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Dal Grand Tour al turismo alternativo: le nuove frontiere del viaggio

Informazioni tesi

Traduttore: Fabio Ferrazzano
  Tipo: Traduzione
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Relatore: Anna Bettoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

Questo documento è una traduzione dall'originale:

"Du Grand Tour au Tourisme Alternatif: les nouvelles frontières du voyage"

Gli uomini hanno sempre viaggiato. Migrazioni, conquiste militari, scambi commerciali, pellegrinaggi religiosi mettono in movimento gli uomini e, in misura minore, le donne da tempi immemorabili. Ma le scoperte e l'eventuale piacere di queste peregrinazioni sono elementi aggiuntivi del viaggio, non la sua ragione d'essere.
oggi il turismo è divenuto un piacere di massa. Esso genera le più importanti migrazioni che l'umanità abbia mai conosciuto. Secondo l'Organizzazione mondiale del turismo 898 milioni di persone sono usciti dal loro Paese per ragioni turistiche nel 2007. E l'arrivo dei turisti cinesi e dei Paesi emergenti ingrandirà questo flusso nei prossimi anni.

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INTRODUZIONE Gli uomini hanno sempre viaggiato. Migrazioni di popolazioni, conquiste militari, scambi commerciali, pellegrinaggi religiosi mettono in movimento degli uomini e, in misura minore, delle donne, da tempi immemori. Ma le curiosità e l’eventuale piacere del pellegrinaggio non sono allora che piccoli aspetti secondari del viaggio, e non la sua ragion d’essere. Il turismo – ovvero il viaggio di piacere – lo andiamo a vedere, è apparso alla fine del XVII secolo in Inghilterra. Gli aristocratici inglesi hanno inventato la maggior parte delle pratiche turistiche attuali: il turismo culturale così come il turismo termale; e sono loro che hanno “scoperto” che il mare e la montagna, ambienti giudicati prima ostili all’uomo, gli offrivano straordinari bagni di giovinezza e campi sportivi. Quattro secoli più tardi, lo sappiamo, il turismo è diventato un piacere di massa. Esso provoca le più importanti migrazioni che l’umanità abbia mai conosciuto. 898 milioni di persone hanno viaggiato fuori dal loro paese nel 2007 a fini turistici, secondo l’Organizzazione mondiale del turismo. E l’arrivo dei turisti cinesi e dei paesi emergenti dovrebbe ancora ingrandire questo flusso nei prossimi anni. Ma, al di là dell’effetto del numero, le motivazioni dell’homo turisticus contemporaneo, lo stiamo scoprendo, non differiscono molto da quelle dei suoi predecessori. Viaggi d’iniziazione o di scoperta, di ricerca del benessere, di riscoperta, di avventura o di spaesamento: seguiamo di solito delle vie ben indicate. Lo testimonia l’esistenza delle guide turistiche, indispensabili compagne di strade del viaggiatore. La critica dei turisti, questi “pellegrini moderni che nessuna fede anima”, secondo l’espressione del sociologo Jean-Didier Urbain, è d’altronde tanto antica quanto il turismo stesso. Gli è rimproverato, alla rinfusa, la sua superficialità, il suo carattere subalterno, la sua indifferenza ai siti visitati, la sua negazione dell’arte del viaggio che stiamo per trattare. Oggi vi si aggiunge una critica ambientale (distruzione di siti naturali, emissione di gas a effetto serra legati al trasporto) e politica (mercificazione 3

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