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Zone Franche Urbane

Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Bucci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonio Felice Uricchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

Quella delle Zone Franche Urbane è una tematica di estrema attualità in virtù della loro prossima istituzione e di specifico interesse per il territorio nazionale. Infatti, il Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica ne ha individuate 22 su tutto il territorio nazionale.
È di tutta evidenza che una “fiscalità di vantaggio”, quale quella realizzata dalle Zone Franche Urbane, rappresenta un valido strumento di rilancio dello sviluppo socio – economico delle nostra città.
Da sempre infatti, l’attrazione degli investimenti oltre ad essere una delle priorità della programmazione economica ed industriale ha costituito un indispensabile fattore per lo sviluppo sociale ed economico di un territorio. Ciò ha generato la convinzione che, ai fini di una crescita economica, decisiva è l’attuazione di adeguate politiche fiscali in grado di attirare nuovi investimenti.
La leva fiscale, quindi, rappresenta indubbiamente uno degli strumenti più efficaci per promuovere finalità di sviluppo e di attrazione degli investimenti.
Ebbene, tra le varie forme di “fiscalità di vantaggio”, realizzate fin dai tempi più remoti per dotare certi particolari luoghi - un quartiere, un porto, una area produttiva - di quei vantaggi fiscali e normativi atti a creare reali condizioni di vantaggio commerciale e produttivo, le Zone Franche Urbane (individuate per la prima volta in Francia nel 1996) rappresentano un valido strumento per lo sviluppo locale. Strumenti quest’ultimi orientati più a finalità solidaristiche che economiche.
In Italia le ZFU sono state previste inizialmente dalla Legge Finanziaria 2007, poi modificata dalla Legge Finanziaria 2008, in quelle aree urbane e quartieri caratterizzati da particolari svantaggi sotto il profilo economico e sociale, misurati attraverso l’indice di disagio socio - economico ottenuto dalla combinazione di quattro indicatori di esclusione socio – economica calcolati per le zone interessate: tasso di disoccupazione, tasso di occupazione, tasso di concentrazione giovanile, tasso di scolarizzazione.
La “fiscalità di vantaggio” introdotta dalle ZFU si concretizza in una serie di agevolazioni fiscali e previdenziali a favore delle piccole e medie imprese (cosi come individuate dalla Raccomandazione della Commissione Europea n. 361 del 6 maggio 2003) che avviano nuove attività nella zona e in particolare:
-esenzione totale dall’imposta sui redditi della società e delle persone fisiche (IRES e IRPEF) per i primi cinque anni d’imposta;
-esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive ( IRAP);
-esenzione dall’imposta comunale sugli immobili;
-esonero dal versamento dei contributi previdenziali sulle retribuzioni da lavoro dipendente.
Tali esenzioni proseguono poi in misura via via decrescente nei successivi nove anni (60% dal sesto al decimo, 40% per l’undicesimo e il dodicesimo, 20% per le due successive annualità).
Pertanto, attraverso tali agevolazioni (fiscali e previdenziali) scopo precipuo delle ZFU è quello di incentivare, rafforzare e regolarizzare le attività imprenditoriali localizzate in aree caratterizzate da particolari svantaggi sotto il profilo sociale ed economico, attraverso la realizzazione di interventi socio – assistenziali volti a ridurre le condizioni di disagio della popolazione ivi residente e ad imprimere dinamicità alla zona in modo da contrastare i fenomeni di delinquenza, disoccupazione e lavoro sommerso.
A riprova di quanto detto, da simulazione effettuate dal Ministero dello Sviluppo Economico, e in virtù degli effetti positivi prodotti dal dispositivo in Francia, è stato previsto l’insediamento di un numero consistente di nuove imprese in tali zone con una ricaduta in termini occupazionali di alcune migliaia di unità.

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INTRODUZIONE L’attrazione degli investimenti esteri oltre ad essere una delle priorità della programmazione economica ed industriale costituisce, da sempre, un fattore indispensabile per lo sviluppo economico e sociale di un Paese. Ma l’attrazione di capitali esteri è soprattutto frutto di un complesso di fattori di natura politica, economica e normativa. Lo studio delle esperienze di sviluppo economico di aree economicamente svantaggiate in diversi Paesi, ha generato la convinzione che, ai fini della crescita economica, sia decisiva l’attuazione di adeguate politiche fiscali in grado di attirare nuovi investimenti. È chiaro, quindi, che la leva fiscale rappresenta uno degli strumenti più efficaci per promuovere finalità di sviluppo e di attrazione degli investimenti.

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Parole chiave

agevolazioni fiscali e tributarie
aiuti alle piccole medie imprese
aiuti di stato
aiuti di stato a finalità regionale
area economica speciale
attrazione investimenti esteri
auti all'occupazione
contrasto ai fenimeni di esclusione sociale
contrasto alla disoccupazione e delinquenza
deposito franco
detrazioni fiscali
esenzioni fiscali
esoneri previdenziali
extraterritorialità
fiscalità di vantaggio
fiscalità differenziata
indice di disagio socio economico
integrazione sociale
porto franco
punto franco
rilancio socio-economico delle aree di degrado
riqualificazione sociale del territorio
vantaggi contributivi
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