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Ricerche archologiche nel Castello del Monte di Montella 1985 – 86: le ceramiche dei settori A, B, C, e saggio G

Informazioni tesi

  Autore: Anna Tanzillo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Lettere
  Corso: Archeologia
  Relatore: Marcello Rotili
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 358

Dall’analisi dei manufatti rinvenuti nel Castello del Monte di Montella dai settori A, B, C e saggio G, oggetto della mia tesi di laurea specialistica, è stata riscontrata la presenza di prodotti esportati dall’Italia meridionale verso l’Italia settentrionale. E’ il caso delle anfore pertinenti all’acroma e alla dipinta che presentano ansa a nastro bilobata o trilobata innestata subito sotto l’orlo che talvolta si presenta a sezione triangolare. Relative ad una produzione di XI - XIII sec. queste anfore sono diffuse in Irpinia e più in generale in Campania: Ariano Irpino (AV) ; Sant’ Angelo dei Lombardi, Torella dei Lombardi, Eboli (SA).
Anfore simili, oltre che in Campania, sono documentate in Italia Meridionale, ad esempio: Pianabella (Ostia Antica), S. Cornelia, presso Roma, la cui produzione si colloca tra la fine dell’VIII e il XIII secolo. Sempre a Roma anfore con questo profilo, risalenti all’XI-XII secolo, sono attestate nel giardino del Conservatorio di S. Caterina della Rosa e nell’esedra della Crypta Balbi ove compaiono solo in strati dell' XI-XII secolo. In provincia di Lecce, a San Lorenzo in Carminiano, sono ugualmente attestate anfore con lo stesso profilo; le ritroviamo anche a Segesta in Sicilia. Questa stessa tipologia, la si riscontra inoltre, in Italia Settentrionale, ad esempio a Grosseto oppure a Genova (XIII-XIV sec.).
In Italia settentrionale però la produzione locale ha inizio in una fase successiva (XIII - XIV sec.) e per il periodo che va dal XI-XIII sec. abbiamo solo prodotti importati. Considerato ciò e considerato che le anfore si prestano bene alla conservazione e al trasporto degli alimenti è evidente che vi fossero degli scambi, dei traffici non solo all’interno dell’Italia meridionale ma anche con regioni dell’Italia settentrionale. Non si esclude, considerando la sua funzionalità, che l’oggetto principale di scambio potesse essere l’anfora stessa.
Tale ipotesi è avvalorata da studi condotti a Genova su precise sequenze stratigrafiche, che coprono un arco cronologico che va dal XI al XIV sec., ed hanno restituito prodotti importati per il periodo che va dall’ XI–XIII secolo. Qui infatti, da un’analisi dei manufatti ceramici e dall’individuazione di alcuni prodotti di importazione, si è constatato un particolare dinamismo economico e contatti con i principali mercati del bacino del mediterraneo.
Ad altro mercato invece erano destinati prodotti riferibili ad ambiti aristocratici o medio alti, mi riferisco alle coppe con fondo ad anello relative alle produzioni di invetriata, di invetriata dipinta e di protomaiolica di XII -XIII sec. attestate in Irpinia a Rocca San Felice, a Sant’ Angelo dei Lombardi in reperti relativi all’invetriata dipinta, alla protomaiolica, e alla graffita. Per quel che riguarda le altre zone della Campania, abbiamo delle attestazioni a San Lorenzo Maggiore a Napoli e a Capaccio.
Rimanendo in Italia Meridionale, altri riscontri sono possibili con reperti di Palermo e di Gela datati XIII secolo.
Anche questi manufatti venivano esportati dall’Italia Meridionale all’Italia Settentrionale. Lo confermano i medesimi studi che attestano la presenza di questa tipologia di manufatto importato nella stratigrafia di XII-XIII sec. mentre la produzione locale in Italia settentrionale ha inizio intorno al XIV-XV sec. Per quanto riguarda le coppe con fondo ad anello pertinenti la protomaiolica esse si dividono in quelle con il partito cruciforme o a croce potenziata e in quelle con il partito floreale. Le prime risultano databili XV sec. dal momento che il partito cruciforme si diffonde successivamente alla diffusione di questa tipologia di manufatto. Il consueto motivo della croce potenziata in bruno ed elementi geometrici campiti in verde o rosso, ricorre in manufatti di Ariano Irpino datati XV secolo, di Benevento, di Salerno e di San Lorenzo Maggiore datati XIV–XV secolo.
Il partito floreale invece si afferma nello stesso periodo in cui si afferma la tipologia della coppa con il fondo ad anello infatti questo partito lo ritroviamo in reperti di S. Lorenzo Maggiore datati XIII-XIV secolo, e in Puglia meridionale a Brindisi in reperti datati anch’essi XIII secolo. Questo motivo trova attestazione in Irpinia in reperti datati XIII sec.
Per la restante parte dei reperti presi in esame è stata riscontrata la perpetuazione di parametri morfologici e tipologici (microvasetti, piatti e piattini, brocche ecc.) oltre che decorativi (il partito cruciforme ad esempio lo si ritrova anche nelle forme chiuse, oppure motivi a bande e linee in bruno e in verde).

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INTRODUZIONE STORICA: ORIGINE, EVOLUZIONE E ABBANDONO. Il centro fortificato (ROTILI 1981; 1989; 1992; ROTILI – EBANISTA 1997; CI, Montella), ubicato a 15° 01' 46" di longitudine E da Greenweech e a 40° 50' 10" di latitudine N, domina l'attuale abitato di Montella (fig.1-2) originatosi dalla fusione di vari casali sorti in età bassomedievale (CASIELLO DE MARTINO 1974, pp. 57 – 62; 1995, pp.14 – 17) presso il vallone del torrente Santa Maria (SCANDONE 1911, p. 112 nota 3), affluente del fiume Calore (CI, Montella), attraverso un fenomeno riconducibile alla ripresa dell'insediamento sparso e all'esigenza di mettere a coltura aree abbandonate dalla fine dell'antichità-inizi dell'alto medioevo (PRATILLO 2007, p. 127). La sua strategica ubicazione geografica consentiva al Monte il controllo del vasto territorio posto tra i gruppi del Terminio e del Cervialto, Bagnoli Irpino e i monti Picentini, Nusco, Cassano Irpino e il passo Cruci sulla strada per Volturara; inoltre l'ampia conca di Montella attraversata dal primo tratto del fiume Calore che 1

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Parole chiave

acroma
archeologia
ceramica
invetriata
montella
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