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L’invecchiamento e il ruolo delle emozioni inconsapevoli in un compito di memoria di lavoro

Informazioni tesi

  Autore: Antonella Totaro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Nicola Mammarella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

Il presente lavoro è contemporaneamente una ricognizione sul tema più generale delle emozioni e il risultato di uno studio sperimentale sull’invecchiamento e sul ruolo delle emozioni inconsapevoli in un compito di memoria di lavoro. Per fare ciò si è tentato di definire cosa sia l’invecchiamento, quando si può cominciare a parlare di invecchiamento e quali siano le modificazioni (biologiche, sociali, cognitive e psicologiche) che caratterizzano questa fase della vita. In un secondo momento ci si sofferma sulle definizioni di emozione e sulle loro implicazioni con i processi di cognizione, attenzione e memoria; si incominciano poi ad introdurre i concetti di differenza d’età, di priming inconsapevole e ad illustrare i risultati degli studi ad essi connessi, per focalizzare poi l’attenzione sul ruolo dell’amigdala nella generazione delle emozioni inconsapevoli. Il cuore del lavoro è dedicato alla descrizione dell’esperimento, di cui viene offerto il dettaglio del metodo adottato e la concettualizzazione dei risultati ottenuti, dai quali si evince che le emozioni suscitate inconsapevolmente possono avere degli effetti diversi a seconda delle età dei soggetti esposti agli stimoli e a seconda della valenza degli stimoli stessi. I risultati delle prove sperimentali somministrate a soggetti appartenenti a campioni rappresentativi hanno evidenziato come le emozioni (anche quelle inconsapevolmente suscitate) in realtà producano delle modificazioni nell’essere umano, che si riverberano in primis nell’efficienza prestazionale nell’ambito cognitivo. Questo risultato si iscrive in un filone transdisciplinare che ha attinto dalla statistica, dalle neuroscienze, dalla biologia e dalla fisiologia per definire il concetto di vecchiaia e di emozione, oltre che delle metodologie che hanno permesso di fare ipotesi e sottoporle al vaglio della prova empirica. Lungi dal ritenere questo un risultato definitivo, c’è da augurarsi che in futuro la ricerca continui ad indagare in direzioni sempre nuove, nel rispetto dei valori etici e morali, senza alcuna remora di affrontare l’ignoto.

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Capitolo I Prospettive della psicologia dell’invecchiamento 1. L’invecchiamento ¨ stato stimato che nell’antichità la speranza di vita alla nascita fosse intorno ai 20 anni rispetto agli attuali 81. In Italia, attualmente gli over 65 sono il 20,1% della popolazione, ma le stime prevedono che tale percentuale passi al 28,6% nel 2035 e al 32,7% nel 2060. Nel 2060 si stima che in Europa gli over 65 saranno 505 milioni e che la percentuale della popolazione di età pari o superiore agli 80 anni passerà dal 4,4% al 7,9% nel 2035 e al 12,1% nel 2060. L’aumento della speranza di vita e l’esigenza di comprendere i cambiamenti correlati all’età sono stati il motore che, negli ultimi anni, ha dato una spinta enorme agli studi e alla ricerca sull’invecchiamento. Si è così assistito a una sorta di esplosione di conoscenze sulla vecchiaia e alla distinzione tra i diversi settori di indagine: la gerontologia, che riguarda lo studio piø generale dell’invecchiamento e dei problemi ad esso collegati, la geriatria, che si interessa, a livello prettamente medico, delle patologie degli anziani, la psicogerontologia, che studia e valuta i cambiamenti psicologici dell’invecchiamento. All’interno di quest’ultima disciplina è possibile un’ulteriore classificazione, proposta da Birren e Schroots (1996), tra: • psicologia dell’invecchiamento (Psychology of Aging), che studia i cambiamenti comportamentali che avvengono con l’età nella prospettiva dell’arco di vita; • psicologia della vecchiaia (Psichology of the Aged), che descrive problemi di natura biologica, sociale e psicologica di questo stadio della vita; • psicologia delle differenze d’età (Psichology of Age), che confronta gruppi di differente età: giovani vs adulti, vs anziani, vs grandi vecchi. I primi studi e le prime ricerche sull’invecchiamento possono trovare una collocazione storica nel 1920. In questo anno è stato pubblicato da Botkin, scienziato russo, uno studio condotto su 3000 anziani di San Pietroburgo che ha fornito i primi dati sulle differenze tra invecchiamento normale e invecchiamento patologico. 1

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Parole chiave

amigdala
attenzione
differenze d'età
efficienza prestazionale di giovani e anziani
emozioni consapevoli
emozioni inconsapevoli
invecchiamento
memoria
memoria di lavoro
priming inconsapevole
stimoli subliminali

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