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La riparazione per ingiusta detenzione alla luce della sentenza della corte costionale n.219 del 2008

Informazioni tesi

  Autore: Maria Beatrice Iascone Maglieri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Gustavo Pansini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

La Consulta con l'importante sentenza 219/08, depositata il 20 giugno, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 314 del codice di procedura penale, nella parte in cui, nell'ipotesi di detenzione cautelare sofferta, condiziona in ogni caso il diritto all'equa riparazione al proscioglimento nel merito dalle imputazioni.
la Corte compie un’opera di vera e propria armonizzazione della normativa in materia di riparazione per ingiusta detenzione con l’articolato normativo costituzionale in materia di tutela della libertà personale e di extrema ratio delle sue limitazioni e, anche se, la giurisprudenza di merito sembra difendere strenuamente una lettura dell’art. 314, commi primo e quarto, di segno senz’altro restrittivo quando ritiene che le predette disposizioni abbiano inteso escludere integralmente la riparazione per ingiusta detenzione in tutti i casi di proscioglimento non di merito, sostiene che la discrasia tra la predetta lettura dell’art. 314 c.p.p. e lo spirito di tutela della persona umana e di favor libertatis desumibile dagli artt. 2, 3, 13 e 24 della Carta Costituzionale giustifica l’accoglimento della questione di legittimità costituzionale, in quanto, escludere il diritto alla riparazione nell’ipotesi in cui il sacrificio della libertà personale abbia superato la misura della pena inflitta è in palese contrasto con il principio di ragionevolezza consacrato nell’art. 3 Cost.
La Corte Costituzionale, inoltre, per chiarire il significato di detenzione “ingiusta”, vale a dire contra ius, sostiene espressamente che la predetta disposizione ha palesemente inteso attrarre nell’orbita della riparazione per ingiusta detenzione anche casi che esulano dall’erroneità del provvedimento giurisdizionale posto alla base della detenzione, per abbracciare casi recanti una oggettiva lesione della libertà personale, comunque ingiusta alla stregua di una valutazione ex post.
Letta in questa luce la disposizione di cui all’art. 314 si pone, quindi, come naturale svolgimento dell’art. 24 Cost. che poi altro non è che una delle più significative estrinsecazioni dell’inviolabilità dei diritti fondamentali riconosciuti e tutelati dal nostro ordinamento costituzionale.
E allora, se la nostra Costituzione ha ritenuto essenziale esaltare la centralità della persona umana e la sua libertà, quest’ultima va tutelata sia in via preventiva che in via successiva, in quest’ultima ipotesi dilatando al massimo l’area di operatività degli istituti deputati a fornire ristoro ad una sua ingiusta compressione.
risulta evidente che la finalità solidaristica, che contraddistingue l’istituto della riparazione per ingiusta detenzione, non trova il suo fondamento esclusivamente nell’esito del processo e nel limite della legalità del procedimento di applicazione della misura cautelare, ma piuttosto nel principio etico e sociale di non violare il diritto fondamentale della libertà di ogni essere umano.
inoltre, Alla luce dell’art. 3 Cost. non vi può essere disparità di trattamento tra chi sia stato prosciolto nel merito dell’imputazione e chi sia stato assolto per prescrizione dal momento che in entrambi i casi è stata subita una ingiusta limitazione della libertà personale. Appurato, dunque, che entrambe le ipotesi sono meritevoli di ristoro, la Corte conclude che la differenza in concreto tra prosciolto nel merito e condannato per un’imputazione poi prescritta possa essere fatta valere solo in sede di determinazione del quantum dell’indennità.

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4 1.1 La riparazione per l’ingiusta detenzione dall’epoca illuministica fino al codice del 1930 L’esigenza di riparare gli errori giudiziari, già sorta nel periodo cinquecentesco, nell’ambito del movimento riformatore, si sviluppa concretamente durante l’Illuminismo. Tale dottrina, infatti, disapprovando il vigente sistema giudiziario repressivo, caratterizzato dalla presenza di pene severe come la tortura e la pena di morte, reagisce affermando i principi di presunzione di innocenza, di umanizzazione della pena e di rifiuto della pena di morte, soprattutto al fine di evitare l’irrimediabile punizione dell’innocente 1 e per questo si fa portavoce dell’esigenza di tutelare la vittima di ingiuste carcerazioni, attraverso la predisposizione, da parte dello Stato, di una serie di meccanismi riparatori 2 . Con la presa di coscienza del fatto che la giustizia è amministrata da uomini e non dal Divino, e che gli uomini, in quanto tali, non sono infallibili, ma possono commettere errori, che dovranno essere riparati ogni 1 COPPETTA M. G., La riparazione per l’ingiusta detenzione, Padova, 1993, p. 5-6 2 CAPALOZZA E., Contributo allo studio dell’errore giudiziario in materia penale, Padova, 1962, p. 16; COPPETTA M. G., Verso la riparazione della custodia cautelare ingiusta, in Riv. It. dir. e proc. pen., 1986, p.1171

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riparazione per ingiusta detenzione
sentenza corte costituzionale 219 del 2008

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