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Figure di montaggio nei film di Quentin Tarantino

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Ottomano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Antonio Somaini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

La scelta di concentrarmi su un aspetto particolare e molto dibattuto nella storia del cinema, il montaggio, deriva dall’argomento di uno di quei corsi, che concentrava proprio sul montaggio la sua attenzione. La scelta, forse ancor meno felice, di analizzare i film di Quentin Tarantino – cosa mai potrà esser detto, di nuovo, su Tarantino? – non è stata programmata. Apprezzo il regista, pur non essendo un suo fan esasperato; questa tesi non è una caccia spietata alla citazione, che sembra essere la sola ragione per cui alcuni cinefili guardano i suoi film. Le citazioni presenti in questo lavoro sono quelle ritenute più utili ai fini della tesi stessa, o quelle tanto eclatanti da non poter essere ignorate. L’idea di scrivere qualcosa che collegasse Tarantino alla tecnica del montaggio cinematografico è nata per caso, mentre guardavo e riguardavo una sequenza di Reservoir Dogs (Le Iene), di cui si parla nel 2° capitolo. L’obiettivo di questa tesi, dunque, è analizzare in che modo il regista usa la tecnica del montaggio; notare le varie transizioni ricorrenti tra un’inquadratura e la successiva e spiegarne, o provare a farlo, il motivo; inserire il suo modus operandi in un contesto storico, quello del cinema post-moderno, ed evidenziarne sia i punti di contatto che le prese di distanza. È interessante capire, infatti, come e perché Quentin Tarantino spesso non si serve delle giunzioni in modo classico; non le usa neanche in modo così post-moderno, ma nasconde le sue intenzioni nei procedimenti più semplici, nati insieme col cinema: lo stacco di montaggio o la dissolvenza. Si è scelto di concentrarsi su tali aspetti perché si ambisce a discutere su qualcosa di diverso da quello su cui la critica si concentra: lo sconvolgimento narrativo, il citazionismo, il feticismo di parti del corpo come le labbra o i piedi, l’invenzione di marche commerciali fittizie che compaiono nei suoi film. Pare opportuno ricordare che ci si è concentrati solo sul montaggio, tralasciando gli altri aspetti che compongono un film: dalla fotografia alla scenografia, dall’illuminazione alla recitazione. Un’eccezione, tuttavia, è stata fatta a proposito dell’onnipresente inquadratura dal basso, che ci è sembrato doveroso menzionare.
Gli argomenti trattati, pertanto, sono suddivisi come segue.
Un quadro esauriente sulla vita e sulla filmografia di Tarantino costituisce il primo capitolo, in cui sono presentati criticamente e in modo generico, tutti i lungometraggi che ha diretto.
L’analisi del montaggio in Reservoir Dogs, insieme con delle considerazioni sul cinema classico, moderno e post-moderno, occupa il secondo capitolo, che si concentra quindi sulle scelte estetiche del regista e sul rapporto tra narrazione e montaggio.
Il terzo capitolo esamina invece il montaggio di Pulp Fiction (Id.) e Inglorious Basterds (Bastardi senza gloria), e mette anch’esso in luce in che modo i blocchi narrativi siano concatenati e quale effetto, retorico ed estetico, il montaggio abbia sullo spettatore.
Le conclusioni a cui si è giunti, quindi, sono le seguenti:
• lo stacco netto di montaggio, la cui natura classica è quella di essere una transizione invisibile e di disturbare il meno possibile lo spettatore, si propone qui in tutta la sua evidenza di scelta artificiale e consapevole, mirata anche a svegliare la coscienza critica dello spettatore;
• la ripresa in continuità è arma di realismo e strumento per immergere totalmente lo spettatore nel film; è interessante notare che Tarantino le affianca il suo opposto, la cesura grezza dello stacco, e usi proprio questo per sottolineare dei momenti importanti nella narrazione;
• il ponte sonoro è anch’esso una forma di montaggio, congiunzione più discreta e graduale, ma carica di possibili usi diversi da quello ortodosso: un esempio emblematico è rappresentato dalla sequenza n. 5 di Pulp Fiction.

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Introduzione Introduzione Ricordo con piacere l’ultima lezione del corso in Storia e critica del cinema, poco piø di un anno fa, al termine della quale ci fu detto: «Dopo un corso del genere, dovreste essere diventati almeno spettatori competenti». PerchØ, mi chiesi, rimanere soltanto uno spettatore competente, magari con qualche nozione in piø di un cinefilo appassionato? Se, prima, guardavo un film per il piacere di ascoltare una voce impostata, di ammirare un’attrice o un attore, di conoscere i nomi eccellenti del cinema, dopo averlo studiato ho capito che smontare e riguardare un film può gratificare anche di piø. Ho perciò deciso di seguire altri corsi sull’argomento, che mi sono stati utili a coltivare quest’interesse e introdurmi nel mondo della critica cinematografica. La scelta di concentrarmi su un aspetto particolare e molto dibattuto nella storia del cinema, il montaggio, deriva dall’argomento di uno di quei corsi, che concentrava proprio sul montaggio la sua attenzione. La scelta, forse ancor meno felice, di analizzare i film di Quentin Tarantino – cosa mai potrà esser detto, di nuovo, su Tarantino? – non è stata programmata. Apprezzo il regista, pur non essendo un suo fan esasperato; questa tesi non è una caccia spietata alla citazione, che sembra essere la sola ragione per cui alcuni 6

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