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Comunicare l’Egitto Antico: tendenze recenti nella produzione documentaristica europea e statunitense

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Curti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Arti, patrimoni e mercati
  Corso: Facoltà di lingue, letterature e culture moderne
  Relatore: Luca Peyronel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

La mia ricerca è condotta sul materiale dell’Archivio cinematografico del Museo Civico di Rovereto, che ospita ogni anno la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico: si tratta quindi di opere che nascono in ambito scientifico, prevalentemente prodotte in collaborazione con le missioni archeologiche, le università e i centri di ricerca. La frequentazione della Rassegna è eterogenea, interessa tanto il settore specialistico quanto gli appassionati, le scuole e un pubblico assortito di curiosi. Nel 2008, l’anno in cui ho svolto il mio stage presso il museo di Rovereto, l’argomento privilegiato della Rassegna è stato l’Egitto Antico, un argomento sul quale il museo dispone di circa un’ottantina di documentari: mi è sembrato dunque di avere a disposizione materiale sufficiente per elaborare una tesi al riguardo. Il mio lavoro ha preso dunque avvio “sul campo”, attraverso la visione diretta delle opere. Il secondo passo è stato di analizzare ciascun filmato attraverso una particolareggiata scheda tecnica: produzione, durata, provenienza, sinossi, tipo di conduzione e così via.Le opere sono state successivamente confrontate secondo un criterio tematico, stilistico e tecnico: questo confronto ha reso possibile di distinguere i due stili principali, quello informativo e quello spettacolare, e d’individuare sette tematiche principali sotto cui raggruppare i documentari; riassumendole, troviamo: tombe/mondo funerario, città, personaggi storici, grandi scoperte, arte, vita quotidiana ed eventi storici. Infine, è importante sottolineare che le opere della Rassegna provengono da differenti Paesi europei e dagli Stati Uniti. Ho cercato dunque, d’individuare peculiarità ed analogie rispetto alla provenienza geografica del documentario: risulta che ogni nazione ha sicuramente sviluppato un carattere proprio – e che le differenze sono ancora più notevoli confrontando latini e anglosassoni. Nonostante il progressivo sviluppo, negli ultimi due secoli, dell’egittologia come scienza, l’immagine comune dell’Egitto Antico non ha conosciuto cambiamenti radicali. Restano infatti delle costanti pressoché immutabili: da una parte gli stereotipi dell’Egitto biblico, sacerdotale e misterioso, in bilico tra scienza e superstizione, tecnica e magia; dall’altra, parallelamente, la presenza di alcuni cliché, quali sono i diventati i simboli dell’antico Egitto ovvero le piramidi, i faraoni e le sfingi. Questa mistificazione cronica nel modo di comunicare l’Egitto Antico, è stato uno dei presupposti da cui sono partita: presupposto che ha poi trovato ampia conferma nell’analisi dei contenuti, dei temi e dei modi di presentare l’Egitto Antico da parte non solo dell’industria culturale ma anche da parte di settori più specializzati. La tesi è divisa in due parti: nella prima ho cercato d’individuare le ragioni storiche di questa continua stereotipizzazione. Ho deciso perciò di ricostruire, attraverso i momenti fondamentali, la storia della comunicazione dell’Egitto Antico e della sua immagine, dal mondo classico al Novecento, soffermandomi ovviamente sulla tappa fondamentale costituita dalla nascita e dallo sviluppo dell’egittologia. La seconda parte è dedicata al tema centrale del mio lavoro, là dove definisco le caratteristiche del documentario archeologico sull’Egitto Antico, analizzandolo nelle sue caratteristiche principali. Come detto, si tratta di un’analisi volta soprattutto a individuare e a descrivere le tendenze stilistiche e tematiche della recente produzione europea e statunitense. In ultimo, presento le schede tecniche dei documentari più rappresentativi che ho visionato, ovvero il materiale su cui ho sviluppato le mie argomentazioni.

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5 1. Introduzione Nell’introdurre l’argomento della mia tesi, vorrei innanzitutto premettere un’importante distinzione nell’ambito dei documentari archeologici. Se ne possono comunemente distinguere due generi: il documentario scientifico vero e proprio, e un altro che si può definire come para-scientifico. Quest’ultimo è forse il più noto per via del fatto che il suo canale di diffusione privilegiato è stato la televisione. Il primo nasce nell’ambito vero e proprio delle scienze archeologiche, e trova soprattutto diffusione nei festival dedicati all’argomento: ha lo scopo di divulgare i risultati della ricerca sia in ambito specialistico, sia nel settore scolastico e museale. La differenza tra i due generi non sta solo nella diversità del canale di diffusione, bensì si possono riscontrare anche, e soprattutto, differenze tematiche e stilistiche. Il documentario para-scientifico tende da un lato alla semplificazione degli argomenti per omologarsi agli standard del canale a cui fa riferimento, dall’altro alla spettacolarizzazione, investendo spesso in soluzioni tecniche ad effetto, impegnative e costose, e costruendo la narrazione secondo i criteri di una fiction più che secondo quelli di un documentario. Tuttavia, non è sempre possibile distinguere in modo netto e inequivocabile il documentario scientifico da quello parascientifico. Si tratta di due tendenze, più che di due generi veri e propri. È il caso soprattutto della produzione documentaristica anglosassone, dove in entrambi i generi predominano tanto lo stile sensazionalistico quanto la predilezione per le tematiche del mistero e della “grande scoperta”. La mia ricerca è condotta sul materiale dell’Archivio cinematografico del Museo Civico di Rovereto, che ospita ogni anno la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico: si tratta quindi di opere che nascono in ambito scientifico, prevalentemente prodotte in

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