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Figure di reato nell'opera del giurista milanese Francesco Bernardino Porro

Informazioni tesi

  Autore: Monica Miccoli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gigliola Di Renzo Villata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 289

Scopo del nostro lavoro è quello di esaminare, dal punto di vista giuridico e dottrinale, alcuni reati tratti dal Fasciculus Rerum Criminalium, unica opera giunta fino a noi dell’avvocato Francesco Bernardino Porro.
Il suo nome e le sue opere non si trovano affatto citati altrove, ma stupisce leggere che l’Argelati ed il Picinelli, le cui pagine sono le uniche fonti di notizie riguardanti il Nostro delle quali disponiamo, lo descrivono come un Avvocato di molto nome lodato e celebrato da unanimi consensi per tutto il XVII secolo.
Che cosa ha provocato l’oblio nei confronti di questo autore?
Perché il suo trattato di diritto criminale è stato giudicato dai posteri indegno di qualsiasi attenzione?
La nostra tesi cercherà di smentire quello che sembrerebbe un giudizio tanto inesorabile quanto affrettato.
Vedremo, infatti, che non solo il Porro ebbe l’ardire di dare alle stampe un’opera stilisticamente originale, ma seppe anche dipingere, con tocco fresco e vivido, il piccolo mondo a parte che era il ducato di Milano sotto il dominio spagnolo.
Troveremo nelle pagine del Fasciculus non soltanto tesi ed elaborazioni dottrinali, per lo più stilate da insigni auctores ai quali il Porro attinge con dotta reverentia, ma anche dei gustosi ritratti di personaggi, in difesa o contro i quali il Nostro esercitava la sua professione, che incarnano perfettamente l’innato senso di prepotenza, di irascibilità fusa all’arte di arrangiarsi della gente del tempo.
Volutamente la presente tesi sarà divisa in due parti: la prima avrà lo scopo di tratteggiare l’ambiente storico-giurisprudenziale nel quale il Porro operava, la seconda, invece, dopo un’introduzione al Fasciculus atta a metterne in luce la struttura ed i caratteri salienti, si concentrerà sulla disamina di alcuni reati affrontati nell’opera (quali il furto, la rapina, la concussione, il taglio furtivo di alberi e l’usura) corredati di numerosi casi pratici degni di interesse.
Sarà proprio addentrandoci nelle allegationes del Nostro avvocato che verremo a conoscenza di come si faceva giustizia nella nostra città quattrocento anni fa.
Non verranno trascurati i raffronti con le tesi dei maggiori auctores del Cinquecento e con le principali fonti legislative del tempo: le leggi romane, il Digesto giustinianeo, le Costituzioni e gli Statuti milanesi.

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PREMESSA Scopo del nostro lavoro è quello di esaminare, dal punto di vista giuridico e dottrinale, alcuni reati tratti dal Fasciculus Rerum Criminalium, unica opera giunta fino a noi dell’avvocato Francesco Bernardino Porro. Il suo nome e le sue opere non si trovano affatto citati altrove, ma stupisce leggere che l’Argelati ed il Picinelli, le cui pagine sono le uniche fonti di notizie riguardanti il Nostro delle quali disponiamo, lo descrivono come un Avvocato di molto nome lodato e celebrato da unanimi consensi per tutto il XVII secolo. Che cosa ha provocato l’oblio nei confronti di questo autore? Perché il suo trattato di diritto criminale è stato giudicato dai posteri indegno di qualsiasi attenzione? La nostra tesi cercherà di smentire quello che sembrerebbe un giudizio tanto inesorabile quanto affrettato. Vedremo, infatti, che non solo il Porro ebbe l’ardire di dare alle stampe un’opera stilisticamente originale, ma seppe anche dipingere, con tocco fresco e vivido, il piccolo mondo a parte che era il ducato di Milano sotto il dominio spagnolo. 1

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Parole chiave

fasciculus rerum criminalium
storia del diritto italiano
francesco bernardino porro

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