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''It was imperfect silence, mere resistance to sound'': il silenzio, la memoria, la fuga nell'opera di Elizabeth Bowen

Nell’opera di Elizabeth Bowen sono percepibili quelli che Susan Sontag definisce “appelli al silenzio” . Non si tratta di richiami chiari, come si possono rinvenire nelle opere di alcuni grandi del nostro secolo, ad esempio Samuel Beckett, tuttavia questa scrittrice anglo-irlandese, nata a Dublino nel 1899 e morta nel 1973, affronta i problemi inerenti il linguaggio, consapevole del fatto che esso, tra tutti gli strumenti adoperati nella creazione artistica, sembra essere il più contaminato. Si è detto che ciò è tanto più vero per le donne, in quanto alle donne si richiede un continuo sdoppiamento, una continua separazione da sè per accedere ad un linguaggio oggettivo, universale. Una donna che decide di scrivere “sperimenta l’impotenza quando per comunicare deve usare un linguaggio che si fonda su paradigmi maschili.”
Nei romanzi di Elizabeth Bowen ricorrono, con una certa insistenza ma non in modo monotono, alcuni temi che possono in qualche modo essere ricollegati all’impossibilità di esprimersi adeguatamente[...]In un momento in cui queste parole mancano, sembra suggerirci Elizabeth Bowen, la fuga, la violenza, la morte, la follia sembrano essere più efficaci di qualsiasi altra forma di comunicazione. Nella fuga i suoi personaggi ricercano la stabilità, nella violenza - contro di sè e contro gli altri - esprimono sentimenti altrimenti indicibili, nella follia cercano di attribuire nuovo significato ad un mondo che lo ha perduto.

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4 Introduzione Il linguaggio non è mai stato neutrale, così come la lette- ratura per molto tempo è stata quasi esclusivamente patrimonio maschile, risentendo così nella propria impostazione di un’angolazione particolare, sessuata. Il problema dell’inadeguatezza del linguaggio si è quindi posto con urgenza alle scrittrici che hanno dovuto piegarlo in modo tale da liberare le sue strutture da una connotazione rigidamente maschile. La struttura stessa della lingua è fondata in modo tale da pensare il maschile come universale. Il maschile si pone come termine primo fondante e il femminile come sua derivazione negativa senza nessuna specificità pro- pria. 1 Le scrittrici hanno quindi cercato di trovare uno spazio per una prospettiva diversa nella letteratura, tentando di rappresen- tare nelle loro opere le donne finalmente per ciò che sono. E’ in questa prospettiva che il silenzio può essere letto come un consapevole strumento di comunicazione, capace di esprimere il disagio, la perdita dei valori, la disperata ricerca di nuove certezze, di antiche radici su cui ricostruire se stessi. Per molti scrittori di questo secolo, il silenzio è divenuto, come sottolinea Susan Sontag, un punto d’arrivo, 1 “Scrivere la differenza”, Passaggi, 1, 1990, IV, p.8.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniela Vaccaro Contatta »

Composta da 179 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1889 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.