimenti e servizi pubblici a carico del contribuente generale. I modelli di convivenza civile e di coesione sociale, comunemente associati all’idea di welfare state, hanno profondamente caratterizzato la storia dei paesi europei ed hanno manifestato numerosi segni di crisi 3

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