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La metamorfosi della femminilità nei Sonetti, nell’Amleto e nel Macbeth di William Shakespeare

Informazioni tesi

  Autore: Monia Caruso
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Rosalba Galvagno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 212

Abstract di Caruso Monia

Tesi: La metamorfosi della femminilità nei Sonetti, nell’Amleto e nel Macbeth di William Shakespeare.
La candidata ha realizzato uno studio sull’evoluzione della figura femminile nell’immaginario di William Shakespeare. Le opere prese in esame sono i Sonetti, Amleto e Macbeth.
Lo studio si divide in cinque capitoli, nel primo la candidata ha illustrato il rapporto tra la vita di Shakespeare e le sue opere, in particolare evidenziando come l’autore descriva un livello minimo d’intimità coniugale. Un blocco di natura psichica determina l’impossibilità di godere un rapporto equilibrato con la donna, che rimane invischiata nell’immaginario shakespeariano in una spirale di negatività.
Segue l’analisi della figura femminile dei Sonetti: la Dark Lady, descritta con tono sprezzante, ella è crudele e infida, di una bellezza trasgressiva, ma altera. La Dark Lady è una donna traditrice e sensuale, che sarà il modello di riferimento per tutte le figure femminili del teatro shakespeariano.
Il terzo capitolo è dedicato all’Amleto, che rappresenta l’esperienza più complessa che Shakepseare abbia potuto immaginare con l’universo femminile, sia come espressione del sentimento materno, che come pulsione erotica. Le azioni di Gertrude sono guidate dall’erotismo, che in lei è più forte del sentimento materno. Ofelia è vittima inconsapevole della misoginia di Amleto, ella è essenzialmente resa oggetto, incapace di esprimere o rappresentare la propria autonomia in un discorso autorevole e in termini d’indipendenza di pensiero. La pazzia è per Ofelia la sua occasione di libertà, la follia la libera dalla repressione e dell’obbedienza e della castità, dai ruoli di figlia, sorella, amante oggetto, e le consente di esprimere per la prima volta la propria la sua identità di donna.
Nel quarto capitolo oggetto di studio è il Macbeth, dove la donna ricopre il ruolo di demone tentatore, e non mancano allusioni all’erotismo come arma di persuasione. In Lady Macbeth Shakespeare opera un processo di allontanamento dal modello della donna demone, che inizialmente ricopriva. Infatti, nella scena del sonnambulismo Lady Macbeth recupera quella femminilità, in precedenza rinnegata, e con essa la coscienza dei propri errori.
Nel quinto capitolo le figure femminili analizzate sono due: Cressida e Cleopatra. Cressida dimostra apertamente la sua disponibilità ad amare e a farsi amare, e rappresenta il doppio teatrale della Dark Lady. Con Cleopatra Shakespeare sembra aver voluto dare un ulteriore conferma della negatività della figura femminile. Negatività che si esprime in particolare sul versante erotico. Cleopatra è l’immagine di una femminilità malvagia e destabilizzante, intimamente legata a thanatos.
Solo nella pazzia con Ofelia e nel sonnambulismo con Lady Macbeth, Shakespeare riesce a immaginare una donna che riscopre la propria dolcezza e una sensualità ingenua e spontanea. Nello stato d’incoscienza di Ofelia e Lady Macbeth, Shakespeare riesce a delineare l’immagine di una femminilità pura e sensibile; motivo per cui entrambe le donne sono accomunate dall’idea del suicidio come unica possibilità di rivolta contro quell’immaginario negativo che aveva cercato di assorbirle e da cui fuggono con la pazzia e con il sonnambulismo, poi con la morte.

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1    Introduzione L’Inghilterra elisabettiana era una società molto maschilista, nella famiglia, nelle istituzioni e nella religione le donne ricoprivano un ruolo inferiore rispetto all’uomo. Il fatto che a regnare fosse una donna caparbia e indipendente come Elisabetta I non cambiava nulla, i ruoli di potere economico e politico erano saldamente nelle mani di uomini. Anche l’istruzione era preclusa alle donne inglesi, ovviamente c’erano delle nobildonne che avevano una cultura raffinata, ma si tratta di un’eccezione nell’universo femminile, che in gran parte era analfabeta. Le donne inglesi del periodo shakespeariano sono mogli, madri o figlie sottomesse all’autorità paterna, oppure serve e prostitute, in parte libere ma condannate dalla società. Shakespeare si forma in questo contesto e ne rimane profondamente influenzato; basti pensare che per scrivere i ruoli femminili debba sempre tenere in considerazione che verranno interpretati da uomini. L’universo femminile shakespeariano presenta una varietà di sfumature psicologiche e caratteriali che presuppone una conoscenza accurata di questo mondo da parte dell’autore. Gran parte delle sue eroine sono delle donne forti, decise, che godono di una certa autonomia di scelta. In particolare nelle commedie la donna riesce a volgere a suo favore le sorti della storia, che spesso si conclude con una conquista di tipo erotico. Mentre nelle grandi tragedie l’intraprendenza femminile viene adeguatamente punita dal maschilismo shakespeariano. Il percorso che ho cercato di delineare inizia con una prima riflessione sulla sua personale esperienza di Shakespeare con le donne. Poche sono le notizie biografiche che abbiamo su questo tema, quindi le opere sono l’unica fonte di informazione per conoscere il pensiero dell’autore sul rapporto con l’altro sesso. Segue l’analisi dell’immagine femminile dei Sonetti: la Dark Lady, una donna traditrice e sensuale, che sarà il modello di riferimento per tutte le figure femminili del teatro shakespeariano. Infatti, le stesse caratteristiche di questa donna le ritroviamo nel personaggio di Cressida, ma descritta con tono ironico e sarcastico.

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