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Lo spazio scenico tra realtà e virtuale - Visioni e radiovisioni: il teatro di Muta Imago e Roberto Latini

Informazioni tesi

  Autore: Maria Elena Fusacchia
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Saperi e tecniche dello spettacolo teatrale e digitale
  Relatore: Luca Ruzza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

Lo spazio scenico tra realtà e virtuale: il titolo dell’elaborato da me scritto riassume in maniera efficace gli stili delle due compagnie prese in esame: Muta Imago e Fortebraccio Teatro. I primi lavorano unicamente sulla realtà che si crea per la scena durante le prove , ma non rendono le immagini
sceniche realistiche. I loro lavori si basano su visioni e sogni, allargando l’immaginario e l’immaginazione pur non utilizzando realtà virtuali. Per realtà virtuale s’ intende un ambiente digitale all’interno del quale sono simulate delle condizioni d’ esperienza reale, sperimentabili sinesteticamente mediante apposite interfacce tra il corpo e l’apparato tecnologico (hardware o software). Lavorano solo attraverso l’interazione tra l’attore e i materiali utilizzati in scena non disegnano bozzetti, non
partono da scene pre ideate dalla regia, come ho già detto tutto quel che crea la visione avviene in scena durante le
prove.

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LO SPAZIO SCENICO TRA REALTÀ E VIRTUALE VISIONI E RADIOVISIONI: IL TEATRO DI MUTA IMAGO E ROBERTO LATINI. 7 INTRODUZIONE Per una visione di teatro Per introdurre al meglio il mio lavoro desidero riportare per intero un saggio scritto da Giacomo Verde, pioniere d’uno dei temi da me preso in considerazione, che ha gentilmente concesso la trascrizione integrale del testo. PER UN TEATRO TEKNO-LOGICO VIVENTE di nulla sia detto è naturale di tutto si dica può cambiare B. Brecht, L’eccezione e la regola Mi ha sempre stupito l’atteggiamento dei “teatranti” nei confronti della tecnologia elettronica. Si va da posizioni euforico-esaltative ad atteggiamenti di rifiuto totale. Nella grande maggioranza dei casi nessuno si è veramente preoccupato di fare esperienze costruttive, approfondite, oltre i luoghi comuni dominanti, sul rapporto uomo- macchina-comunicazione. Spesso si continuano a vedere l’uomo e la macchina come cose contrapposte e in antagonismo, specialmente nel campo della comunicazione: il naturale contro l’artificiale; l’originale contro l’artefatto. Questa contrapposizione diventa ancora più paradossale se fatta da chi pratica continuamente l’artificio sulla scena e quindi dovrebbe avere ben chiaro, segnato nella carne, quanto “l’originale e l’artefatto” siano intrecciati nella

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muta imago
roberto latini
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