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La rappresentanza politica femminile: un’analisi comparativa

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Calzolari
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Amministrazioni Pubbliche ed Economia di Mercato
  Relatore: Massimiliano Andretta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

L’interesse verso il tema della rappresentanza politica femminile è mutato nel corso del tempo ed è cresciuto notevolmente verso la fine degli anni ’70 quando, nei paesi di più lunga tradizione democratica, i movimenti femministi hanno posto l’attenzione sul fenomeno della scarsa presenza di donne nelle assemblee legislative. Da quel momento si sono succedute una serie di iniziative finalizzate ad incrementare la presenza femminile nei luoghi di decision-making: i primi provvedimenti adottati a tale scopo sono stati assunti da alcuni organismi internazionali, in particolare Onu e Unione Europea, i quali a loro volta, hanno indotto i governi e i partiti politici di alcuni stati, tra cui Italia e Regno Unito, a intervenire direttamente nella questione. Nello stesso periodo sono stati sviluppati in ambito accademico numerosi studi volti a individuare i fattori responsabili della sottorappresentanza femminile e a selezionare le strategie più efficaci per affrontare il problema.
Il lavoro di ricerca qui presentato prende in rassegna la letteratura scientifica che sin dagli anni Settanta ha approfondito i temi della rappresentanza e della sottorappresentanza politica delle donne. Il primo capitolo espone innanzitutto le ragioni a sostegno di una più elevata partecipazione femminile nei luoghi di rappresentanza politica e in seguito analizza, attraverso il modello della domanda e dell’offerta, le variabili socio-economiche, culturali e politiche connesse al problema del disequilibrio di genere in ambito politico. Nel secondo capitolo l’attenzione è rivolta al confronto tra la realtà italiana e quella britannica: i due paesi, pur presentando distinte caratteristiche politico-istituzionali, condividono il problema della scarsa presenza femminile in parlamento. La scelta del metodo comparativo si è quindi dimostrata necessaria per individuare tratti comuni e peculiarità che nel corso del tempo hanno determinato tale problema. L’ultimo capitolo esamina le tipologie di azioni adottate inizialmente dalle Nazioni Unite e dalla Comunità Europea (poi Unione Europea) e in seguito anche da alcuni stati, tra cui Italia e Regno Unito, al fine di incrementare la partecipazione femminile nelle assemblee legislative. In conclusione vengono proposti alcuni suggerimenti che potrebbero rivelarsi utili proprio a questo scopo.

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1   Introduzione  L’interesse verso il tema della rappresentanza politica femminile è mutato nel corso del tempo ed è cresciuto notevolmente dalla fine degli anni ’70. Nei paesi di lunga tradizione democratica il dibattito sulla scarsa presenza delle donne nella politica in generale e nelle istituzioni rappresentative in particolare, si è sviluppato in seguito al raggiungimento da parte delle donne del diritto di voto attivo e passivo. Durante i primi decenni del Novecento i movimenti femministi incominciarono a mettere in discussione l’efficacia del riconoscimento formale del diritto di elettorato, sottolineando i molti ostacoli che impedivano alle donne di prendere parte pienamente ai luoghi di formazione delle decisioni politiche. Infatti in base alla cultura dominante dell’epoca, che prevaleva decisamente anche sulle regole fissate dal diritto, alle donne spettava la cura della famiglia e della casa mentre gli uomini erano i soli responsabili della gestione della cosa pubblica. Se per tutta la prima metà del secolo scorso le donne si batterono per modificare tale assetto culturale e partecipare alle istituzioni politiche formali, durante gli anni ’60 e ’70 esse privilegiarono invece forme di partecipazione politica alternative, informali. Questo cambiamento ha prodotto effetti distinti, talvolta contraddittori: infatti, mentre da un lato ha portato le donne a interessarsi ai temi e alle vicende della politica, dall’altro ha comportato un loro ulteriore allontanamento dalle arene formali del potere politico. Il conseguente indebolimento della posizione delle donne in ambito politico ha indotto i gruppi femministi a modificare la loro strategia d’intervento e a rivalutare l’importanza della partecipazione all’interno dei luoghi formali della politica. Nello stesso periodo il dibattito sulla questione della rappresentanza politica femminile prende avvio anche a livello internazionale. Il contributo più significativo è rappresentato dall’intervento dell’Onu che, attraverso l’istituzione della Commissione sulla Condizione delle Donne e l’adozione di importanti testi come la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 1979, impegnò i molti stati firmatari a garantire la piena partecipazione delle donne nelle sedi di rappresentanza politica. In quegli anni in ambito accademico incominciano a svilupparsi una serie di studi e ricerche finalizzati a comprendere e approfondire i diversi aspetti della questione. In primo luogo i ricercatori hanno provato a individuare le cause che determinano una così

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