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Incontrare l'Altro nelle professioni educative

La motivazione per la quale, nel lavoro di tesi, ho scelto di focalizzare la mia attenzione sul profilo professionale dell’educatore e sulla relazione educativa che quest’ultimo instaura con l’educando, nasce da una forte spinta interiore che scaturisce dall’esperienza diretta «sul campo» favoritami dall’attività di tirocinio, esperita in una casa famiglia per donne e bambini vittime di violenza.
L’essere a contatto diretto con la realtà del disagio, mi ha consentito di entrare nel «vivo» della prassi educativa, caratterizzata dal paradigma della «complessità», nel quale l’educatore deve imbattersi per favorire itinerari di senso finalizzati alla promozione della persona.
Tale esperienza, ha messo a dura prova la mia capacità d’osservazione globale (iniziale e indiretta) e partecipe (in itinere e diretta) che, come dice la parola stessa, non corrisponde ad un semplice vedere, ma ad un guardare partecipato privo di giudizi condizionati e ideologici.
All’inizio è stato difficile, in quanto mi sembrava che fossero loro ad osservare me piuttosto che io ad osservare loro, e devo ammettere che questo tipo d’atteggiamento mi ha fatto riflettere a lungo sulla modalità con la quale pormi in relazione con l’utenza.
Man mano che trascorrevo il mio tempo lì, mi accorgevo sempre più, che per entrare nel loro mondo e riuscire a cogliere ed osservare le loro esperienze è assolutamente necessario acquisire prima di tutto la loro fiducia per poi puntare tutto sulla relazione, o meglio sull’ascolto attivo, mediante il quale dimostravo all’utenza di essere interessata a ciò che mi veniva raccontato.
Tutto ciò mi ha consentito di osservare, comprendere ed interpretare l’universo del soggetto, che rappresenta una premessa fondamentale per l’elaborazione della teoria pedagogica finalizzata alla realizzazione e alla progettazione della pratica educativa. Questa esperienza, mi ha permesso non solo di entrare a stretto contatto con l’utenza, ma di verificare nel concreto il difficile compito che l’educatore svolge all’interno di un contesto che presta il proprio servizio a favore di donne e bambini con disagio di diversa entità. Sulla base di questo presupposto fondamentale, e di altri - come l’esperienza personale con gli «atelier autobiografici» - si è andato costruendo tutto il mio percorso di tesi, che così si è concentrato in quattro punti tematici. La decisione di trattare alcuni elementi cardine racchiusi nel breve e significativo titolo: «Incontrare l’altro nelle professioni educative», nasce da un lento e graduale percorso di crescita personale e professionale, che la formazione universitaria e l’esperienza di tirocinio nella cooperativa sociale per donne e bambini vittime di violenza, mi hanno conferito.

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9 CAPITOLO I PROFILO PROFESSIONALE DELL’EDUCATORE PEDAGOGICO «...perchè la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte ad una personalità indimenticabile» (J. Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani 2004). 1.1. A partire dalla definizione La Commissione nazionale di studio, istituita nel 1982 dal Ministero dell’Interno per la definizione dei profili professionali e dei requisiti di formazione degli operatori sociali,1 arriva a formulare 1 Cfr. http://www.edscuola.it/archivio/handicap/educatore.htm

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Angela Pia Fuscaldi Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.