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Il caso del Distretto Lapideo di Massa Carrara

In alcune aree territoriali i distretti industriali hanno formato l’ossatura principale dello sviluppo, assumendo sempre più spesso la forma di reti formali e informali, che hanno alimentato non solo il circuito del flusso economico del reddito ma anche quello di un più equo sistema di redistribuzione sociale, promuovendo identità locali più marcate e sostenute dalla fruibilità di determinanti risorse collettive, simboliche e materiali, sia interne che esterne.
Tuttavia è altrettanto interessante analizzare le ragioni che non hanno invece permesso il raggiungimento di risultati simili da parte di altri distretti produttivi e industriali, che pure sono limitrofi, presenti e attivi sugli stessi territori regionali di quelli che hanno avuto maggiore successo.
Questo lavoro intende rivisitare, pur sinteticamente, l’approccio attraverso il quale la sociologia economica ha interpretato il fenomeno particolare dei distretti industriali nell’“Italia periferica”1, con particolare attenzione al mutamento sociale, politico e culturale che il “paradigma distrettuale” ha comportato non solo per queste aree ma anche per la comunità nazionale
Nella seconda parte della tesi, viene poi preso in esame e analizzato un caso empirico emblematico: quello del “distretto lapideo di Massa Carrara”, in Toscana. Attraverso l’analisi sociologica di questo distretto, che sembrerebbe trovarsi in controtendenza rispetto ai risultati positivi ottenuti da altri distretti toscani, si tenterà di individuare e analizzare alcune delle ragioni del suo mancato pieno sviluppo.
Nel primo capitolo, della tesi sono ripercorsi i presupposti dell’analisi sociologica economica riferita in generale al fenomeno dei distretti industriali, con focalizzazione sulle matrici socio-istituzionali dello sviluppo locale nelle aree della “Terza Italia”, vengono inoltre evidenziate le implicazioni e le contraddizioni che questo modello di sviluppo ha dimostrato di contenere.
Nel secondo capitolo, partendo dall’analisi del caso concreto del “distretto lapideo di Massa Carrara”, effettuando una sintesi tratta da informazioni documentali ufficiali di tipo storico-sociale ed economico, finalizzata alla comprensione delle determinanti socio-economiche e politiche della formazione e dello sviluppo del distretto, si arriva ad analizzarne in chiave critica i risultati fin qui raggiunti.
Nel terzo capitolo, le conclusioni conducono l’analisi a valutare e a definire le ragioni di un “malessere” sociale ed economico che sembra caratterizzare ciclicamente, ma con crescente evidenza nel tempo, lo sviluppo di questo distretto, con il rischio di una sua eventuale connotazione come un distretto “chiuso”.
Viene allegato al presente lavoro un video in DVD, in formato mp4, contenente le risultanze sintetiche di una indagine empirica, realizzata con il contributo dell’ENDAS, Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale, per gentile concessione degli autori, ai quali vanno i più sentiti ringraziamenti, F. Triglia, M Cattaneo e R. Rovescali, e svolta direttamente nel cuore delle cave di marmo di Carrara, fra i cavatori, alla ricerca delle conferme dei tratti socio culturali particolari che caratterizzano questa comunità locale, dove è inserito il distretto industriale di Massa Carrara.

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4 Introduzione Negli ultimi 30 anni, nel nostro Paese, la realtà dei distretti produttivi e di quelli industriali in particolare, è stata oggetto di un‟attenta analisi da parte di sociologi ed economisti, soprattutto a causa delle particolari connotazioni politico-strutturali e socio-economiche che ne hanno caratterizzato sia il nascere che il successivo sviluppo in precise aree territoriali, come è avvenuto in alcune Regioni del Nord Est e del Centro Italia. Si è comunque passati da una interpretazione statica di questa forma organizzativa, sviluppatasi fino oltre la metà degli anni ‟90, ad una lettura più dinamica, emersa negli ultimi tempi, che ha focalizzato l‟attenzione sui processi di cambiamento sociale, organizzativo e istituzionale provocati e subiti da questo fenomeno, integrato nel tessuto locale e globale. E‟ oltremodo interessante notare come alcune realtà distrettuali abbiano saputo affrontare e superare sia le problematiche iniziali della loro affermazione che, successivamente, quelle del loro sviluppo, procedendo in pochi anni verso un concreto radicamento economico-politico e socio- territoriale. In alcune aree territoriali i distretti industriali hanno formato l‟ossatura principale dello sviluppo, assumendo sempre più spesso la forma di reti formali e informali, che hanno alimentato non solo il circuito del flusso economico del reddito ma anche quello di un più equo sistema di redistribuzione sociale, promuovendo identità locali più marcate e sostenute dalla fruibilità di determinanti risorse collettive, simboliche e materiali, sia interne che esterne. Tuttavia è altrettanto interessante analizzare le ragioni che non hanno invece permesso il raggiungimento di risultati simili da parte di altri distretti produttivi e industriali, che pure sono limitrofi, presenti e attivi sugli stessi territori regionali di quelli che hanno avuto maggiore successo. Questo lavoro intende rivisitare, pur sinteticamente, l‟approccio attraverso il quale la sociologia economica ha interpretato il fenomeno particolare dei distretti industriali nell‟“Italia periferica”1, con particolare attenzione al mutamento sociale, politico e culturale che il “paradigma distrettuale” ha comportato non solo per queste aree ma anche per la comunità nazionale Nella seconda parte della tesi, viene poi preso in esame e analizzato un caso empirico emblematico: quello del “distretto lapideo di Massa Carrara”, in Toscana. Attraverso l‟analisi sociologica di questo distretto, che sembrerebbe trovarsi in controtendenza rispetto ai risultati positivi ottenuti da altri distretti toscani, si tenterà di individuare e analizzare alcune delle ragioni del suo mancato pieno sviluppo. _____________________ 1. A. Bagnasco 1977

Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Maurizio Mori Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1417 click dal 30/08/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.