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Cicli economici e comportamenti turistici: la crisi finanziaria e le ripercussioni sul turismo in Campania

L’elaborato ha avuto come obiettivo principale quello di analizzare l’impatto della congiuntura economica internazionale sfavorevole sui consumi turistici, in particolare in Campania.
Nella prima parte ho evidenziato il rapporto tra economia e turismo e, da una prima analisi, è risultato che le principali statistiche non riguardano tanto la valutazione delle performance economiche delle attività, quanto piuttosto la misura dei flussi e delle caratteristiche dei turisti; questo perché il turismo, essendo caratterizzato da consumi trasversali, coinvolge numerose attività economiche e diventa difficile analizzarlo come un settore produttivo a se stante.
E’ tuttavia palese che il suo impatto economico a livello mondiale risulti essere di grande rilevanza; esso si manifesta sia in maniera diretta, con il trasferimento di flussi di ricchezza a chi lavora all’interno del comparto, che in modo non diretto, sotto forma di sviluppo territoriale o di effetti fiscali.
In molti Paesi del mondo si guarda al turismo come ad un potenziale fattore di sviluppo, laddove non esistono altre fonti considerevoli di reddito. Credo sia importante precisare come, proprio dove è risultato essere l’unica fonte di reddito, il turismo abbia spesso generato squilibri economici e disagi sociali ed abbia innescato comportamenti devianti da parte dei visitatori, per non parlare degli ingenti danni al patrimonio culturale ed ambientale.
Nella seconda parte dell’elaborato mi sono soffermato sugli aspetti sociologici del fenomeno “turismo”: proprio oggi che viviamo all’interno di un villaggio globale, si avvertono più insistenti esigenze di identità e di differenziazione.
Si è perciò passati da una modalità di consumo tradizionale, che inquadrava l’agire turistico come distacco dalla routine quotidiana, ad una nuova, in cui esso rappresenta l’occasione per una ricerca identitaria.
Se prima l’acquisto e il possesso continuo di beni materiali, il cui scopo risiedeva nella rappresentatività sociale e culturale, generava un circolo vizioso di felicità effimera, oggi assistiamo ad un inevitabile passaggio verso una diversa modalità di consumo, all’interno della quale prevale la ricerca di qualità intrinseche al prodotto/servizio, che permettano una più autentica e profonda identificazione del soggetto rispetto a ciò di cui usufruisce: non più consumatore passivo di ciò che è tutt’altro da sé, ma fruitore di un bene quanto più possibile rappresentativo di esigenze che attengono all’essenza delle sue più intime necessità.
Mi sono poi soffermato su alcune nuove tipologie di turismo, come i Percorsi Turistici Tematici, che rispondono per l’appunto a consumi di tipo vocazionale in quanto, pur riferendosi ad un determinato territorio, ne prendono in considerazione un particolare aspetto, o il Turismo Etnico, che dà la possibilità di vivere luoghi e popolazioni locali in maniera autentica, anche se in alcune circostanze può assumere dei risvolti drammatici, come nel caso dell’etnia Padaung in Thailandia, o ancora il Turismo Macabro, che ha registrato un notevole incremento negli ultimi anni.
Successivamente alla descrizione dello scenario attuale del comparto turistico, la mia attenzione si è focalizzata sull’impatto che l’ultima crisi economica ha generato su di esso, in particolare in Campania, dove si è dapprima registrata una stagnazione del settore e poi una fase di recessione.
Dall’analisi condotta, ho potuto rilevare che, nonostante non si rinunci a partire, sono profondamente cambiate le abitudini di viaggio, con un budget destinato alle vacanze ridotto, un raggio medio degli spostamenti diminuito e soggiorni più brevi ed orientati verso soluzioni più economiche; la forte risonanza di questa crisi a livello mediatico ha generato, infatti, una forte componente di incertezza e di insicurezza nelle persone, con tutte le inevitabili restrizioni che questo comporta.
I dati sull’incoming rilevati in Campania hanno rivelato un diminuzione delle prenotazioni, per l’estate del 2008, del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e, nel confronto tra il 2006 e il 2008, una perdita di 650.000 presenze alberghiere, con conseguente calo del fatturato che oscilla tra il 20 e il 50% nella provincia di Napoli.
La situazione non sembra essere migliorata quest’anno; ciò che desta maggiori preoccupazioni non è tanto la crisi in sé, quanto il fatto che, a fronte di una situazione così difficile, in cui sono confluite crisi economica, criminalità e crisi dei rifiuti, gli operatori del settore non hanno adottato delle giuste ed adeguate contromisure.
Si sono riscontrate azioni sulla leva dei prezzi, con sconti e promozioni, e aumento della pubblicità; misure di breve respiro, dunque, che non inducono a modificare i comportamenti turistici, e nulla di più.

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INTRODUZIONE Il presente lavoro vuole analizzare la relazione che intercorre tra la congiuntura economica ed i consumi turistici, soffermando l’attenzione sulla situazione attuale, in cui l’industria turistica sta attraversando una fase molto delicata ed è colpita da una serie di crisi in atto. La prima è di carattere endogeno ed è dovuta ad un modello turistico inadeguato: le organizzazioni e gli operatori turistici, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, hanno puntato ad un modello di turismo di massa che ha avuto grande successo ed ha portato allo sviluppo di molte destinazioni negli anni passati. Ormai questo modello è in crisi; ad esempio, il binomio spiaggia-hotel non è più un prodotto competitivo, anche se i tentativi di aumentarne l’attrattività, aggiungendo servizi a valore aggiunto, sono stati fatti in molte destinazioni. Il fattore principale di tale crisi è dovuto al fatto che il modello “turismo di massa” basi la sua competitività solo o quasi esclusivamente sul prezzo e sulla standardizzazione del prodotto; ma, nel Mediterraneo, ci sono oggi altre e nuove destinazioni che, anche in questo, competono molto meglio dell’Italia. Si tratta di una tipica tappa delle destinazioni mature, che sono arrivate ad un punto nel quale devono reinventarsi per poter ripartire, recuperare un attrattivo adeguato ed evitare di entrare in una spirale di discesa. Lo stesso modello si è ripetuto in montagna, dove, nella maggior parte dei casi, si riscontra un prodotto vecchio che non si è modernizzato e, quindi, non è adeguato; non vive una situazione migliore il turismo nelle città d’arte, in cui si trova un prodotto che, seppur unico nel panorama mondiale, non risponde alla domanda vera e reale del turista di oggi.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Giuseppe Gautiero Contatta »

Composta da 132 pagine.

 

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