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I servizi pubblici tra principi comunitari e tutela degli utenti

Informazioni tesi

  Autore: Graziano Preite
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Saverio Sticchi Damiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

La trattazione è suddivisa in tre parti.
Il primo capitolo è dedicato ai servizi pubblici in generale al fine di esporre un’analisi della legislazione, partendo dalla nozione di servizio pubblico. Infatti, la nuova disciplina ha completato il processo di riforma dei servizi pubblici, iniziata nei primi anni ’90 e rientrante nell’ambito della più generale trasformazione della Pubblica Amministrazione italiana e della ridefinizione del suo rapporto coi cittadini. Il processo di integrazione europeo ed il conseguente graduale affermarsi dei principi comunitari di libera concorrenza, unitamente all’evoluzione socio-economica e tecnologica dei settori regolati, hanno contribuito al superamento dei modelli di gestioni dirette e monopolistiche caratteristiche della realtà dei servizi pubblici, tumultuosamente sviluppatisi dal dopoguerra ad oggi. Un simile scenario, determinato anche da sollecitazioni di provenienza comunitaria, ha postulato l’esigenza di reimpostare i tradizionali assetti organizzativi degli Enti che gestivano i servizi, modificando le regole che presiedono alla disciplina dei rapporti con l’utenza.
La seconda parte, ha come argomento i servizi pubblici nell’ordinamento comunitario.
Il cambiamento di politica adottata dalla Comunità, determinato dall’innovazione tecnologica, unitamente all’evoluzione della domanda, che avevano privato del carattere di monopolio naturale una serie di servizi pubblici, provoca una svolta quasi epocale nella disciplina degli stessi a livello nazionale. Fino a quel momento i servizi pubblici nella maggior dei Paesi europei ed in particolare in Italia, erano assoggettati ad un regime di monopolio legale o più correttamente, com’è stato osservato, di riserva originaria a favore dello Stato. L’introduzione del regime di libero accesso al mercato, non solo esclude l’esistenza di posizioni monopolistiche pubbliche, ma priva di significato la gestione pubblica dell’impresa, spingendo gli Stati alla privatizzazione formale e sostanziale. La liberalizzazione dei mercati non modifica, per altro, solo le regole e le logiche comportamentali degli Stati, di fatto sottraendo loro la libertà di scelta degli strumenti idonei a realizzare gli interessi generali impliciti nei servizi pubblici, ma inevitabilmente limita il potere di individuare tali interessi. Ed in vero la Comunità, dopo aver inciso sul regime giuridico dei servizi pubblici, sta assumendo sempre più il compito di definire gli interessi generali ad essi sottesi e le prestazioni indispensabili per realizzarli, sostituendosi agli Stati membri. In questo filone sembra collocarsi e trovare ragione giustificativa, l’elaborazione comunitaria del “servizio universale” come strumento di coesione economica, sociale e territoriale tra gli Stati membri.
Nel terzo capitolo, sono puntualizzate le esigenze di tutela degli utenti di servizi pubblici sia dal punto di vista della garanzia che giurisdizionale. Infatti, la progressiva liberalizzazione dell’area dei servizi pubblici ha determinato una crescente attenzione per la tutela del cittadino-utente, sempre più visto come cittadino-cliente da soddisfare nelle proprie esigenze. I profili qualitativi connessi all’erogazione del servizio hanno così assunto un’autonoma rilevanza rispetto ai tradizionali aspetti quantitativi delle prestazioni; le problematiche connesse alla garanzia della qualità del servizio sono divenute nuove e decisive sfide per il moderno legislatore. In quest’ottica va inquadrata l’introduzione di strumenti come le carte dei servizi e di logiche di customer satisfaction che ha determinato mutamenti sostanziali nell’organizzazione del servizio da erogare e negli assetti degli stessi soggetti gestori. Quindi, tra le iniziative di riforma che si ispirano alla l. n. 241/90 rientra la c.d. Carta dei Servizi pubblici. Questo strumento si presenta come un completamento della legge sul procedimento amministrativo in quanto tale legge afferma nuovi principi nei rapporti fra amministrazioni e cittadini, attraverso un catalogo di diritti che, però possono essere fatti valere solo nei confronti dell’amministrazione autoritativa. La Carta dei Servizi pubblici provvede ad estendere l’applicazione degli stessi principi anche all’attività erogativa, attraverso regole adeguate alle caratteristiche di tale differente modello di amministrazione.

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5 INTRODUZIONE Il lavoro prende spunto da numerosi provvedimenti adottati di natura europea e nazionale sul tema dei servizi pubblici. L’evoluzione legislativa in materia, è finalizzata a garantire l’esigenza di una erogazione dei servizi pubblici sempre più efficiente ed efficace e la tutela degli utenti. Oggetto del lavoro saranno temi quali l’evoluzione normativa in materia di servizi pubblici, i principi comunitari, il servizio universale e la giurisdizione di riferimento. Questi temi presentano elementi di sicuro interesse per l’erogazione dei servizi essenziali per le comunità. L’influenza che il diritto comunitario ha nel nostro ordinamento in ambito economico costituisce ormai, un “fatto notorio”, del resto la Comunità Economica Europea è nata con l’intento di creare uno spazio economico retto dalle medesime regole, affinché non vi fossero ostacoli di fatto e di diritto, alla libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali, ma ciò che costituisce una novità nel panorama d’intervento dell’Unione Europea è l’attenzione crescente nei confronti degli interessi sociali e la conseguente ingerenza degli organi comunitari nella selezione di questi interessi e negli strumenti idonei a soddisfarli. Segno di siffatto cambiamento è sicuramente il più incisivo intervento della Comunità nell’ambito dei servizi pubblici. Il Trattato di Roma non menziona i servizi pubblici, bensì le imprese incaricate della gestione di attività di interesse economico generale e ciò non solo in ragione della differente qualificazione giuridica che i servizi pubblici possono avere negli Stati membri, ma per sottolineare una sorta di esclusiva competenza di ciascuno Stato nell’individuare ed assegnare ad una impresa compiti a rilevanza collettiva, trascendenti cioè interessi puramente economici od individualistici. Se inizialmente l’atteggiamento della Comunità è stato quello di una sostanziale indifferenza nei confronti delle imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale, sul finire degli anni ottanta la Comunità ha

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