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Il Private Equity nelle imprese in crisi: il caso Ferretti

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Agnese
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Finanza
  Relatore: Fabrizio Di Lazzaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 299

La trattazione fornisce una panoramica, di un fenomeno ancora poco conosciuto nel mondo finanziario e non ancona affrontato in maniera strutturata nella letteratura; l’intervento dei fondi di private equity nelle aziende in crisi.
Nella trattazione si farà riferimento al caso Ferretti, che mi ha permesso di comprendere come operano i fondi di private equity nelle imprese, ed in particolare come si stanno comportando i sopracitati fondi nel caso in cui l’impresa in cui hanno investito si trovi in situazioni di dissesto, comportamento molto condizionato dall’ attuale crisi economico-finanziaria.
La prima parte della trattazione è dedicata ad aspetti di tipo teorico, in particolare sono stati analizzati: Concetti di base del private Equity, il processo di investimento, ed il Private Equity nelle operazioni di turnaround.
Nel capitolo concernete i concetti di base, è stato innanzitutto definito il Private Equity, per poi passare all’analisi delle diverse tipologie di operazioni, di soggetti coinvolti, origini ed evoluzioni del mercato, l’impatto economico del Private Equity.
Nel secondo capitolo vengono dettagliatamente analizzate tutte le fasi relative all’investimento dei fondi di Private Equit nelle imprese. Si è partiti dal Deal Flow, ossia l’identificazione dell’impresa target per giungere all’ultima fase del processo rappresentata dalle diverse modalità di investimento, analizzando dettagliatamente all’interno di queste fasi, tutti quei fattori critici che conducono al successo dell’ operazione di Private Equity.
Nel terzo capitolo sono entrati nel dettaglio delle operazioni di turnaround, operazione che non ha riguardato direttamente Ferretti, tuttavia la trattazione di questo capitolo è stata molto importante per capire al meglio, come strutturare un’operazione di Private Equity in imprese in condizioni di dissesto, dato che la crisi dei mercati, probabilmente genererà in un futuro prossimo un’ampia richiesta di sostegno da parte di queste imprese a fondi specializzati di Private.
Dopo aver analizzato dettagliatamente i sopracitati aspetti teorici, sfruttando tali fondamenti teorici si è passati all’analisi del caso Ferretti, che sicuramente ha costituito uno dei più eclatanti casi di fallimento del Private Equity negli ultimi anni, fallimento dovuto all’eccessivo utilizzo della leva finanziaria, che ha generato un valore spropositato di Oneri Finanziari, che il Gruppo, nel momento in cui si è avuto il crollo della redditività e dei margini in seguito alla crisi dei mutui subprime non è riuscito a rimborsare.
Quindi nel 4 capitolo è stato presentato il Gruppo Ferretti: storia, Brand, unità produttive, innovazione tecnologica, mercato e catena del valore; mettendo in evidenza i punti di forza e le strategie che hanno condotto Ferretti a diventare il Gruppo leader nella progettazione, produzione e commercializzazione di motor yacht di lusso, con un portafoglio unico di nove tra i più esclusivi brand della nautica mondiale: Ferretti Yachts, Pershing, Itama, Bertram, Riva, Apreamare, Mochi Craft, CRN e Custom Line.
Nel quinto e nel sesto capitolo vengono affrontati i temi cruciali e centrali della trattazione, ossia l’intervento dei Fondi di investimento Permira e Candover nella compagine societaria, approfondendo concretamente aspetti prima analizzati solo da un punto di vista teorico: IPO, Delistining, Valutazione Finanziaria del Gruppo.
Il sesto capitolo è sicuramente il più importante dell’intera trattazione, all’interno di esso: vengono analizzate dettagliatamente le cause della crisi; viene effettuata un’ accurata analisi di Bilancio che ci permette di evidenziare dati ed indici economico-patrimoniali e finanziari del Gruppo precedentemente la crisi e successivamente; per poi passare all’impatto della situazione economica, finanziaria e di liquidità sulle società e sul Gruppo; la ristrutturazione finanziaria e societaria; ed infine gli scenari futuri che si prospettano per il Gruppo.
Al termine del lavoro si è giunti a conclusioni ben chiare: il Private Equity può essere uno strumento molto utile per il sostegno delle imprese, soprattutto per quelle in difficoltà a causa dell’attuale contesto socio-economico, tuttavia richiede un sapiente utilizzo della Leva Finanziaria, altrimenti si rischiano situazioni come il caso Ferretti. In condizioni simili a Ferretti versano tantissime società, dove i Fondi, soprannominati Fondi Locusta, accorgendosi che non poter più spremere dividendi da quella Società, preferiscono svalutare le loro partecipazione azzerando addirittura il loro investimento e negando il loro sostegno ad imprese che versano in condizioni di crisi, anche acuite dal precedente operato del Fondo.

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3 Capitolo 1 Concetti di base del Private Equity 1.1 Aspetti definitori Il Private Equity rappresenta una formula per apportare capitale di rischio, alternativa ad altre e commisurata allo stadio di sviluppo dell‘impresa, che si avvale della presenza di intermediari specializzati nel favorire la crescita delle imprese. Nel corso degli ultimi anni, il mercato del capitale di rischio si è contraddistinto per una crescita continua e, parallelamente, i fondi di private equity hanno conquistato una posizione così rilevante da essere annoverati tra i principali fattori in grado di ottimizzare i processi interni delle imprese partecipate. L‘ AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital) ha definito l‘attività di private equity come << attività di investimento nel capitale di rischio di imprese non quotate1, con l‘obiettivo della valorizzazione dell‘impresa oggetto di investimento ai fini della sua dismissione entro un periodo di medio-lungo termine>>2. Tra i potenziali soggetti interessati al ricorso a forme di private equity si possono annoverare: ξ le imprese di dimensioni insufficienti per l'immediata quotazione in borsa, a cui invece possono accedere dopo un percorso di sviluppo, sostenuto da un fondo di private equity, finalizzato al consolidamento delle posizioni di mercato e dei livelli di redditività; ξ le imprese controllate da imprenditori non interessati alla quotazione in borsa, ma disposti all'apertura del capitale a terzi; ξ le imprese che a causa di situazioni di sviluppo o di crisi necessitano di capitali; ξ le imprese che in seguito all'uscita di alcuni componenti dell'azionariato necessitano di una ricomposizione dello stesso. Al fine di permettere una rilevante influenza sulla gestione aziendale le partecipazioni assunte possono essere di maggioranza o di minoranza qualificata. L'apporto di mezzi nell'operazione 1 In caso contrario in seguito all‘acquisizione del controllo spesso si provvede al delistining 2 Da delibera del Consiglio Direttivo di AIFI del 22 luglio 2004

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