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Sistema politico e organizzazioni sindacali in Italia (1945-1980)

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Provvisiero
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Studi europei
  Relatore: Raffaele Feola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

In questo lavoro si è tentato di descrivere l’insieme delle relazioni e dei rapporti tra sistema politico e organizzazioni sindacali in Italia, a partire dalla nascita della Repubblica, sino a giungere all’inizio degli anni ottanta.
Nel primo capitolo sono stati considerati i principali avvenimenti politici ed economici in Italia, dal dopoguerra sino alla fine degli anni sessanta: le elezioni per l’Assemblea Costituente del 1946 ed il contemporaneo referendum istituzionale che vide l’ affermazione della repubblica sulla monarchia, l’approvazione della Carta Costituzionale, i primi governi repubblicani sotto la guida del leader della DC De Gasperi, l’inserimento dell’Italia in una rete di alleanze occidentali, il “miracolo economico” e i governi di centro-sinistra.
Il quadro storico del sindacalismo italiano, la nascita della CGIL, il Patto di Roma, il contesto sindacale mondiale, la divisione sindacale con la conseguente costituzione di Cisl e Uil sono, invece, i temi trattati nel secondo capitolo, dedicato interamente alla “questione sindacale” nell’arco temporale tra il 1943 ed il 1950.
Gli anni cinquanta segnarono, pertanto, la fine dell’egemonia della CGIL e l’inizio del “pluralismo sindacale”, con la nascita di altre due centrali, ossia della CISL e della UIL, che mutarono la “geografia” sindacale italiana; nel terzo capitolo, trovano quindi ampio spazio le strategie e gli indirizzi ideologici della CISL che sopperì alla mancanza iniziale di quadri e radicamento negli ambienti operai, mediante la creazione di una scuola di formazione sindacale (Scuola di Firenze) e l’elaborazione della “contrattazione articolata”. Vengono inoltre esaminati il ruolo e le prospettive della CGIL che, nonostante le ripetute scissioni, rimaneva il principale sindacato italiano: nell’ottobre del 1949 essa propose un “piano” per risolvere i problemi della disoccupazione, soprattutto nel mezzogiorno (Piano del Lavoro), ma pochi anni più tardi, la repressione del padronato, gli attacchi del governo, la concorrenza delle altre centrali provocarono una crisi al suo interno che sfociò in una dura autocritica .
Il periodo affrontato nel quarto capitolo (1960-1968) è fondamentale per la comprensione dell’attuale sistema politico italiano, dell’evoluzione del movimento sindacale in Italia e più in particolare dell’ “autunno caldo” .
Dopo la relativa stabilità del sistema politico italiano durante gli anni precedenti, vi furono alcuni dati nuovi: lo sviluppo economico cominciò a produrre i suoi effetti, provocando molteplici cambiamenti sulla scena politica e sindacale e una profonda trasformazione della socialità.
La stagione dell’ “autunno caldo”, l’accumularsi delle “tensioni” provenienti dal sistema politico, culturale e sindacale italiano e l’apertura dell’economia italiana verso il mercato mondiale sono alcuni dei temi considerati nel quinto capitolo.
L’analisi del sesto capitolo verte invece esclusivamente sulla “strategia sindacale”, ossia l’insieme degli indirizzi e delle pratiche attuate dai sindacati nei primi anni settanta. Il potere sindacale attraverso la contrattazione, la promozione di politiche globali, la ricerca del “confronto diretto” col padronato, la “strategia delle riforme” fecero del sindacato un vero e proprio protagonista del sistema politico italiano.
Nel settimo ed ultimo capitolo vengono affrontati i “difficili” anni settanta, caratterizzati dall’impressionante diffusione della violenza politica e del terrorismo. Ma a colorare di “nero” le stagioni di quegli anni contribuì anche una profonda crisi economica internazionale che ovviamente ebbe forti ripercussioni anche in Italia.
La scena politica e sindacale fu invece animata dalle vicende del “compromesso storico”, dei governi di “solidarietà nazionale” e della corrente eurocomunista; viene sottolineato nel capitolo il ruolo e le reazioni del sindacato rispetto ai suddetti avvenimenti.

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8 ξ INTRODUZIONE In questo lavoro si è tentato di descrivere l‟insieme delle relazioni e dei rapporti tra sistema politico e organizzazioni sindacali in Italia, a partire dalla nascita della Repubblica, sino a giungere all‟inizio degli anni ottanta. Nel primo capitolo sono stati considerati i principali avvenimenti politici ed economici in Italia, dal dopoguerra sino alla fine degli anni sessanta: le elezioni per l‟Assemblea Costituente del 1946 ed il contemporaneo referendum istituzionale che vide l‟ affermazione della repubblica sulla monarchia, l‟approvazione della Carta Costituzionale, i primi governi repubblicani sotto la guida del leader della DC De Gasperi, l‟inserimento dell‟Italia in una rete di alleanze occidentali, il “miracolo economico” e i governi di centro-sinistra. Il quadro storico del sindacalismo italiano, la nascita della CGIL, il Patto di Roma, il contesto sindacale mondiale, la divisione sindacale con la conseguente costituzione di Cisl e Uil sono, invece, i temi trattati nel secondo capitolo, dedicato interamente alla “questione sindacale” nell‟arco temporale tra il 1943 ed il 1950. Gli anni cinquanta segnarono, pertanto, la fine dell‟egemonia della CGIL e l‟inizio del “pluralismo sindacale”, con la nascita di altre due centrali, ossia della CISL e della UIL, che mutarono la “geografia” sindacale italiana; nel terzo capitolo, trovano quindi ampio spazio le strategie e gli indirizzi ideologici della CISL che sopperì alla mancanza iniziale di quadri e radicamento negli ambienti operai, mediante la creazione di una scuola di formazione sindacale (Scuola di Firenze) e l‟elaborazione della “contrattazione articolata”. Vengono inoltre esaminati il ruolo e le prospettive della CGIL che, nonostante le ripetute scissioni, rimaneva il principale sindacato italiano: nell‟ottobre del 1949 essa propose un “piano” per risolvere i problemi della disoccupazione, soprattutto nel mezzogiorno (Piano del Lavoro), ma pochi anni più tardi, la repressione del padronato, gli attacchi del governo, la concorrenza delle altre centrali provocarono una crisi al suo interno che sfociò in una dura autocritica .

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