Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

From the Cult of Domesticity to the New Womanhood: i mutamenti di un secolo negli scritti femminili ottocenteschi

La tesi si propone l'obiettivo di evidenziare il tortuoso percoso di emancipazione della donna americana nel corso del diciannovesimo secolo così come emerge dagli scritti dei protagonisti dell'epoca. L'analisi testuale di opere che spaziano dall'ambito scientifico a quello letterario, sottolinea i tratti distintivi di una società in cui dominano le convenzioni repressive del Cult of Domesticity che confinano la donna al ruolo di moglie e madre.
il forte radicamento del suddetto sistema valoriale risulta evidente anche in mabito giornalistico. L'esame di articoli tratti da due dele più diffuse riviste femminili dell'epoca, il Godey's Lady's Book e il Ladies' Repository, pone in risalto la significativa azione performativa esercitata dalla stampa rosa nella strutturazione dell'ambiente sociale. E' attraverso l'adozione di una retorica religioso, l'uso di immagini che collocano la donna all'interno del "proper role" e la pubblicazion di esplicite critiche a colei che si ribella, che si ha la veicolazione di norme di condotta e modelli di comportamento riassunti in quelle che sono le quattro virtù cardinali della "donna autentica": Piety, Purity, Submissiveness e Domesticity.
lo studio degli scritti dell'epoca disvela i tratti inaugurali del cammino di affrancamento della donna. L'analisi dei primi testi dal sapore emancipativo di produzione femminile evidenzia la presenza di distinte strategie linguistiche, dal tono sarcastico della suffragista ante litteram Mary Wollstonecraft ad una vera e propria reinterpetazione delle sacre scritture delle sorelle Grimkè, artifici retorici diversificati ma uniti nell'intento comune di demolire le argomentazioni a sostegno della supremazia maschile.
Dalle opere che rappresentano la comparsa di una prima, ed ancora immatura, coscienza emancipazionista, si giunge al testo destinato a divenie il pilastro del femminismo americano: la Declaration of Sentiments, documento redatto durante la celebre Convention di Seneca Falls tenutasi nel luglio del 1848 nello stato di new York, si appropria della retorica rivoluzionaria del 1776 per conferire legittimazione alle argomentazioni. Ispirata per solennità di forma alla Declaration of Independence, il documento assume una struttura sillogistica che si articola attorno ad una premessa teorica e alla ricostruzione di un vero e proprio processo incriminatorio contro la società maschile per giungere all'affermazione del pieno riconoscimento della figura femminile come individuo titolare di diritti naturali e inviolabili.
L'analisi di articoli pubblicati a seguito della stesura del testo evidenzia una vera e propria battagliua combattuta a colpi di sarcasmo, aspre critiche e giochi linguistici, armi funzionali a distruggero, ovvero difendere, agli occhi dell'opinione pubblica la nobile causa femminile.
La stampa dell'epoca diviene immagine dello scontro sociale tra due visioni della donna diametralmente opposte. In modo particolare l'acutezza dello scontro affioa dalla lettura critica di testi riguardanti la nascita della New Woman, una donna indipendente, anticonvenzionale, socialmente ed affettivamente attiva.
Se da un lato alcune opere ne evidenziano l'eroismo e la perfezione, dall'altro il soggetto di fin de siecle è indebitamente circondato da ostilità ed avversioni. Criticata per la sua audacia nella vita pubblica e privata, la New Woman diviene bersaglio di vignette e scritti satirici che ne deridono astiosamente gli atteggiamenti tipicamente maschili e di espliciti attacchi che ne condannano la perdita di identità e dignità, come emerge dal linguaggio emozionale e moralistico ma al tempo stesso rigoroso ed irremovibile di Sheila Kaye-Smith; dissensi che rivelano i timori e le angosce di una società disorientata da mutamenti radicali che appaiono destinati a non arrestarsi.

Mostra/Nascondi contenuto.
INTRODUZIONE “Questo è un mondo che è sempre appartenuto al maschio, ma nessuna delle spiegazioni che è stata data ci è sembrata sufficiente”1 Simone de Beauvoir Manager, capi di stato, soldati: la donna è oggi, in molti paesi del mondo, una figura paritaria a quella maschile, titolare degli stessi diritti e delle stesse libertà. L'emancipazione che caratterizza il 'gentil sesso' è tuttavia frutto di numerose lotte combattute in nome di libertà, diritti, indipendenza e autonomia. Questa tesi nasce come tentativo di mettere a fuoco i meccanismi linguistici che hanno caratterizzato il percorso di affrancamento della donna americana nel corso del diciannovesimo secolo. La stessa struttura del presente lavoro vuol conferire l'idea di un dispiegamento non solo temporale ma anche concettuale delle diverse tappe del cammino verso l'emancipazione. Il testo consta di due parti, la prima corrispondente ai primi due capitoli, focalizza l'attenzione sulla condizione di subordinazione della figura femminile, la seconda, costituita dal terzo e quarto capitolo, esamina invece il progressivo sviluppo di una coscienza femminista e le sue conseguenze sociali. Il primo capitolo si apre con un breve excursus introduttivo del sistema valoriale imperante nell'America dell'Ottocento: “The Cult of Domesticity”. È mediante l'analisi di opere dell'epoca, sia letterarie che scientifiche, e soprattutto del saggio di Barbara Welter, “The Cult of True Womanhood 1820-1860”, che si scoprono i tratti principali di una società maschilista che considera la donna come un essere inferiore e si ritiene legittimata ad opprimerla attraverso regole, valori e modelli di comportamento. Con lo studio di manuali diretti all'educazione femminile come “Treatise on Domestic Economy” di Catharine Beecher, “The American Woman’s Home” della stessa autrice in collaborazione con la sorella e “The Young Lady's Friend” di Mrs John Farrar si è voluto porre in luce come i rigidi standard di condotta non fossero solamente subiti dalle donne, bensì come queste abbiano giocato un ruolo fondamentale nella loro diffusione. 1 De Beauvoir, S., “Il Secondo Sesso”, Il Saggiatore, Milano, 1961, p. 91. 4

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Stefania Giuntini Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 527 click dal 28/06/2010.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.