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Impianti di depurazione di acque reflue urbane di tipo biologico: modifiche ed ottimizzazioni apportabili

Con il seguente lavoro ho cercato di introdurre e spiegare un quadro generale riguardante soprattutto il futuro delle acque derivanti dagli scarichi civili nel Monferrato, partendo da una generalizzazione a livello europeo necessaria per comprendere lo stato di emergenza in cui ci troviamo.
Se si considera la difficile situazione dell’ approvvigionamento idropotabile presente in alcune grandi zone italiane, causato da diversi fattori, primo tra tutti lo stato decadente degli impianti e delle condutture idriche che percorrono l’ intero sottosuolo italiano, si deve elaborare al più presto una nuova politica per affrontare il problema. L’acqua, chiamata già da alcuni “L’ORO BLU”, è un bene di prima necessità, ormai preziosissimo, che la comunità non può permettersi di sprecare.
I numerosi impianti di depurazione a processo biologico sparsi ovunque sul nostro territorio non possono certo risolvere questo difficile problema, ma solo dare un importante aiuto.
La reintroduzione di acqua pulita, anche se non potabile, nei corpi idrici può riportare, col tempo, ad un risanamento ecologico, necessario per una salvaguardia e mantenimento del patrimonio vegetale e animale, che sta via via scomparendo portando con sé, a mio parere, tutto il suo splendore.
Non dimentichiamo che i corpi idrici superficiali, dal più piccolo canale, ai grandi fiumi e laghi, contribuiscono alla grande sfera organizzativa alla base della nostra società; un esempio palese riguarda l’attività agricola: una corretta, continua e comunque “sana” irrigazione del terreno agricolo sta alla base del rendimento e della qualità del prodotto.
Ricordo anche che l’acqua sta alla base di qualsiasi processo industriale, a iniziare dal raffreddamento per i macchinari tramite ricircolo, ai servizi a loro connessi.
Grazie allo Stage svolto preso il Consorzio dei Comuni dell’Acquedotto del Monferrato [C.C.A.M.], sono riuscito a comprendere e a studiare le caratteristiche degli impianti di depurazione di acque reflue urbane di tipo biologico e come deve essere effettuato il monitoraggio apprendendo e esaminando le varie fasi del processo di depurazione.
Sono venuto inoltre a conoscenza della normativa vigente in materia, applicando i parametri di riferimento ai campioni analizzati. Durante il processo di analisi chimiche effettuato all’interno del laboratorio, ho avuto inoltre modo di confrontare le conoscenze acquisite con la biologa del consorzio. Fattore non meno importante, ho avuto modo di seguire e prendere visione dei progetti in corso per la realizzazione di nuovi depuratori di acque reflue urbane. L’importanza di questo tipo di impianti sta nella loro efficacia nell’ abbattimento degli inquinanti e col tempo si sta puntando a diminuire i già bassi costi di costruzione e mantenimento.
Scopo finale del lavoro qui proposto è quello di spiegare e portare a conoscere una nuova tipologia di impianto che, sfruttando la combinazione di più scienze, dalla biologia, alla botanica, alla mineralogia, può essere un’ottima base per un futuro più pulito: la Fitodepurazione con Zeolite.
Il tutto sarà spiegato nel lavoro che segue da accurate descrizioni di ogni singola fase del processo, per poi esporre risultati concreti, con abbattimenti di materia inquinante non immaginabile per un normale impianto di depurazione.

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6 CAP . 1 – ACQUA: UNA RISORSA IN ESAURIMENTO. 1.1-ACQUA: LA SITUAZIONE EUROPEA. La popolazione del pianeta è triplicata nel corso di questo secolo. Il consumo mondiale di acqua dolce è aumentato del 700%. Dal 1970, la quantità d'acqua disponibile per ogni essere umano è diminuita del 40% e due abitanti su cinque hanno problemi in materia di approvvigionamento idrico. Anche l'Europa deve affrontare problemi analoghi. Un terzo del continente si situa al di sotto della soglia di 5000 metri cubi per abitante e per anno - non solo nelle regioni mediterranee, ma anche in alcuni paesi settentrionali, a forte densità di popolazione e industrializzazione. A livello europeo, 54% dell'acqua è consumata dall'industria, 26% dall'agricoltura e 20% per usi domestici, ma questa ripartizione media può variare notevolmente da un paese all'altro. La pressione dovuta alla domanda sempre maggiore di acqua determina in molte regioni uno sfruttamento eccessivo delle riserve locali. D'altra parte, venti paesi europei dipendono, per oltre il 10% dei loro consumi, dalle acque di fiumi e corsi d'acqua provenienti da Stati vicini e questa dipendenza raggiunge il 75% per i Paesi Bassi ed il Lussemburgo. Qui nel grafico vediamo che non tutti i paesi europei possono mantenersi con le proprie forze, infatti molti dipendono dai Paesi confinanti. I prelievi effettuati dall'uomo non possono ignorare i vincoli imposti dal ciclo naturale dell'acqua - ma purtroppo molto spesso è questo che avviene. Lo sfruttamento eccessivo rischia di comportare il prosciugamento delle zone umide, l'esaurimento delle falde freatiche - addirittura la loro salinizzazione nelle zone costiere - e persino la desertificazione in alcune regioni. La gestione dell'acqua, un problema comune di tutti gli Stati membri, è diventata un'importante politica dell'Unione europea. Si tratta di un problema complesso che richiede la mobilitazione delle attività comuni di ricerca. I campi di ricerca sono

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Ambientali

Autore: Leonardo Racca Contatta »

Composta da 51 pagine.

 

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