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Il principio degli equivalenti nel sistema brevettuale

Informazioni tesi

  Autore: Gianfranco Fella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vittorio Menesini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

Le invenzioni fedelmente accompagnate dal premio finale che consiste nel brevetto, stranamente non hanno ricevuto negli ordinamenti vigenti una definizione legislativa ad hoc, e l'attenzione è così stata rivolta su due fronti:
- interpretazione del brevetto (o meglio della domanda di brevetto) fatta dall'Ufficio Brevetti.
- l'esame della privativa, con fissazione di ambito e limiti in sede di giudizio di contraffazione.
Nel primo caso si considera l'oggetto dell'invenzione, il quid coperto dal diritto di esclusiva, individuando l'invenzione; nel secondo caso (ipotesi di contraffazione) c'è un vero e proprio confronto fra due o più idee di soluzione da cui emerge l'estensione dell'ambito e dei limiti del brevetto, e per questo fine uno strumento creato per prassi giurisprudenziale usato in sede di integrazione del brevetto da parte del giudice consiste nell'applicazione del principio degli equivalenti da tempo applicato esclusivamente in campo meccanico come risulta dalle univoche decisioni giurisprudenziali.
La giurisprudenza da sempre costante, ribadisce che il contenuto tutelabile del brevetto è rappresentato non già, e solo da quello descritto e rivendicato nel brevetto stesso, bensì dall'idea di soluzione (c.d. idea inventiva) che emerge nel brevetto stesso e quanto descritto e rivendicato può ben costituire una sola esemplificazione. Per tutelare l'idea di soluzione la giurisprudenza si serve della teoria degli equivalenti, che consiste nella tutelabilità anche delle varianti consistenti in equivalenti noti di quanto rivendicato e descritto; potendo costituire contraffazione l'utilizzazione dell'altrui invenzione con miglioramenti che tuttavia non vanno ad incidere sugli "elementi essenziali e caratteristici dell'idea".

Pregiudiziale dunque per affrontare il problema degli equivalenti (nozione ed ambito di applicazione) è l'analisi dei caratteri essenziali che qualificano un trovato brevettabile; tradizionalmente essi sono:
- INDUSTRIALITA': idoneità del ritrovato ad essere fabbricato con risultati costanti rivolgendosi al mercato ;
- NOVITA': un'invenzione è tale se non è ricompresa nello stato attuale della tecnica e a distruggerla ci sono le anteriorità e le predivulgazioni ;
- ORIGINALITA': c.d.novità intrinseca, che riguarda l'attività inventiva, per cui è tale se non è evidente per il tecnico medio del settore.
Ed è proprio in questo frangente che si affaccia il criterio dell'equivalenza inserendosi a giusto titolo a salvaguardia del trovato anteriore tra novità ed originalità, facendo così ricadere il 2° brevetto nell'ambito di una medesima idea di soluzione e quindi in un trovato già noto, portando ad inficiare secondo una costante visione giurisprudenziale. la novità intrinseca del 2° brevetto (originalità) e poco influendo su quella estrinseca.
Ovvio che per acquisire la patente di originalità l'invenzione deve superare delle fasi che a causa di un sistema di controllo a maglie larghe si attua solo ex post ad opera del giudice interpellato da chi si veda minacciato il brevetto da una frode di tipo contraffattorio.
Per questi motivi il giudice dovrà :
- individuare il settore cui l'invenzione appartiene
- costituire un modello di persona ad hoc esperta del ramo che dovrà valutare se la invenzione è evidente (non originale) o non evidente (originale), e tra gli indizi di evidenza più rilevanti che vengono applicati c'è quello dell'evidenza, potendo creare una formula applicativa: EQUIVALENZA= EVIDENZA= MANCANZA DI ORIGINALITA' DELLA 2° INVENZIONE. A pieno titolo possiamo far rientrare anche il criterio dell'equivalenza fra quelli caratteristici ed essenziali per la confutazione del brevetto da parte del giudice : industrialità, novità, originalità, liceità, non equivalenza.

Oltre che per questa via, secondo una parte della dottrina alla scoperta dell'equivalenza da parte del giudice si arriva allorché egli compia una interpretazione-integrazione del brevetto, nell'ambito dello stesso giudizio di contraffazione, a cui il convenuto può rispondere in via riconvenzionale con una domanda di nullità del primo brevetto.
Il giudice dunque si troverà davanti la domanda di brevetto composta dal:
- TITOLO: breve e precisa indicazione dei caratteri e dello scopo dell'invenzione
- DESCRIZIONE: consentendo ad una persona esperta del ramo l'attuazione dell'invenzione
- DISEGNI
- RIVENDICAZIONI: il tutto deve concludersi con un riassunto composto dalle rivendicazioni, che indicano i punti per i quali il titolare intende acquisire il diritto di esclusiva.
Ovvio che la determinazione dell'ambito del diritto brevettuale fa fatta per stabilire se un determinato prodotto o processo di un successivo inventore vada configurare una contraffazione del 1° brevetto, cioè la determinazione del contenuto del brevetto deve essere effettuata per determinare l'ambito (e relativa contraffazione).

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Capitolo 1° TEORIA DEGLI EQUIVALENTI : TRA ORIGINALITA' E NOVITA' ; EQUIVALENTI MECCANICI E BIOEQUIVALENZE. §1. Introduzione. Le invenzioni 1 , fedelmente accompagnate dal "premio" finale che consiste nel brevetto, stranamente non hanno ricevuto negli ordinamenti vigenti una definizione legislativa 2 ad hoc, e l'attenzione è stata rivolta su due fronti 3 : 1 GRECO-VERCELLONE, in Le invenzioni e i modelli industriali,pag.88. 2 All’art.12 del R.D.29 Giugno 1939,n.1127 il nostro legislatore dispone che << possono costituire oggetto di brevetto le nuove invenzioni atte ad avere un’applicazione industriale, quali un metodo o un processo di lavorazione industriale, una macchina, uno strumento, un utensile, un dispositivo meccanico, un prodotto o un risultato industriale, l’applicazione tecnica di un principio scientifico purchŁ essa dia immediati risultati industriali...>>.

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