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L'Italia nella cooperazione internazionale: il caso di studio sulla politica dei vaccini

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Pinassi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Luca Verzichelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

La tesi è composta sostanzialmente da tre capitoli che affrontano: la cooperazione allo sviluppo e la normativa nazionale relativa; il problema dei vaccini per i PVS; il ruolo esercitato dal sistema politico italiano nella cooperazione internazionale. La politica italiana di cooperazione allo sviluppo ha assunto un assetto sistematico a partire dal 1979 e la più recente regolamentazione è rappresentata dalla legge 26 febbraio 1987 n. 49, la quale considera la materia come parte integrante della politica estera dell’Italia. A questo principio si affianca quello in base al quale essa deve ispirarsi ai criteri sanciti dalle Nazioni Unite e dalla Comunità Europea, cioè l’interrelazione tra i diversi strumenti di aiuto. Inoltre sono privilegiati i seguenti criteri: la good governance, la coerenza delle politiche, il coordinamento delle azioni tra donatori, la complementarità delle attività e la collaborazione tra sistemi-paese. La legge disciplina un sistema di organi, procedure e strumenti caratterizzati da autonomia e specialità, traccia le linee dell’intervento rinviando la disciplina di dettaglio ad atti governativi secondari ed alle delibere di organi ad hoc quale il CICS (Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo). Il MAE e il MEF, i due principali erogatori di APS, sono co-responsabili nella procedura di erogazione degli aiuti. A partire dagli anni Novanta, per ricondurre all’ordinario molte norme speciali, sono intervenute delle modifiche legislative alla legge del 26 febbraio 1987, n.49. Tra queste. La materia della cooperazione internazionale alla sviluppo è qui focalizzata su un aspetto politico ben preciso. Ho infatti ritenuto interessante riflettere sul potere esercitato dalle industrie farmaceutiche nel mercato globale, grazie alla protezione del diritto di proprietà intellettuale sul vaccino o altro farmaco. La protezione, giustificata dall’elevato costo di Ricerca e Sviluppo, rende i farmaci inaccessibili a coloro che ne hanno più bisogno. Per far fronte a questi ostacoli e per raggiungere, primo fra tutti il quarto degli obiettivi del millennio, cioè quello di ridurre la mortalità infantile di 2/3 rispetto al 1990, occorre prendere seriamente in considerazione delle iniziative che lo stesso ottavo dei MDG/OSM raccomanda: delle alleanze e partenariati globali. La Global Alliance for Vaccines and Immunisation è un partenariato tra soggetti pubblici e privati istituito con l’obiettivo di attuare politiche sanitarie di lungo periodo garantendo sostenibilità ed autonomia agli stessi PVS. Le risorse di Gavi sono gestite dall’ex Gavi Fund e reperite sia con donazioni dirette e cofinanziamenti sia con meccanismi finanziari innovativi, quali AMC e IFFIm, rispettivamente l’Advance Market Commitment e l’International Finance Facility for Immunisation. Grazie ad AMC i vaccini sono resi accessibili ai PVS in modo adeguato in termini di prezzo, quantità e tempo. Garantendo alle industrie dei ricavi inizialmente elevati, le vincolano successivamente a distribuire vaccini a prezzi inferiori, nel lungo periodo. Anche l’Italia ha contribuito nel 2009 al lancio del progetto pilota di AMC, con 635 milioni di dollari, mentre si è impegnata a versarne altri 600 nell’arco di 20 anni tramite IFFIm, cioè impegnandosi ad emettere prestiti nel mercato internazionale dei capitali. Presentato al G7 nel 2005, seppur comporti il pagamento di un piccolo premio per costi di transazione, IFFIm ha il vantaggio di garantire risorse certe, prevedibili e flessibili. L’altra iniziativa unica a livello mondiale è il Novartis Vaccines Institute for Gobal Health: un centro di ricerca e sviluppo per vaccini contro le neglected diseases, malattie tropicali, istituito a scopo non lucrativo dall’azienda farmaceutica Novartis V. & D. per unire conoscenze scientifiche e capacità produttive ed eliminare il divario tra scoperta scientifica del vaccino e la sua distribuzione. Nonostante a partire dal 1995 le politiche di cooperazione siano influenzate dal MDP, l’Italia non è ancora riuscita a superare alcuni suoi limiti culturali e stortici, quali progetti disarticolati, dispersione di risorse e iter di riforma bloccati. Come risulta dalle classifiche stilate da enti autorevoli e centri di monitoraggio l’Italia risulta spesso tra gli ultimi posti nell’adempimento degli impegni in materia di cooperazione allo sviluppo, compromettendo a livello europeo il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, fissati per il 2015. A poco o niente sono serviti i movimenti di protesta provenienti dalla società civile contro i tagli ai fondi per la cooperazione e contro la sospensione dei versamenti dei 130 milioni di euro promessi al Fondo Globale per l’HIV, Tubercolosi e Malaria. Inoltre l’incoerenza tra le politiche attuate a livello multilaterale e quelle adottate in sede bilaterale diminuisce ulteriormente l’efficacia degli aiuti.

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3 0. INTRODUZIONE Questo lavoro si pone volutamente su un piano descrittivo più che di analisi scientifica, osservando il ruolo assunto dal sistema politico italiano nella cooperazione internazionale allo sviluppo. Si è ritenuto prioritario partire dalla garanzia del diritto alla salute per assicurare un progresso socio-economico nei paesi poveri. Lo strumento attraverso il quale assicurare il benessere delle popolazioni è stato individuato nella prevenzione delle malattie e quindi nelle vaccinazioni. Sono state prese in considerazione alcune delle iniziative che, su scala globale, operano per favorire la diffusione dell‟immunizzazione rendendo accessibili i farmaci a coloro che hanno un reddito troppo basso per permetterseli. Gli elevati prezzi di mercato dei vaccini sono causati dai brevetti farmaceutici, che hanno una durata variabile tra i quindici e i venti anni. Durante tale periodo non è permesso ad altri produttori commercializzare il prodotto coperto da brevetto. Dal canto loro le imprese farmaceutiche sostengono che i brevetti siano necessari per recuperare i costi di ricerca e sviluppo iniziali. La mancanza di concorrenza all‟interno del mercato farmaceutico garantisce alle multinazionali degli elevati fatturati, inferiori solo a quelli del settore informatico. La disciplina della commercializzazione dei farmaci è contenuta negli accordi dell‟Organizzazione Mondiale del Commercio, ai quali tuttavia sono state poste delle deroghe, in virtù del particolare ruolo sociale rivestito dal farmaco. Iniziative come la Global Alliance for Vaccines and Immunisation, (GAVI)1 rappresentano delle valide soluzioni all‟inaccessibilità dei vaccini da parte dei paesi a basso reddito: la mancanza di risorse costituisce un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi che tali alleanze si pongono. L‟Italia, come altri paesi europei, ha partecipato attivamente al lancio dei partenariati globali, nella suddetta prospettiva. Il problema che si pone all‟interno del sistema politico italiano è la riduzione, come in altri campi, dei fondi per la cooperazione alla sviluppo. L‟Italia sta investendo meno del dovuto negli aiuti allo sviluppo e con riferimento al Prodotto Interno Lordo, la spesa per la cooperazione è tra le più modesta d‟Europa. 1 Allenanza globale per favorire la vaccinazione e l‟immunizzazione nei paesi a basso reddito

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