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Interazione economica Nord-Sud e crescita dei Paesi in Via di Sviluppo

Informazioni tesi

  Autore: Simone Zacchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giancarlo Graziola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 371

L’interazione economica tra i paesi sviluppati (l’OCSE) e i paesi in via di sviluppo ) è considerata innanzitutto in termini commerciali. Il primo obiettivo della tesi, perseguito nella parte 1, è analizzare la dinamica delle esportazioni in termini quantitativi e di composizione settoriale nel periodo 1970-93. A tal fine l’insieme dei Pvs appartenenti alle varie organizzazioni multilaterali è stato suddiviso in sottogruppi più omogenei sulla base di criteri quali il livello di reddito, le esportazioni dominanti, l’orientamento alle esportazioni adottato, la velocità della crescita. I dati utilizzati sono tratti dai “trade and development report” dell’UNCTAD disaggregati per paese e riaggregati in base ai diversi gruppi. L’evidenza empirica ottenuta mostra la continua crescita della quota dei paesi OCSE su consumo, importazioni ed esportazioni globali e la conseguente accentuata polarizzazione degli scambi, nonché il raggiungimento di un equilibrio bilanciato nella composizione delle esportazioni OCSE. Dall’altra parte, solo i paesi del Sud-Est asiatico hanno ottenuto un sostanziale incremento del loro peso globale in termini di import-export, mentre le quote relative agli altri gruppi si sono ridotte in modo differenziato, evidenziando che la mancanza d’una adeguata base industriale comporta l’inesorabile perdita di peso rispetto agli scambi mondiali.
L’evidenza empirica dell’interazione commerciale Nord-Sud rivela pertanto l’indebolimento dell’effetto volano della crescita del Nord sul Sud, soprattutto a partire dagli anni ’80.
Il secondo obiettivo della tesi è spiegare perché i vantaggi derivanti dagli scambi favoriscano i paesi già ricchi, o comunque chi si industrializza. La parte 2 accoglie i contributi delle teorie classiche e neoclassiche degli scambi e la loro riformulazione in chiave liberista, ma evidenzia come l’effettiva applicabilità delle indicazioni liberiste sia molto limitata. L’approccio legato agli sviluppi della Nuova Teoria della Crescita dà un fondamento convincente alle indicazioni strutturaliste mostrando come l’aumento dell’apertura agli scambi internazionali benefici soltanto i paesi la cui struttura produttiva ha già raggiunto un’efficienza confrontabile a quella dei concorrenti, soprattutto rispetto ai settori ad alto contenuto di conoscenza. Il gap di produttività presente al momento dell’uscita dall’autarchia viene così approfondito, e la specializzazione coinvolge i settori a minor contenuto di conoscenza.
Dovrebbe essere il recupero di tale gap, ovvero la più veloce accumulazione del tasso di conoscenza, l’obiettivo delle strategie di sviluppo: la teoria e l’evidenza mostrano come la sostituzione delle importazioni, pur resa più coerente rispetto al passato, sia più efficace in questo senso rispetto alla liberalizzazione di scambi ed economia. L’esperienza del Sud-Est asiatico, infondatamente preso a modello del successo delle indicazioni liberiste, sembra confermarlo. L’analisi dell’evoluzione del contesto internazionale, e in particolare l’istituzione dell’Organizzazione Mondiale degli Scambi, mostra come lo spazio per l’implementazione di politiche di sviluppo autonome che consentano di ridurre tale gap sia ormai quasi nullo.
La parte 3 considera l’interazione Nord-Sud in una prospettiva più ampia di quella commerciale: quella del contesto internazionale nel quale le politiche dei singoli paesi si inseriscono. Carattere e dinamica di tale interazione sono analizzate attraverso le ragioni di scambio. Questa grandezza appare infatti crucialmente legata alle caratteristiche economiche delle due aree, considerate secondo tre dimensioni: quella economica, per cui le diversità strutturali e la maggior forza del Nord consente a quest’ultimo di continuare a crescere scaricando la conflittualità interna sul Sud proprio attraverso le ragioni di scambio; quella tecnologica, che giustifica l’utilizzo delle ragioni di scambio anche rispetto ai prodotti manifatturieri rilevando l’intrinseca differenza tra i sistemi produttivi; quella socio-politica, che riconduce all’integrazione nel sistema mondiale dualistico la differente evoluzione verso forme più democratiche di gestione del potere nei due sistemi.
L’esame dell’economia internazionale negli ultimi cinquant’anni, e in particolare nel periodo cruciale 1973-80 (crisi petrolifera, debito), evidenzia come l’asimmetria Nord-Sud abbia trasformato l’interdipendenza tra le due aree in un rapporto unidirezionale, e individua i canali attraverso cui il Nord scarica il peso dell’aggiustamento alle proprie crisi sul Sud.
Lo sviluppo delle argomentazioni e l’evidenza presentata conferiscono una base sufficientemente solida alle analisi eterodosse dello scenario internazionale relative alla crescente marginalizzazione del Sud e al venir meno della sua capacità di modificare la propria situazione socio-economica, analisi da cui il presente lavoro era stato ispirato.

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1 Introduzione Quest‟introduzione si limiterà a delineare la modalità attraverso cui verrà affrontato l‟argomento che costituisce l‟oggetto del presente lavoro: Interazione economica Nord-Sud e crescita dei Pvs, nonché a fornire un quadro che consenta di collegare le diverse parti che lo compongono. Il problema dell‟interazione economica è visto innanzitutto in relazione all‟interscambio di beni e, in particolare, alle esportazioni, considerate la grandezza chiave dell‟interazione. Nella parte 1 si considera l‟evidenza empirica associata agli scambi con l‟estero dei vari gruppi di paesi in cui sono stati suddivisi i membri delle organizzazioni mondiali multilaterali e relativa, in particolare, agli anni successivi al secondo conflitto mondiale. Dopo aver valutato l‟importanza del legame tra crescita della produzione e crescita degli scambi, l‟analisi evidenzia come il commercio con l‟estero non ha portato, per i Pvs, i benefici prefigurati dalla teoria dei vantaggi comparati, né esso ha costituito un motore della crescita per le loro economie. Ad avvantaggiarsene sembra invece essere stato il Nord, la cui fetta di consumo, importazioni ed esportazioni globali ha continuato ad accrescersi. Tanto che gli scambi intra-Nord costituiscono poco meno della metà di quelli globali (si veda la parte 1 alla fine del capitolo 3). La posizione dei diversi gruppi di paesi del Sud appare fortemente differenziata e dinamica, con riferimento sia ai saggi di crescita delle esportazioni nel loro complesso che alla loro composizione. Anche rispetto alla composizione delle esportazioni, i paesi dell‟OCSE evidenziano il raggiungimento di un equilibrio sostanzialmente bilanciato, che accanto alla preponderanza delle esportazioni manifatturiere (e in particolare di macchinari e trasporti), vede una quota sensibile di alimentari e prodotti primari; per il complesso dei Pvs la quota delle esportazioni manifatturiere risulta invece preponderante solo per le 4 tigri, che tuttavia risultano sbilanciate in questo senso.

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