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La gestione del rischio nel mercato elettrico

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Viani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Economia
  Corso: Finanza
  Relatore: Pietro Gottardo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

Il lavoro di analisi si articola secondo la logica che, a parere mio, dovrebbe seguire un operatore economico che vuole entrare nel mercato elettrico: innanzitutto, è necessario conoscere quali siano le caratteristiche fisiche dell’energia elettrica.
Dopo aver presentato, nel paragrafo 2.1, quali siano le principali differenze che sussistono tra l’energia elettrica e le altre commodities, l’attenzione si sposta sul processo che porta dalla generazione alla vendita ai consumatori finali dell’energia stessa: un tempo, come già detto, tale processo era tutto nelle mani di un unico monopolista, mentre oggi le diverse fasi della catena produttiva, esplicate nel paragrafo 2.2, sono state separate.
Il processo di deregolamentazione viene quindi visto prima in ambito Europeo, nel paragrafo 2.3, mentre nel successivo paragrafo si analizza il caso Italiano. In Italia, come in quasi tutti i paesi che hanno adottato questo processo, solo la trasmissione è rimasta nelle mani di un monopolista, mentre produzione e distribuzione sono affidate al libero mercato.
La deregolamentazione ha rappresentato una svolta epocale nel settore: se un tempo, in Italia, un unico gestore poteva costruire le centrali, tracciare e realizzare le linee di trasmissione e distribuzione dell’energia e venderla direttamente, secondo i propri interessi, oggi non è più così. Gli operatori che, per primi, sono entrati nel mercato, sia nella produzione, da una parte, che nella distribuzione, dall’altra, si sono ben presto accorti che, accanto ai normali rischi che ogni investimento comporta, dovevano affrontare due importanti difficoltà: il rischio di prezzo ed il rischio volumetrico, argomento rispettivamente del paragrafo 3.1 e 3.2.
Nel capitolo 2 l’enfasi è posta sul mercato elettrico, mentre il capitolo 3 si focalizza sui due principali rischi che la deregolamentazione ha generato; la soluzione che il capitolo 4, quindi, propone è quella di una politica di gestione del rischio attuata a mezzo di strumenti finanziari adeguati.
Va ricordato, innanzitutto, che la gestione del rischio esiste, a livello aziendale, da ben prima che iniziasse il processo di deregolamentazione del settore elettrico. Le imprese che operano a livello internazionale, infatti, hanno sempre attuato politiche di copertura dal rischio di cambio e dal tasso di interesse. Inoltre, il settore elettrico non è né il primo, né l’unico settore, un tempo di dominato da una logica monopolista, ad essere stato deregolamentato. Molti settori che hanno sperimentato simili processi di liberalizzazione hanno visto le imprese in esso operanti fronteggiare progressivamente nuovi rischi con le problematiche associate alla loro gestione.
Il paragrafo 4.1, tuttavia, sottolinea quanto più complicate siano le problematiche relative alla gestione del rischio nel mercato elettrico poiché i modelli utili nel pricing dei derivati finanziari non valgono più nel mercato elettrico. Nel contempo, tuttavia, illustra l’ampia varietà di strumenti adatti alle politiche di hedging più disparate: nonostante le notevoli difficoltà, quindi, è possibile operare un’ottima strategia di gestione nel rischio anche nel settore elettrico.
Se il precedente paragrafo è dedicato a i contratti OTC, tutt’oggi i più utilizzati nella gestione del rischio nel mercato elettrico, il paragrafo 4.2 analizza invece i contratti standard, in particolare quelli trattati nel Nord Pool. Nato nel 1996, il Nord Pool è oggi il maggior mercato per le contrattazioni del settore energetico, offrendo ben quattro servizi: un mercato fisico, dove comprare e vendere energia; un mercato finanziario, in grado di soddisfare esigenze di trading e di copertura; un mercato per lo scambio di certificati di emissione; un servizio di clearing dei contratti negoziati sui mercati OTC.
Dopo aver analizzato quali strumenti acquistare ed uno dei mercati più adatti per farlo, non rimane che l’ultimo paragrafo, dedicato al fallimento della Enron Corp.
Risulta utile osservare come l’utilizzo dei derivati energetici, nel caso Enron, ribalti la concezione di gestione del rischio: in quella situazione, infatti, la società, nata come produttrice e distributrice di energia elettrica e gas, si trasforma, in pochi anni, in un’impresa che si dedica alla compravendita di contratti di ogni tipo. Il trading si impone come attività portante della società che si dedica alle attività speculative più disparate.
Come è ben noto, le numerose attività fraudolente della Enron Corp. hanno dato vita ad uno dei fallimenti più spettacolari che la storia economica ricorda.
Cosa può insegnare quella esperienza?
Le conseguenze, nell’ambito della governance, sono state senza dubbio importanti: il 25 Luglio 2002 è stato approvato il Sarbanes-Oxley Act che ha posto le basi per il cambiamento di un intero sistema, esposto con maggiore chiarezza nel paragrafo 4.3, sebbene in questo senso ci sia ancora molto da fare.

