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Contatto e riduzione del pregiudizio: il caso delle persone con disabilità mentale

Questo studio nasce dalla mia esperienza di "Servizio Civile Volontario" che ho svolto presso un centro socio educativo di Brescia ospitante persone con handicap mentale. Qui ho potuto apprendere ciò che nessun libro mi ha mai insegnato: a relazionarmi con persone diversamente abili. Questi individui possiedono bisogni simili a quelli di tutti noi e nutrono, anche se in grado differente, le nostre stesse aspettative; la diversità consiste semmai nel non poter definire e progettare un proprio progetto di vita in assenza di aiuti esterni. Il disabile, come tutti, costruisce il proprio senso di identità attraverso alle relazioni sociali, intime, lavorative. Purtroppo troppi ostacoli si frappongono al dispiegamento di tale identità: sociali, culturali, architettonici.
La disabilità intellettiva rappresenta a tutt’oggi un fenomeno al centro di numerose riflessioni; una realtà, ancora troppo spesso, densa di pregiudizi e luoghi comuni. Coloro che vengono percepiti “diversi” conducono spesso un’esistenza segnata dalla solitudine e dall’emarginazione sociale: ma chi sono i “diversi”?
Nella nostra società vengono considerati “diversi” coloro che non possiedono caratteristiche “vincenti”, coloro che non si uniformano allo standard della popolazione. Ma è realmente così?
Questo mio studio cerca di accendere una luce nell’ombra del pregiudizio, affrontando il tema dell’inserimento dei disabili intellettivi in un’ampia realtà sociale, quale è il mondo del lavoro.

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9Introduzione La disabilità intellettiva rappresenta a tutt’oggi un fenomeno sociale al centro di numerose riflessioni; una realtà, ancora troppo spesso, densa di pregiudizi e luoghi comuni. Coloro che vengono percepiti “diversi” conducono spesso un’esistenza segnata dalla solitudine e dall’emarginazione sociale: ma chi sono i “diversi”? Nella nostra società vengono considerati “diversi” coloro che non possiedono caratteristiche “vincenti”, coloro che non si uniformano allo standard della popolazione. Ma è realmente così? Questo mio studio cerca di accendere una luce nell’ombra del pregiudizio, affrontando il tema dell’inserimento dei disabili intellettivi in un’ampia realtà sociale, quale è il mondo del lavoro. Spesso le persone credono che il disabile intellettivo non sia in grado di integrarsi in un gruppo e non abbia le capacità necessarie al raggiungimento di un obiettivo comune. Tuttavia molte volte coloro che incontrano sulla loro strada un “diverso” rimangono sorpresi non solo dalle sue numerose risorse affettive ed umane, ma anche da quelle cognitive. Il mio lavoro di tesi è suddiviso in due parti e si articola complessivamente in cinque capitoli; i primi tre costituiscono la parte teorico-bibliografica, mentre i restanti due descrivono la ricerca da noi effettuata. Nel primo capitolo vengono esposte varie tesi teoriche riguardanti il tema della disabilità intellettiva: lo scopo non è quello di fornire notizie troppo specifiche ma di offrire una vasta panoramica su tale argomento. Il secondo capitolo presenta le teorie formulate dagli studiosi a proposito del pregiudizio. Ci siamo soffermati sulla possibile natura, ruolo e sulle conseguenze del pensiero pregiudiziale. In particolare, è stata trattata l’ipotesi del Contatto formulata da Allport, i

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Ileana Cerasari Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5537 click dal 27/09/2010.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.