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2 1. INTRODUZIONE Il mercato elettrico è senza dubbio un mercato unico per complessità ed imprevedibilità. Probabilmente, una frase di questo tipo può essere utilizzata per descrivere un‟infinità di mercati diversi, ma è mia personale opinione che non esista un mercato come quello elettrico. Se da un lato, infatti, il bene in esame è di primaria e vitale importanza per la vita di tutti i giorni, dall‟altro, è la legge del libero mercato ad assicurare il corretto approvvigionamento dello stesso: la deregolamentazione ha fatto sì che la logica del monopolio naturale, che racchiudeva in sé tutta la catena produttiva, dalla generazione di energia elettrica alla vendita al dettaglio, sia stata abbandonata a fronte di un meccanismo di non facile implementazione. Il mio obiettivo non è quello di approfondire le differenze che sussistono tra i due modelli: il dibattito esistente tra le diverse parti è, ancora oggi, molto forte ed è impossibile non trovare pregi, o difetti, in ogni diversa soluzione possibile. Ogni nazione presenta, in questo senso, caratteristiche molto marcate e differenziate, dovute ad infrastrutture, sistemi legali e mercati economici diversi. Non ultimo, va ricordato che il processo di deregolamentazione è un processo che si sviluppa nel tempo, per gradi e senza percorrere un cammino lineare: nulla impedisce di tornare indietro o “saltare” un passaggio, se i risultati non sono quelli sperati. Per questo motivo, ritengo importante conoscere le motivazioni fondamentali che stanno alla base della deregolamentazione stessa e, successivamente, focalizzare la mia attenzione sul caso Italiano. Per quanto riguarda lo sviluppo della tesi, il lavoro di analisi si articola secondo la logica che, a parere mio, dovrebbe seguire un operatore economico che vuole entrare nel mercato elettrico: innanzitutto, è necessario conoscere quali siano le caratteristiche fisiche dell‟energia elettrica. Per comprendere a fondo le particolarità dell‟andamento del prezzo dell‟energia elettrica, infatti, bisogna comprendere sia quali siano i processi produttivi che trasformano fonti primarie energetiche in energia elettrica, sia quali profonde conseguenze derivino dalla non immagazzinabilità dell‟elettricità stessa. Dopo aver presentato, nel paragrafo 2.1, quali siano le principali differenze che sussistono tra l‟energia elettrica e le altre commodities, l‟attenzione si sposta sul processo che porta dalla generazione alla vendita ai consumatori finali dell‟energia stessa: un tempo, come già detto, tale processo era tutto nelle mani di un unico monopolista, mentre oggi le diverse fasi della catena produttiva, esplicate nel paragrafo 2.2, sono state separate. Il processo di deregolamentazione viene quindi visto prima in ambito Europeo, nel paragrafo 2.3, mentre nel successivo paragrafo si analizza il caso Italiano. In Italia, come in quasi tutti i paesi che hanno adottato questo processo, solo la trasmissione è rimasta nelle mani di un monopolista, mentre produzione e distribuzione sono affidate al libero mercato. La deregolamentazione ha rappresentato una svolta epocale nel settore: se un tempo, in Italia, un unico gestore poteva costruire le centrali, tracciare e realizzare le linee di trasmissione e distribuzione dell‟energia e venderla direttamente, secondo i propri interessi, oggi non è più così. Gli operatori che, per primi, sono entrati nel mercato, sia

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